Offenbach e il violoncello: Concerto militare

Jacques Offenbach: Grand Concerto in sol maggiore per violoncello e orchestra, detto Concerto militaire (1847-48). Edgar Moreau, violoncello; Les Forces Majeures, dir. Raphaël Merlin.

I. Allegro maestoso
II. Andante
III. Allegretto


Concerto militaire

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Offenbach 200! – A Parigi

Vita di Jacques Offenbach – 2a parte

Non fu facile mettere insieme il denaro necessario per compiere il viaggio da Colonia a Parigi. Isaac dovette fare molti sacrifici, ma per sua fortuna poté contare sul cospicuo aiuto di numerosi musicisti suoi concittadini, i membri dell’orchestra municipale e molti semplici dilettanti, ai quali il trio dei piccoli Offenbach dedicò un concerto di ringraziamento la sera del 9 ottobre 1833. Il mese successivo Isaac, Julius e Jacob lasciarono Colonia; per i due ragazzi fu davvero triste il distacco dalla mamma, dalle sorelle e dagli amici, non sapendo se e quando avrebbero potuto rivederli.

La Parigi in cui giunsero i tre Offenbach era quella della Monarchia di luglio. Erano trascorsi più di tre anni dalle Trois Glorieuses, che avevano portato sul trono Luigi Filippo d’Orléans: i violenti moti del 1830 erano soltanto un ricordo, nessuno pensava di ritornare sulle barricate e gli insoddisfatti, “aiutati” da leggi molto severe, avevano deciso di continuare a lottare usando soltanto le armi dell’ironia e della satira – chi non ha mai visto la famosa caricatura di Daumier con la testa di Luigi Filippo che si trasforma a poco a poco in una pera alzi la mano.
Bisogna tenere conto di questo stato di cose quando si pensa agli anni di formazione di Offenbach per poter comprendere appieno una caratteristica fondamentale del suo stile di autore di operette: il gusto per il motto di spirito, per la burla (mai malevola, beninteso), per la parodia.

Giunto dunque a Parigi, Isaac si adoperò per trovare ai figli un’adeguata sistemazione. Riuscì a ottenere l’ammissione di Jacob al Conservatorio. «Signore,» gli aveva detto in un primo momento Luigi Cherubini, direttore dell’istituto, «secondo lo Statuto di questa scuola, nessuno straniero può farne parte». Isaac non gli rispose, come sarebbe stato ovvio, «Ma voi siete italiano!» Chiese invece al suo austero interlocutore di avere la compiacenza di ascoltare il ragazzo suonare: Cherubini accondiscese e infine si convinse.
Per entrambi i ragazzi Isaac trovò il modo di ottenere piccole entrate, poi rientrò a Colonia, convinto che il più fosse fatto. In realtà i due fratelli dovettero affrontare subito molteplici difficoltà. Non parlavano né capivano il francese, dovevano esprimersi a gesti. Il denaro era veramente poco, così spesso pativano la fame e il freddo. E soprattutto la solitudine.

Dopo un anno, Jacques decise di abbandonare il Conservatorio. Non fu, come affermano alcuni, per mancanza di fondi: semplicemente il ragazzo ne aveva abbastanza dell’austerità di Cherubini e della rigidità dei programmi di studio. Era impaziente di ottenere qualcosa dalla vita, e sentiva che fra le mura del Conservatorio quel qualcosa avrebbe tardato troppo a arrivare.
Si diede dunque da fare per ottenere un lavoro degnamente retribuito, e infine riuscì a entrare a far parte dell’orchestra dell’Opéra-Comique.

(continua)


JO
Jacques Offenbach
20 giugno 1819 – 5 ottobre 1880
(fotografia di Nadar, c1850)

Offenbach 200! – I primi anni a Colonia

Vita di Jacques Offenbach – 1a parte

Questa settimana sarà interamente dedicata a Jacques Offenbach, il piccolo Mozart degli Champs-Élysées, il re del Secondo Impero, ma soprattutto uno dei pochissimi compositori capaci di far autentico umorismo in musica – se ci fate caso, da Clément Janequin a Jean Françaix, da Adriano Banchieri a Elio e le Storie Tese, sono quasi tutti italiani e francesi.
Offenbach potrebbe essere considerato un’eccezione, essendo nato in Germania, a Colonia, il 20 giugno 1819. Suo padre si chiamava Isaac Juda Eberst ed era nativo di Offenbach sul Meno; quando si trasferì nella città renana, a inizio 1800, cominciarono a chiamarlo «der Offenbacher» (quello di Offenbach) e poi semplicemente Offenbach. Era un uomo colto e morigerato che si guadagnava da vivere rilegando libri e dando lezioni di musica; più tardi divenne cantore in una sinagoga di Colonia. Non era ricco, Isaac Offenbach, ma era capace di spendere fino all’ultimo centesimo per i suoi figli. Ne ebbe in tutto dieci: Jacob (il futuro Jacques) era il settimo, il secondo maschio, e ancora in tenera età cominciò a suonare – come tutti in famiglia – il violino; ma un giorno, quando aveva 9 anni, rovistando fra le vecchie cose di casa trovò un violoncello più alto di lui, se ne innamorò e decise che quello sarebbe stato il suo strumento. Considerate le indubbie doti dei figli, Isaac pensò di far suonare in trio il maggiore, Julius (1815 - 1880), al violino, la sorella Isabelle (1817 - 1891) al pianoforte e Jacob. Il piccolo ensemble iniziò a esibirsi nelle birrerie e nelle sale da ballo; per accrescere l’attrattiva di quei concerti, Isaac non si fece scrupolo di ringiovanire Jacob, che era di minuta costituzione, togliendogli due anni: finì per convincersene lo stesso ragazzo che, molto tempo dopo, diventato celebre come Jacques Offenbach, all’inizio di una serie di note autobiografiche scrisse: «Sono nato a Colonia nel 1821».
Da buon padre premuroso, preoccupato per l’avvenire dei figli, Isaac a un certo punto si risolse a portare Julius e Jacob a Parigi.

(continua)


JO
Jacques Offenbach
20 giugno 1819 – 5 ottobre 1880

Allegro ansiogeno

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): Concerto n. 17 in sol maggiore per pianoforte e or­che­stra K 453 (1784). Géza Anda, solista e direttore; Camerata Academica des Mozarteums Salzburg.

I. Allegro
II. Andante
III. Allegretto

Con i suoi chiaroscuri, il movimento iniziale trasmette all’ascoltatore attento un sottile ma per­si­sten­te senso di inquietudine. Non di rado dalla musica di Mozart, anche nei brani apparentemente leggeri e spensierati, traspare una profonda malinconia.
Sono particolarmente affezionato a questa interpretazione di Géza Anda poiché si trova in uno degli lp di cui mi fece dono mio padre poco prima della sua prematura scomparsa.


K 453