Senza musica

Maurice Ravel (7 marzo 1875 - 1937): Boléro per orchestra (1928). London Symphony Orchestra, dir. Valerij Gergiev.

Di regola non propongo l’ascolto di composizioni molto fa­mo­se. Se ho deciso di fare un’eccezione con il Boléro è perché in rete su questo brano si possono trovare innumerevoli in­for­mazioni e opinioni, escluse (forse) un paio di considerazioni che a me paiono molto importanti, anzi fondamentali, e di queste ho intenzione di parlare.
Due premesse, una a proposito dell’autore e l’altra in merito alla composizione. Sono convinto che Ravel sia uno dei massimi musicisti del ‘900, artista di rara sensibilità e raf­fi­na­tezza, figura di rilievo assoluto neĺla storia dell’arte musicale del secolo passato; ritengo altresì che il Boléro non sia affatto la sua opera più significativa: è una composizione sui generis, lontanissima per stile, concezione e struttura da altre notevoli creazioni di Ravel, come per esempio il Quartetto in fa, Le Tombeau de Couperin. L’Enfant et les Sortilèges e soprattutto Gaspard de la nuit. Potete trovare nel web dovizia di particolari sulla genesi del Boléro, per cui spero che mi perdonerete se non mi soffermo sull’argomento.
Mi preme invece porre l’accento sulla definizione che di questo brano diede lo stesso Ravel:

« J’avais écrit une pièce qui durait dix-sept minutes et consistant entièrement en un tissu orchestral sans musique – en un long crescendo très progressif » (Avevo scritto un brano che durava diciassette minuti e che consisteva interamente in un tessuto orchestrale senza musica – in un lungo crescendo progressivo).

Il punto è: perché «senza musica»? Che cosa intende dire Ravel quando afferma che non c’è musica nel suo Boléro ? In realtà non è difficile dare una risposta a questa domanda.
Non diversamente dagli altri suoi colleghi compositori (sto ovviamente parlando di autori di musica “d’arte”, o “colta”, o “classica” se preferite; la musica che per brevità chiameremo “leggera” segue criteri differenti), Ravel ha una precisa concezione di quello che deve essere la composizione. Sono trascorsi molti secoli da quando i musicisti europei hanno abbandonato l’idea che comporre sia semplicemente inventare una bella melodia: questo avvenne intorno alla metà del XII secolo, anche se la svolta definitiva ebbe luogo nel Quattrocento. Da allora, comporre significa soprattutto elaborare: una o più idee musicali servono da fondamenta per la creazione di strutture complesse nelle quali le idee-base si ripresentano più volte in vesti sempre diverse, mutando ritmo, andamento, armonia, talvolta dando origine a intricati disegni polifonici e contrappuntistici. Quello della variazione è un principio proprio della musica, è anzi la natura stessa della musica: praticamente non esiste in nessun’altra forma di espressione artistica, salvo sporadici esperimenti (un noto esempio in ambito letterario è costituito dagli Esercizi di stile di Raymond Queneau, splendidamente tradotti in italiano da Umberto Eco). In generale, nelle composizioni di un buon musicista, anche in quelle più semplici, non troverete mai un’idea che venga riproposta due volte o più senza alcuna variante.
Inoltre, quando le idee musicali elaborate in una stessa composizione sono (almeno) due, hanno sempre qualità molto diverse, contrastanti: se una ha carattere prevalentemente ritmico, ben scandita, l’altra è ampia e distesa, cantabile. È con il contrasto che si crea la forma, la quale è «unità nella varietà».
Ebbene, nel Boléro non c’è niente di tutto questo. Non c’è contrasto: un unico periodo musicale, costituito da due frasi di andamento molto simile, si ripete invariato dall’inizio alla fine sopra una figurazione ritmica ossessiva, anche questa immutabile. Non ci sono variazioni; l’armonia è statica, non presenta alcuna modulazione salvo un estemporaneo passaggio dal do maggiore d’impianto al mi maggiore, otto battute prima della coda conclusiva, che ritorna al do; non c’è contrappunto.
Ovvio dunque che per Ravel il Boléro sia un brano «senza musica», ossia «senza arte».

Ma questo non è del tutto vero, perché – e qui arrivo al secondo punto – una caratteristica peculiare del Boléro rivela la mano del grande compositore: l’orchestrazione.
L’orchestrazione è un’arte a sé, molto meno semplice di quanto potrebbe sembrare: richiede gusto, fantasia e una perfetta conoscenza di tutte le proprietà timbriche e foniche dei vari strumenti. La maestria di Ravel in questo campo è universalmente ri­co­nosciuta: non a caso fra i suoi lavori più riusciti si annovera l’or­che­stra­zione dei Quadri di un’esposizione di Musorgskij. Basta dare un’occhiata all’or­ga­nico nella prima pagina della partitura per intuire che il Boléro è un altro saggio magistrale di orchestrazione: la prima cosa che si nota è che prevede l’impiego alcuni strumenti inusuali, come la tromba piccola e soprattutto l’oboe d’amore, fratello settecentesco del ben più antico oboe tradizionale, rispetto al quale ha un timbro assai più dolce e carezzevole [nel video che ho scelto per questo articolo si può ascoltarne l’assolo a partire dal minuto 3:44].
Il «crescendo progressivo» del Boléro è ottenuto non solo mediante le opportune indicazioni dinamiche, ma anche e soprattutto attraverso una scelta attenta degli strumenti e degli impasti sonori.

