Aggiornamenti meteo

Torino, 10 novembre 2017
Dopo cinque giorni di pioggia, su Torino per poche ore è tornato il sole (e lo smog con lui).
Il Rocciamelone è già imbiancato – una volta si diceva che a nevicate troppo precoci segue una pessima stagione per gli sciatori.
Per la settimana prossima si prevede un crollo verticale delle temperature minime in tutta la Penisola.

Annunci

No comment

Nell’ex sede dell’Utet residenti ostaggio di un cantiere infinito

Dopo l’arresto dei costruttori nel 2011 tutto è rimasto fermo

Per avere la luce in casa ci si è collegati ai cavi volanti nel cantiere. E, inevitabilmente, la corrente a volte salta. Di tanto in tanto si blocca anche il riscaldamento. Quando piove l’acqua entra dal buco nel tetto fatto per ospitare un ascensore mai sistemato. L’acqua corre sui muri, allaga i pianerottoli, fa ammuffire le pareti. Ovunque ci sono impalcature e materiali edili abbandonati. L’immagine che oggi dà di sé il Palazzo Utet di corso Raffaello è molto diversa dalla promessa di un appartamento di lusso in un edificio storico che veniva pubblicizzata sulla carta dalla società “Raffaello e Michelangelo spa” che aveva iniziato la radicale ristrutturazione prima che il costruttore Guido Callegaro finisse in manette assieme ad una decina di altre persone. Gli effetti dell’operazione si riprodussero anche sul cantiere della Utet – un grandioso quadrilatero di mattoni rossi, vetrate e maioliche nel cuore di San Salvario, che aveva ospitato la sede della casa editrice torinese – poiché il fallimento della società bloccò da un giorno all’altro i lavori. Era il novembre del 2011: in quel periodo una ventina di nuclei familiari si era già assicurata un appartamento firmando un contratto preliminare di acquisto, dopo aver versato anticipi di centinaia di migliaia di euro, ma solo quattro o cinque avevano già traslocato. «Eravamo consapevoli che i muratori stessero ancora lavorando nelle aree comuni, ma gli alloggi erano praticamente finiti e abbiamo accettato il disagio», spiegano i residenti. Immaginando che non dovesse durare molto. «Invece sono passati sei anni, troppi per gestire un fallimento», attaccano. Sei anni in cui per entrare in casa si devono calpestare calcinacci e si deve fare attenzione che i bambini non tocchino gli interruttori scoperti. Molti appartamenti sono ancora sventrati e dalle finestre mancanti entrano gli uccelli a nidificare. Fino a qualche giorno fa incombeva sulle loro teste anche una gru. «Adesso l’hanno tolta ma la struttura non è in sicurezza, c’è in rischio che le infiltrazioni d’acqua danneggino l’edificio e che prima o poi ci siano dei crolli», è l’allarme che lanciano. Ma forse ancora peggio di loro sta chi non è riuscito a trasferirsi prima della data degli arresti e che, pur avendo venduto la vecchia casa, non è mai riuscito a entrare in possesso di quella nuova.
Se sul fronte penale l’inchiesta, coordinata dal pm Roberto Furlan, si è conclusa con la condanna definitiva di tutti gli imputati, sul versante civile la situazione è ancora aperta. Con il fallimento dell’impresa costruttrice è stato affidato al curatore Paolo Cacciari il compito di occuparsi del palazzo. Ma a distanza di tanto tempo non è ancora stata fatta l’asta che permetterebbe di trovare un nuovo impresario disposto a comprare l’immobile e a ultimare i lavori.
In realtà gli abitanti del palazzo Utet hanno anche dovuto intraprendere una battaglia legale, assistiti dall’avvocato Stefano Commodo, perché venisse riconosciuto il diritto di proprietà sugli appartamenti e non finissero nel calderone dei creditori. «Noi avevamo firmato solo un contratto preliminare di vendita, non siamo mai riusciti a fare l’atto dal notaio – spiegano – Eppure molti di noi avevano versato la metà del valore, qualcuno anche di più». E proprio sul valore dell’edificio si sta giocando la partita al tribunale di Torino. In primo grado il giudice ha riconosciuto che, pur in assenza dell’atto notarile, gli inquilini debbano essere considerati a tutti gli effetti proprietari. E questo significa anche dover saldare quanto pattuito al momento della compravendita. Tuttavia l’immobile che è stato venduto loro ovviamente non corrisponde al condominio di lusso in cui immaginavano di trasferirsi, per cui ora è in piedi un ricorso per ridefinire al ribasso la cifra da corrispondere.

[articolo di Federica Cravero per «La Repubblica»]


Utet
Così era nel 2006.

Bella è la tua luce sulle frange del cielo


Coltivare una grande passione per l’antico Egitto è inevitabile se sei di Torino e ti piace la storia: come certo saprete, la mia città ospita un Museo egizio che dicono secondo solo a quello del Cairo. Recentemente rinnovato e ampliato, è una delle meraviglie per cui vale la pena di venire a visitare il capoluogo subalpino.

Oltre alla frequentazione del Museo, una cosa che contribuì, quand’ero ragazzo, a accrescere il mio interesse per l’Egitto dei faraoni è – sembrerà strano – un fumetto, la cui prima pubblicazione risale al 1950. Si tratta in verità di una straordinaria opera di fantasia, poggiata però su solide basi storiche, che ha come protagonisti il professor Mortimer e il capitano Blake, personaggi creati dal belga Edgar P. Jacobs: si intitola Le Mystère de la Grande Pyramide e racconta una storia davvero affascinante.

Le Mystère de la Grande Pyramide 1

Tutto s’inizia con il ritrovamento di un frammento di papiro contenente un brano della storia d’Egitto scritta in greco da Manetone (sec. III a.C.): vi si parla della Piramide di Cheope, all’interno della quale v’è una camera segreta contenente un tesoro e le spoglie mortali di uno dei più grandi personaggi dell’Antichità, il faraone «eretico» Akhenaton. Come mai si trovano nella Grande Piramide? E chi ve le ha portate? Il mistero non può non appassionare il professor Philip Mortimer, specialista in fisica nucleare con il pallino dell’archeologia, il quale non lascia nulla di intentato per risolvere l’enigma.
La vicenda è ricca di sorprese e di colpi di scena, ed è narrata con autentico amore da Jacobs, autore noto per la precisione quasi maniacale con cui curava anche i dettagli. Più che storie a fumetti, le sue creazioni potrebbero definirsi romanzi illustrati, poiché i testi vi hanno uno spazio e un rilievo cospicui. In gioventù Jacobs era stato anche un cantante lirico, un baritono: attribuiva alla sua profonda conoscenza dei più famosi e celebrati libretti d’opera la facilità con cui sapeva elaborare trame avvincenti e emozionanti.

Le Mystère de la Grande Pyramide 1

Tutto questo m’è tornato alla mente questa mattina, quando l’amica Poetella ha attirato la mia attenzione sopra un articolo che parla di sepolture celate all’interno di altre sepolture: si tratterebbe della tomba di Nefertiti, moglie di Akhenaton, che forse si trova dietro quella, famosissima, di Tutankhamon. Un po’ come quella di Akhenaton, occultata nella piramide di Cheope, insomma…

Il titolo del presente articolo è costituito dall’incipit dell’Inno a Aton, scritto dal grande faraone che tentò (invano) di imporre il monoteismo ai suoi sudditi.