Cenerentola danzando

Jules Massenet (12 maggio 1842 - 1912): musica di balletto dall’opera Cendrillon (1899). Academy of St Martin in the Fields, dir. sir Neville Marriner.

  1. Le Sommeil de Cendrillon (atto I)
  2. Les Filles de noblesse (atto II) [3:47]
  3. Menuet de Cendrillon (atto II) [5:58]
  4. Les Tendres fiancés (atto II) [9:32]
  5. Les Mandores (atto II) [12:25]
  6. La Florentine (atto II) [14:25]
  7. Marche des princesses (atto IV) [16:11]

Čajkovskij 180 – Danse baroque

Čajkovskij nel 1884

Čajkovskij nel 1884

Le composizioni che hanno dato maggior no­to­rietà a Čajkovskij sono alcune grandi pagi­ne orchestrali: le ultime tre Sinfonie, il Primo Concerto per pianoforte e orchestra, quello per violino, le suites antologiche di brani tratti dai tre famosi balletti, Il lago dei cigni, La bella addor­mentata e Lo schaccianoci, l’ouverture 1812, i poemi sinfonici Romeo e Giulietta e Francesca da Rimini. Meno celebri sono le quattro Suites sinfoniche: l’ultima è detta Mozartiana in quanto consiste nella rielaborazione di alcune composizioni di Mozart, autore amatissimo da Čajkovskij; anche la prima testimonia un certo languore nostalgico per il Settecento musicale, ma in generale le prime tre Suites rivelano anche il desiderio di liberarsi dalle pastoie delle strutture formali tradizionali e la ricerca di effetti timbrici particolari – Čajkovskij va indub­bia­mente annoverato fra i grandi mae­stri del­l’or­chestrazione.


P. I. Čajkovskij: Danse baroque, V e ultimo movimento della Seconda Suite in do maggiore per orchestra op. 53 (1884). Radio-Sinfonieorchester Stuttgart, dir. sir Neville Marriner.

Ecco un’altra di quelle composizioni, come l’Humoresque op. 10 n. 2, destinate a sorprendere chi pensa che Čajkovskij fosse capace di creare solo melodie accattivanti. L’aggettivo baroque va inteso nell’accezione di «grottesco»: ne è prova il sottotitolo «nello stile di Dargomyžskij», che fa riferimento a uno dei maggiori compositori russi dell’Ottocento, Aleksandr Sergeevič Dargo­myž­skij (1813 - 1869), autore di opere originali e ricche di innovazioni linguistiche.
La Danse baroque è un brano trascinante e ricco di colori, nel quale il tema principale non viene pressoché mai modificato, mentre cambia continuamente tutto ciò che gli ruota vorticosamente intorno. Dopo un canone strettissimo a due voci fra strumenti di registro acuto e strumenti di registro grave [ha inizio a 2:26], il tema principale si ripresenta a doppia velocità nella coda conclusiva [2:57], e poi rallentato nella perorazione che chiude il brano.


See, the conqu’ring hero comes!

Georg Friedrich Händel (1685 - 14 aprile 1759): «See, the conqu’ring hero comes!», coro (n. 58) dall’oratorio Judas Maccabaeus HWV 63 (1747) su testo di Thomas Morell. Academy of St Martin in the Fields, dir. sir Neville Marriner.

Youths :

See, the conqu’ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!
Sports prepare! The laurel bring!
Songs of triumph to him sing!

Virgins :

See the godlike youth advance!
Breathe the flutes and lead the dance!
Myrtle wreaths and roses twine
to deck the hero’s brow divine!

Israelites :

See, the conqu’ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!
Sports prepare! The laurel bring!
Songs of triumph to him sing!
See, the conqu’ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!


Ludwig van Beethoven (1770 - 1827): 12 Variationen über ein Thema aus dem Oratorium «Judas Maccabäus» von Händel per violoncello e pianoforte WoO 45 (1796). Yo-Yo Ma, violoncello; Emanuel Ax, pianoforte.


WoO 45

Variazioni sulla Marcia dei sacerdoti

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): «Priestermarsch» (Marcia dei sacerdoti), dal II atto, scena 1a, del Singspiel Die Zauberflöte (Il flauto magico) K 620 (1791). Academy of St Martin in the Fields, dir. sir Neville Marriner.


Christian Gottlob Neefe (5 febbraio 1748 - 1798): Veränderungen über den Priestermarsch aus Mozarts Zauberflöte (Variazioni sulla Marcia dei sacerdoti). Gabriel Isenberg all’organo della Chiesa di San Giovanni Battista in Welschen Ennest (Renania Settentrionale-Vestfalia).


Da me tornerai

Edvard Grieg (1843 -  1907): «Solvejgs sang / Solvejgs Lied», dalle musiche di scena (1875) per il dramma Peer Gynt di Henrik Ibsen (atto III, n. 19); traduzione tedesca di Christian Morgenstern. Lucia Popp, soprano; Academy of St Martin in the Fields, dir. Neville Marriner.

Der Winter mag scheiden, der Frühling vergehn,
der Sommer mag verwelken, das Jahr verwehn,
Du kehrst mir zurück, gewiß, du wirst mein,
ich hab es versprochen, ich harre treulich dein.

Gott helfe dir, wenn du die Sonne noch siehst.
Gott segne dich, wenn du zu Füßen ihm kniest.
Ich will deiner harren, bis du mir nah,
und harrest du dort oben, so treffen wir uns da!

(Forse l’inverno passerà, la primavera se ne andrà, l’estate appassirà e l’anno intero svanirà, ma un giorno tornerai, lo so. E io fedelmente ti aspetterò, te l’ho promesso. Che Dio ti aiuti, se ancora vedi il sole. Che Dio ti benedica, se ti inginocchi davanti a Lui. Io ti aspetterò, fino a quando arriverai da me. E se rimarrai lassù, lassù ci incontreremo!)

Ieri sera passava in tv un servizio sull’attentato di piazza Fontana accompagnato in sottofondo dalla Canzone di Solvejg: non mi viene in mente un accostamento meno congruo. Una volta in Rai stavano più attenti a certe cose.
Conosco molte interpretazioni di questa composizione, diverse sono disponibili online grazie a YouTube, ma nessuna mi commuove come quella di Lucia Popp.




Ciao, Lucia, ci manchi molto 😦