Quassù 2018.5

cascata
Io e l’arcobaleno.
(Vi ho mai detto quanto mi piace stare nell’acqua?)

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Quassù 2018.3

Puck a Champlève


Da otto mesi in stato di minima coscienza, condizione vicina al coma vegetativo, ma capace di mostrare una piccola reazione a qualche stimolo “elettivo”, una paziente ha risposto alla pet therapy, avvicinando la propria mano a Sun, un cane labrador che gli operatori le hanno portato accanto al letto. Poi è stata aiutata ad accarezzarlo e, a seguito della percezione tattile, ha assunto un’espressione del viso rilassata e distesa. È accaduto nelle scorse settimane a Lucca, nell’istituto San Cataldo, struttura dell’Asl Toscana nord ovest. A rendere nota la notizia è stata oggi la stessa Azienda sanitaria.
La paziente da cinque mesi è ricoverata nel modulo stati vegetativi del San Cataldo, e da otto mesi, spiega Andrea Bertolucci, il medico referente clinico del reparto, è in «stato di minima coscienza», condizione non distante dal coma vegetativo ma che presenta «un minimo di reattività ad alcuni stimoli “elettivi”. Ovvero stimoli particolari, non generici, che interessano i centri percettivi». Per Bertolucci, segnali come questo «sono piccoli progressi che si vedono nel lungo percorso riabilitativo di pazienti di questo genere. Sono aspetti molto positivi, ma non gridiamo al miracolo». Anche in virtù di questa risposta che la paziente ha mostrato, ha spiegato ancora il medico, la donna sarà prossimamente trasferita nel centro per gravi lesioni celebrali dell’ospedale della Versilia, a Viareggio, per proseguire il percorso di recupero.
Sun ha fatto il suo ingresso tra i pazienti del San Cataldo in occasione di una giornata di pet therapy nella struttura, e l’animale è stato portato anche accanto al letto della donna. Dietro ordini vocali semplici degli operatori, spiega la Asl, la signora ha avuto una reazione muovendo la mano verso il cane. Poi gli operatori l’hanno aiutata ad accarezzarlo e da quel contatto il suo viso è apparso subito più sereno.

(articolo pubblicato sulla «Stampa»)

Quassù 2018.2

Dent d'Hérens

Dent d’Hérens, versante sud visto dai pressi di Losanche (Valtournenche).
La montagna prende nome dal Val d’Hérens, nel Vallese (Svizzera), benché non sia compresa nel distretto omonimo. In passato era chiamata Dent Blanche, nome attuale della bella piramide di ghiaccio e roccia che domina il Val d’Hérens: sembra che lo scambio di denominazione sia dovuto a una svista dei cartografi incaricati di mappare la zona negli anni 1850.


Dent Blanche
La Dent Blanche vista dalla Dent d’Hérens (foto dal web).

Sette anni

Puck
Buon compleanno, Puck 🙂


Elogio del labrador

Nella parte iniziale del suo bel libro intitolato L’uomo che sussurra ai cani (The Dog Whisperer: How to Train Your Dog Using Its Own Language, 2009), Graeme Sims passa in rassegna le razze canine, di ciascuna evidenziando le caratteristiche principali.
«Abbiamo avuto anche un labrador giallo», scrive Sims. «È stato molto tempo fa, ma lo ricordo con molto affetto. Era ubbidiente e aveva una pazienza da santo con i nostri bambini, che andavano a sedersi con lui nella sua cuccia e si divertivano perfino a travestirlo con un cappellino e uno scialle. Non si lamentava mai. Ricordo anche che tirava molto forte al guinzaglio e amava fare a botte con altri cani di grossa taglia. […] Il verdetto: un cane simpatico, calmo, tranquillo, affidabile e adatto allo stile di vita della nostra famiglia.»

Così è Puck, il cane più dolce e affettuoso che io abbia avuto, ma anche il più sensibile e il più intelligente.
Dopo sette anni, riesce ancora a sorprendermi la sua capacità di percepire il mio stato d’animo, anche quando non sono in relazione diretta con lui. Capisce se sono di cattivo umore, se qualcosa mi preoccupa: e allora mi guarda, si alza dalla sua cuccia, viene da me a testa bassa e scodinzolando, se sono seduto appoggia delicatamente il muso sulle mie ginocchia e mi guarda da sotto in su. Sa che, in quel momento, tristezza e inquietudine mi danno tregua: perché è umanamente impossibile continuare nutrire cupi pensieri quando un labrador ti guarda con amore.

Altra cosa che trovo sorprendente è il suo fiuto. Quelle sue narici che fremono incessantemente, anche mentre dorme. Quando rientriamo dopo una passeggiata, se già nell’androne si mette a fiutare l’aria eccitato e impaziente (al punto che a volte vorrebbe salire le scale di corsa, e faccio fatica a trascinarlo verso l’ascensore) io ho la certezza che uno dei miei figli è passato a trovarci e ci sta aspettando su, in casa.
Una guida alpina mi ha detto che i labrador vengono sempre più spesso impiegati come cani da valanga: perché, a differenza dei pastori tedeschi che hanno fin qui svolto questo compito, non azzannano mai le vittime…
Di più: sembra che i labrador siano in grado di percepire con il fiuto le neoplasie in formazione: si sta già sperimentando, con successo, il loro impiego nella diagnosi precoce dei tumori.

Avete ancora dubbi su quale sia il più fedele e fidato amico dell’uomo? 😉

Puck
Che cosa stai fiutando, Puck?