Alla mente

Adriano Banchieri (3 settembre 1568-1634): Capricciata (a 3 voci) e Contrappunto bestiale alla mente (a 5) dal Festino nella sera del giovedì grasso avanti cena (1608). Simon Lo Castro, come sempre, esegue tutte le parti.

Nobili spettatori,
udrete or ora quattro belli umori:
un cane, un gatto, un cucco, un chiù per spasso
far contrappunto a mente sopra un basso.

Nulla fides gobbis,
similiter est zoppis.
Si squerzus bonus est,
super annalia scribe.

Nelle ultime incisioni discografiche del Festino, ahimé, le «bestie» non cantano ma schiamazzano. Peccato, perché nella confusione e nel fracasso il raffinato gioco di onomatopee musicali ordito da Banchieri va completamente perduto. Continuo dunque a preferire le interpretazioni fedeli al testo, come quella di Simon Lo Castro e quella, assai famosa, dei King’s Singers:

«Alla mente», detto di un brano contrappuntistico, significa improvvisato, cioè eseguito estem­po­ra­nea­mente, a differenza del contrappunto «alla cartella», ossia scritto in partitura.


Adriano Banchieri

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Belle cose bellicose

Clément Janequin (c1485-1558): la Guerre (la Bataille de Marignan), chanson a 4 voci (1555). Ensemble «Clément Janequin».
La partitura è interessantissima: leggendola e insieme ascoltando il brano, sono tutte da gustare le numerose onomatopee 🙂
Ecco il testo, per chi non sa (o non vuole) leggere la musica:

1ère partie:
Escoutez, tous gentilz Galloys,
La victoire du noble roy Françoys.
Et orrez, si bien escoutez,
Des coups ruez de tous costez.
Phiffres, soufflez,Frappez.
Tambours toujours!
Aventuriers, bons compagnons,
Ensemble croisez vos bastons.
Bendez soudain, gentils Gascons.
Nobles, sautez dans les arçons,
La lance au poing hardiz et prompts,
Comme lyons!
Haquebutiers, faites vos sons!
Armes bouclez, frisques mignons.
Donnez dedans! Frappez dedans!
Alarme, alarme.
Soyez hardiz, en joye mis.
Chacun s’assaisonne,
La fleur de lys,
Fleur de haut pris,
Y est en personne.
Suivez Françoys,
Le roy Françoys,
Suivez la couronne!
Sonnez trompettes et clarons,
Pour resjouyr les compagnons.

2ème partie:
Fan fre le le,
Fan fan feyne,
Fa ri ra ri ra,
A l’étendard,
Tous avant,
Boutez selle,
gens d’armes à cheval,
Frere le le fan fan.
Bruyez, tonnez,
Bombardes et canons,
Tonnez gros couteaux et faulcons,
Pour secourir les compagnons.
Von pa ti pa toc,
Ta ri ra ri ra ri ra reyne,
Pon, pon, pon, pon,
Courage, courage,
Donnez des horions.
Chipe, chope, torche, lorgne,
Pa ti pa toc,
Tric, trac zin zin,
Tue! à mort ; serre,
Courage prenez,
Frappez, tuez.
Gentils galants, soyez vaillants,
Frappez dessus, ruez dessus,
Fers émolus, chiques dessus,
Alarme, alarme!
Ils sont confus, ils sont perdus,
Ils montrent les talons.
Escampe toute frelore,
La tintelore,
Ils sont défait.
Victoire au noble roy Françoys,
Escampe toute frelore bigot.



Andrea Gabrieli (c1533-1585): Aria della battaglia per sonar d’istrumenti da fiato (pubbl. 1590), trascrizione della chanson di Janequin. Symposium musicum, dir. Miloslav Klement.


La battaglia di Marignano, passata alla storia come «battaglia dei giganti», ebbe luogo cinquecento anni fa, dal 13 al 14 settembre 1515.
Urs Graf

In moonshiney weather


Richard Browne (c1630-1664): We cats when assembl’d at midnight together, canone a 3 voci. Pro Cantione Antiqua.

