Quassù 2019.1

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La maledizione dell’orzo selvatico

A quanto si dice, Torino è la città più “verde” d’Italia: la percentuale di suolo pubblico coperta da vegetazione sarebbe addirittura una delle più alte al mondo. Comunque sia, quella in cui sono nato e vivo è l’unica città italiana contemplata dal progetto Treepedia del Massachusetts Institute of Technology (MIT).
Io, che non amo per nulla le città, non posso non esserne lieto. Tuttavia, anche questa medaglia ha un suo rovescio: nella fattispecie il rovescio si chiama orzo selvatico.
Si tratta di un’erba infestante, detta anche orzo murino ovvero orzo dei ratti (Hordeum murinum L.) o altrimenti forasacchi, che produce spighe dotate di lunghe ariste ruvide al tatto: potete vederne molte intorno a Puck nella fotografia sottostante.
Quando sono verdi queste spighe sono relativamente innocue. I problemi si presentano quando l’erba rinsecchisce e si frantuma, e allora diventa molto pericolosa per i nostri amici a quattro zampe: i frammenti possono infilarsi fra i peli, nelle pieghe della pelle, e provocare piaghe e infezioni, oppure – peggio ancora – possono finire nelle orecchie, nella gola e nel naso, e da dove entrano è poi complicato estrarli a causa delle ariste che oppongono resistenza.
Purtroppo per Puck, qualche giorno fa ha inalato un forasacco – e non è la prima volta che succede. Di conseguenza ha iniziato a starnutire furiosamente, senza riuscire a espellere il corpo estraneo, e a sanguinare: sicché non ho potuto far altro che portarlo dal veterinario. Rinoscopia in anestesia totale (non è possibile inserire un ferro chirurgico nelle narici di un cane sveglio) e estrazione del frammento, un pomeriggio di dolore (per Puck) e apprensione (mia), e parecchie centinaia di euro volate via come bolle di sapone.
Voi direte: ma proprio perché era già successo, non potevi stare più attento? No, più attenzione di quanta sono solito riservare al mio cagnetto non è possibile. È avvenuto ugualmente: se guardate com’è fatto il naso di Puck forse riuscirete a farvi un’idea del perché…
Una preghiera agli amministratori del bene comune, in particolare a quelli delle città punteggiate di parchi e giardini: non risparmiate sulla cura del verde pubblico, fate eseguire il taglio dell’erba secondo i ritmi e i tempi suggeriti dagli esperti, perché l’erba alta – oltre a dare un’impressione di trasandatezza e incuria – può nascondere insidie (buche, parassiti, rifiuti pericolosi) non solo per i cani ma anche per gli esseri umani; alla fine quella del risparmio può rivelarsi una mera illusione.
(E a me, poi, quel risparmio è costato molto caro, non solo in termini di denaro.)

Puck e i forasacchi

Otto anni

Dice una mia amica: ci sono i cani, e poi ci sono i labrador. Verissimo: i labrador sono una razza a parte: docili, pazienti, affettuosi e giocherelloni come nessun altro. Non privi di qualche difetto, beninteso: tendono a tirare molto (troppo) il guinzaglio, a fare a botte con i loro simili e a divorare tutto ciò che di commestibile trovano sul loro cammino: purtroppo non è raro vedere labrador obesi, soprattutto quando hanno una certa età.
Ci sono i cani, dunque, e ci sono i labrador. E poi, aggiungo io, c’è Puck, che anche come labrador è alquanto singolare: non è un mangione, tanto per cominciare, e al piacere del cibo antepone sempre e comunque la voluttà delle coccole. Tutti gli esseri umani sono suoi amici, a tutti chiede almeno una carezza – talvolta mettendomi in imbarazzo perché, strano ma vero, ogni tanto succede di incontrare qualcuno che non ama i cani…
Auguri, Puck, e grazie per questi otto anni pieni di amore e di cose belle vissute insieme, giorno per giorno, respiro per respiro 🙂