David Del Tredici ha 80 anni


David Del Tredici (16 marzo 1937): Tattoo per orchestra (1986). New York Philharmonic Orchestra, dir. Leonard Bernstein.


DDT

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Monte Calvo

Modést Petròvič Mùsorgskij (1839-1881): Una notte sul Monte Calvo (Ночь на лысой горе), poema sinfonico, rielaborazione (1886) di Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov (1844-1908). New York Philharmonic Orchestra, dir. Leonard Bernstein.
E questa è la versione più nota.


Musorgskij: La notte di san Giovanni sul Monte Calvo (versione originale, 1866-67). Berliner Philharmoniker, dir. Claudio Abbado.

Luis Ricardo Falero, Partenza delle streghe per il sabba

Mahler e il pappagallo

Gustav Mahler (1860-1911): Das Lied von der Erde (1908-09). Kathleen Ferrier, contralto; Set Svanholm, tenore; New York Philharmonic, dir. Bruno Walter. Registrato nel 1948.

I. Das Trinklied vom Jammer der Erde
II. Der Einsame im Herbst [a 8:31]
III. Von der Jugend [a 17:27]
IV. Von der Schönheit [a 20:24]
V. Der Trunkene im Frühling [a 26:45]
VI. Der Abschied [a 30:56]
(Qui i testi con traduzione italiana.)


« Mahler allora aveva composto otto sinfonie e messo in musica un gran numero di poesie. Si era mosso dalla composizione polifonica a quella a voci diverse, talvolta sonorità e forme senza architettura nascondevano un anelito inquieto verso qualcosa di ancora proibito: la cacofonia. Quando componeva, lasciava pendere all’angolo della bocca un sigaro spento; si isolava in un piccolo chalet sul pendio della montagna sovrastante la loro dimora estiva.
   Le sue sinfonie le scriveva sempre partendo dalla fine, sì, era il motivo per cui in generale era diventato compositore: per scoprire come avesse effettivamente inizio la musica. E nemmeno pensava seguendo un percorso piano e orizzontale come tutti gli altri, ma procedendo a grandi balzi.
[…]
Quella sera Alma lesse ad alta voce da Die chinesische Flöte per Mahler, che aveva trascorso tutta la giornata chiuso nel piccolo chalet sul pendio a lavorare a un andante comodo in re maggiore, una sequenza di suoni che potevano costituire il finale di un’ulteriore opera sinfonica.
   Sì, quelle poesie le conosceva fin troppo bene da tempo. Talvolta ne era rimasto profondamente toccato. Era stato perfino convinto di avere il dovere di metterle in musica. […] Però non aveva mai trovato la via giusta per affrontare quel lavoro.
[…]
Il mattino seguente, mentre era in cammino verso il suo quaderno di musica e il suo pianoforte, Mahler si imbatté in uno dei contadini del villaggio. Grüss Gott, dissero entrambi. Poi Mahler sentì il contadino fischiettare un motivetto dall’angolo della bocca.
   Si fermò ad ascoltare.
   Curioso, disse fra sé. Curioso.
   Mentre il contadino ripeteva instancabilmente la sua piccola melodia, Mahler si voltò e lo raggiunse di corsa. Ansimava pesantemente quando si fermò davanti al contadino fischiettante, il cuore di Mahler era già allora affetto da qualcosa di sconosciuto e ineluttabile. E domandò:
   Mio ottimo signor coltivatore, dove avete preso quella melodia?
   Melodia? disse il contadino.
   Sì, disse Mahler, voi stavate fischiettando una melodia dall’angolo della bocca.
   Non lo sapevo, disse il contadino.
   No, disse Mahler, così è la musica, quasi sempre.
   Volete dire questo pezzetto? disse il contadino. E nell’angolo sinistro della bocca fi­schiettò le cinque note do – re – mi – sol – la.
   Proprio quello, disse Mahler. Proprio quello.
   Ah, disse il contadino. Era un uccello. Un uccello variopinto dentro una gabbia, dei signori di Vienna si erano stancati di averlo, dicevano che era un’ara, e cantava a questo modo ogni giorno e notte. Se non gli mettevamo sopra la coperta.
   Grazie, disse Mahler. Vi sono infinitamente grato.
   Oh, fece il contadino. Di niente.
   Fu ciò che diede l’avvio al lavoro. Per la prima volta in vita sua, Mahler scrisse con il pensiero rivolto tutto il tempo verso la fine, adesso sapeva come tutto avesse avuto inizio, il canto della miseria sulla terra.
 »

(Da Il pappagallo di Mahler (1999) di Torgny Lindgren.
Traduzione di Carmen Giorgetti Cima, © Iperborea 2002.)

Two Contemplations (Ives)

Charles E. Ives (1874-1954): Central Park in the Dark (1906). New York Philharmonic Orchestra, dir. Leonard Bernstein.


Charles E. Ives: The Unanswered Question (1908; revisione 1930-35). Stessi interpreti.
I due brani originariamente costituivano un’unica composizione in due parti con il titolo complessivo di Two Contemplations e quelli rispettivi di A Contemplation of Nothing Serious or Central Park in the Dark in «The Good Old Summer Time» e A Contemplation of a Serious Matter or The Unanswered Perennial Question.