We cats when assembl’d at midnight together
    for innocent puring in moonshiney weather,
if dogs be in kennel, all fast in their straw,
    we march and meaw without scratch or a claw;
but if they surprise us and put us to flight,
    we fret and we spit, give a squall, and goodnight.

Sumer is icumen in

Sumer is icumen in

L’esempio più antico di onomatopea musicale che io conosca è l’imitazione del canto del cuculo su cui si fonda il brano che vedete qui sopra, scritto su una pagina del codice Harley 978 della British Library: la cosiddetta « rota di Reading » (dal nome dell’abbazia in cui il manoscritto era un tempo conservato), ossia Sumer is icumen in. Non conosciamo il nome dell’autore, ma è possibile che si tratti di « W. de Wycombe », precentore del priorato di Leominster, Herefordshire, il cui nome è così riportato sul manoscritto.
Questo celebre canone (rota = round ) risale a quasi ottocento anni fa ed è la più antica com­po­si­zione polifonica a sei voci che ci sia pervenuta. Il testo, in inglese medio (Middle English ), descrive la natura all’inizio dell’estate:

Sumer is icumen in,
Lhude sing cuccu!
Groweþ sed and bloweþ med
And springþ þe wde nu.
Sing cuccu!
Awe bleteþ after lomb,
Lhouþ after calue cu.
Bulluc sterteþ, bucke uerteþ,
Murie sing cuccu!
Cuccu, cuccu, wel singes þu cuccu;
Ne swik þu nauer nu.

Pes : Sing cuccu nu.

È arrivata l’estate,
canta a piena voce, cucù!
Germoglia il seme e fiorisce il prato,
il bosco rinasce a nuova vita.
Canta, cucù!
La pecora bela per il suo agnello,
il vitello muggisce alla mucca,
salta il toro, il cervo emette fiati,
canta con gioia, cucù!
Cucù, cucù, come canti bene, cucù!
Ora non smettere più.

Pes : Canta, cucù, adesso.

Indicazioni per l’esecuzione del canone (scritte con inchiostro nero):

Hanc rotam cantare possunt quatuor socii. A paucioribus autem quam a tribus aut saltem duobus non debet dici, preter eos qui dicunt pedem. Canitur autem sic. Tacentibus ceteris, unus inchoat cum hiis qui tenent pedem. Et cum venerit ad primam notam post crucem, inchoat alius, et sic de ceteris. Singuli vero repausent ad pausaciones scriptas, et non alibi, spacio unius longe note. Possono cantare questa rota quattro persone. Non può essere eseguita da meno di tre o al minimo due, oltre a quelli che cantano il pes. Per cantare si procede in questo modo. Mentre gli altri stanno zitti, uno inizia la rota insieme con i due che cantano il pes. Ma quando il primo arriva alla prima nota dopo la croce, un secondo cantore inizia da capo. Gli altri seguono allo stesso modo. Ogni cantore deve rimanere in silenzio, per la durata di una longa, dov’è indicata la pausa, ma non altrove.

Indicazioni per l’esecuzione del pes (in rosso):

1a voce: Hoc repetit unus quociens opus est, faciens pausacionem in fine. Una voce ripete questa parte tante volte quante sono necessarie, facendo una pausa alla fine.
2a voce: Hoc dicit alius, pausans in medio, et non in fine, sed immediate repetens principium. Un’altra voce canta questa parte facendo una pausa a metà, ma non alla fine, e poi rico­min­ciando immediatamente.

Oltre che sul testo in medio inglese scritto con inchiostro nero, il canone può essere cantato sul testo latino scritto in rosso:

Perspice christicola,
Que dignacio,
Celicus agricola
Pro vitis vicio.
Filio
Non parcens exposuit
Mortis exicio.
Qui captivos semivivos
A supplicio
Vite donat,
Et secum coronat
In coeli solio.
Guarda, o cristiano,
quale onore:
l’agricoltore celeste
per il vizio della vite,
il figlio
non risparmiando, lo espose
al destino della morte.
A voi peccatori, semivivi
per il peccato,
Egli dona la vita
e vi incorona con sé
al soglio celeste.


Sumer is icumen in eseguito dallo Hilliard Ensemble.


Sumer is icumen in, trascrizione in notazione moderna

Sumer is icumen in, trascrizione in notazione moderna

Onomatopee

Onomatopee
(Qualcuno cantò sul grido del cuculo)

In musica, onomatopea è detto (non molto propriamente, per la verità) ogni artificio tendente a riprodurre con effetti vocali o strumentali rumori e suoni non musicali; le Quattro Stagioni, si sa, ne contengono un vasto campionario: Vivaldi però – e questo è forse meno noto – non fu il primo compositore a cimentarvisi.

Il più antico caso di onomatopea musicale che io conosca è costituito dall’imitazione del verso del cuculo in un brano polivocale inglese anonimo, databile intorno al 1240-50: Sumer is icumen in – detto anche «rota di Reading» perché si trova in un manoscritto proveniente da quell’abbazia (oggi è alla British Library) – è anche il più antico canone (rota) a sei voci oggi noto. Il modo lidio, assimilabile al moderno fa maggiore, e il tempus perfectum (ritmo ternario) fluente e ben cadenzato lo rendono assai gradevole anche alle orecchie più refrattarie alle polifonie arcaiche.

Fra Sumer is icumen in e il Catalogue d’oiseaux di Olivier Messiaen inter­corrono 700 anni, e se si volesse compilare un elenco delle musiche, composte in questo lasso di tempo, che contengono imitazioni di versi d’uccelli probabilmente si riempirebbero un bel po’ di pagine.

Clément Janequin dedicò una chanson all’allodola, un’altra all’usignolo, e all’intera fauna avicola quella che forse è la più famosa di tutte: Resveillez vous, cueurs endormis, meglio nota per l’appunto come le Chant des oyseaulx. I testi di questi brani contengono moltissime onomatopee di gusto quasi futurista:

      Ti ti pity, chou thi thouy
      Tu que dy tu, que dy tu
      Frian frian frian…
      tar tar tar… tu velecy velecy
      ticun ticun… tu tu… coqui coqui…
      qui lara qui lara ferely fy fy
      teo coqui coqui si ti si ti
      oy ty oy ty… trrr tu
      turri turri… qui lara

Giusto per completare il quadro, Janequin musicò anche il chiacchiericcio delle comari (le Caquet des femmes), suoni e rumori di una spedizione venatoria (la Chasse), l’animazione delle strade di una grande città (les Cris de Paris), e le concitate fasi d’una famosa battaglia (la Guerre ovvero la Bataille de Marignan).

Fra i pennuti che hanno prestato la propria voce alla musica, il cuculo è di quelli che vantano un gran numero di presenze: conclude le Chant des oyseaulx – apparentemente dando un senso di pace alla chiusa del brano, ma l’intento è in realtà malizioso: in questa chanson d’amore, ultimo viene il cocu («la femelle de cet oiseau ayant une reputation d’infide­lité», Dictionnaire Larousse) –, fa qualche apparizione più o meno fugace in famose sinfonie (nella Pastorale di Beethoven, nella Prima di Mahler, e anche nella Sinfonia dei giocattoli un tempo attribuita a Leopold Mozart, padre di Amadé, e a Jospeh Haydn, ma il cui autore è in realtà Edmund Angerer, monaco benedettino del convento di Fiecht, nel Tirolo); ma è coprotagonista in un concerto di Händel per organo e orchestra, detto appunto The Cuckoo and the Nightingale, nonché nel Carnaval des animaux. Saint‑Saëns pone il cucù «in fondo al bosco»: un severo corale, eseguito dai pianisti, è infatti punteggiato dagli interventi del perfido volatile, il cui verso è affidato a un clarinetto suonato en coulisse, cioè dietro le quinte.
Un «cucco» prende parte – insieme con un cane, un gatto e un chiù (chiurlo) – al Festino nella sera del Giovedì grasso avanti cena di Adriano Banchieri: i quattro animali «per spasso / fan contrappunto a mente sopra un basso».

Il mammifero più simpatico ai musicisti è indubbiamente il gatto. Infatti nel Carnaval des animaux non c’è: a riprova del fatto che Saint‑Saëns vi volle raffigurare soltanto animali che gli erano antipatici.
Fra le cose più belle dedicate al micio domestico, il pas de deux nel III atto della Bella addormentata di Čajkovskij, e la parte per clarinetto in Pierino e il lupo di Prokof’ev – ma, più che il consueto gnaulìo, la musica intende qui rappresentare un «passo» molto felpato.
V’è poi un divertente round (canone) a tre voci composto da un musicista inglese del Seicento, Richard Brown (o Browne), in cui alcuni gatti si esprimono in… prima persona:

We cats when assembl’d at midnight together
    for innocent puring in moonshiney weather,
if dogs be in kennel, all fast in their straw,
    we march and meaw without scratch or a claw;
but if they surprise us and put us to flight,
    we fret and we spit, give a squall, and goodnight.

Un buon terzetto di cantanti, capaci di dare un «colore» particolare a parole come puring, meaw, scratch, fret, spit, squall, sapranno creare l’equivalente musicale di una Merrie Melodie con l’impareggiabile gatto Silvestro.

Per quanto concerne gli insetti, oltre all’arcinoto calabrone della Favola dello zar Saltan di Rimskij‑Korsakov, c’è un Giove trasformato in mosca nel III atto di Orphée aux Enfers di Offenbach: grazie a questa metamorfosi, il re dell’Olimpo penetra (attraverso la serratura) nel boudoir di Plutone e può così avvicinare Euridice, che il signore dell’Ade tiene segregata. I due si uniscono dunque in un tenero duetto d’amore: l’una canta, l’altro ronza.

Tralasciando le numerosissime rappresentazioni musicali di temporali (gli organari francesi inventarono un registro apposito, che chiamarono pédale de l’orage) e di altre manifestazioni meteorologiche, di battaglie (oltre a quella di Janequin, Wellingtons Sieg di Beethoven, 1812 di Čajkovskij e tantissime altre), dello sfer­ra­glia­re di treni (Pacific 231 di Arthur Honegger) ecc. ecc. ecc., mi sembra interes­sante ricordare qualche caso in cui si chiede alla voce umana di imitare gli strumenti musicali.

In un mottetto in onore di S. Antonio abate composto dal fiammingo Antoine Busnois (xv secolo) solennemente rintocca una campana.

Se Janequin nelle sue chansons faceva risonare vari strumenti a fiato (con effetti a volte un po’ equivoci), Henry Purcell andava matto per il timbro della viola, come si può evincere dal testo di questo suo catch (altro tipo di canone):

Of all the instruments that are,
none with the viol can compare:
mark how the strings in order keep
with a whet, whet, whet, and a sweep, sweep, sweep;
but above all this still abounds
with a zingle, zingle, zing, and a zit zan zounds.

A mio parere, l’effetto onomatopeico più spassoso e, a suo modo, geniale in questo campo è ascrivibile ancora a Offenbach: nel concertato finale del II atto della Belle Hélène l’ine­guagliabile inventore di gag musicali fa tacere per qualche secondo l’orchestra e lascia ai cantanti il compito di proseguire le parti strumentali:

Elena:
Paride:
Agamennone:
Oreste e Bacchide:
gli altri:
tutti:
Ah! Qu’ai‑je fait de son honneur?
Ah! ah, ah, ah…
Bing, bing, bing, bing…
Ta, ta, ta, ta…
Zing, zing, zing, badaboum!
De son honneur?

Insomma, un’onomatopea che si morde la coda…

[1994]


miao