Ho un’ultima considerazione da fare a proposito del Boléro di Ravel – ma è un’opinione personale, quindi siete liberi di non tenerne conto: questo brano «senza musica» è comunque una delle composizioni più sensuali che io conosca, e credo che per riuscire a ottenere un simile effetto ripetendo più volte invariata la stessa tiritera sia necessaria tutta l’arte di un musicista fuori del comune.

Insomma, pur tenendo sempre ben presente che il Boléro non è la com­po­si­zione più rappresentativa dello stile di Ravel, bisogna comunque ammettere che è un capolavoro. Senza musica.


Boléro

La presa di Kars

Modest Petrovič Musorgskij (1839 – 28 marzo 1881): La presa di Kars, marcia trionfale per orchestra (1880). Orchestra Sinfonica Accademica di Stato dell’URSS, dir. Evgenij Svetlanov.
Scritta nel 1880, riutilizzando in parte la «Processione dei principi» composta per l’opera collettiva Mlada (1872), fu poi completata da Rimskij-Korsakov. Intende commemorare un episodio della guerra di Crimea risalente al novembre del 1855: la conquista della città turca di Kars, assediata da mesi e devastata dal colera, da parte delle truppe del generale Nikolaj Nikolaevič Murav’ëv – il quale, in seguito, per decreto imperiale poté mutare il proprio cognome in Murav’ëv-Karskij.


Musorgskij

Gopak


Aram Il’ič Chačaturjan (1903 - 1978): «Gopak», dal balletto Gajane (1942). Wiener Philharmoniker diretti dall’autore.


Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840 - 1893): «Gopak», dall’opera Mazeppa (atto I, scena 1a), rappresentata per la prima volta nel 1884. London Symphony Orchestra, dir. Geoffrey Simon.



Modest Musorgskij (1839 - 1881): «Gopak», dall’opera comica La fiera di Soročynci (atto III, scena 2a); Musorgskij ne scrisse il libretto (basato sull’omonimo racconto di Gogol’) e lavorò alla partitura fra il 1874 e il 1880, lasciandola però incompiuta. Eseguito da Katja Emec al violino, con orchestra non identificata (sopra), e dall’Orchestra sinfonica di Stato dell’URSS diretta da Evgenij Svetlanov.
Nella tavola dei Peanuts che apre questa pagina sono visibili alcune battute tratte da una riduzione per pianoforte di questo brano.

Canti e danze della Morte

Modest Petrovič Musorgskij (21 marzo 1839-1881): Canti e danze della Morte (Песни и пляски Смерти, 1875-77) per voce e pianoforte su testi di Arsenij Arkad’evič Goleniščev-Kutuzov. Evgenij Nesterenko, basso; Vladimir Krajnev, pianoforte.

1. Ninna-nanna (Колыбельная, 1875)
Una madre culla il figlio malato, ma è la Morte che canta al piccolo una ninna-nanna facendolo addormentare per sempre.

2. Serenata (Серенада, 1875) [a 6:00]
Nel silenzio incantato della notte, una fanciulla malata si affaccia alla finestra della propria camera e ascolta: come un innamorato, la Morte canta per lei una serenata.

3. Trepak (Трепак, 1875) [a 10:29]
Smarritosi nella foresta durante una tempesta di neve, un contadino ubriaco si trova a tu per tu con la Morte, che danza con lui un trepak e poi, evocando una visione di serena pace estiva, lo induce a chiudere gli occhi nel sonno eterno.

4. Il condottiero (Полководец, 1877) [a 15:07]
Dopo una sanguinosa battaglia durata un’intera giornata, un generale a cavallo passa in rassegna gli sconfitti: il cavaliere è la Morte, i vinti sono tutti i soldati uccisi, e la musica è una marcia che suona ironica e sprezzante nei confronti di chi mai più potrà tornare in vita.

Qui uno studio interessante, in inglese, su questo capolavoro del grande musicista russo.


Musorgskij

Apparizioni molteplici di una pulce

Ludwig van Beethoven (1770 – 1827): Aus Goethes Faust, Lied op. 75 n. 3 (1809). Dietrich Fischer-Dieskau, baritono; Gerald Moore, pianoforte.


Richard Wagner (1813 – 1883): Lieder des Mephistopheles II («Was machst du mir vor Liebchens Tür») e I («Es war einmal ein König», a 1:17), nn. 5 e 4 delle Sieben Kompositionen zu Goethes „Faust“ WWV 15 (1831). Daniel Kotlinski, baritono; Semën Skigin, pianoforte.


Modest Petrovič Musorgskij (1839 – 1881): Canzone di Mefistofele nella cella di Auerbach (Песня Мефистофеля в погребке Ауэрбаха, 1879). Sergej Lejferkus, baritono; Semën Skigin, pianoforte.


Ferruccio Busoni (1866 – 1924): Lied des Mephistopheles op. 9 no. 2, versione per baritono e pianoforte (1918). Dietrich Fischer-Dieskau, baritono; Jörg Demus, pianoforte.


Es war einmal ein König,
Der hatt’ einen großen Floh,
Den liebt’ er gar nicht wenig,
Als wie seinen eig’nen Sohn.
Da rief er seinen Schneider,
Der Schneider kam heran;
“Da, miß dem Junker Kleider
Und miß ihm Hosen an!”

In Sammet und in Seide
War er nun angetan,
Hatte Bänder auf dem Kleide,
Hatt’ auch ein Kreuz daran,
Und war sogleich Minister,
Und hatt einen großen Stern.
Da wurden seine Geschwister
Bei Hof auch große Herrn.

Und Herrn und Frau’n am Hofe,
Die waren sehr geplagt,
Die Königin und die Zofe
Gestochen und genagt,
Und durften sie nicht knicken,
Und weg sie jucken nicht.
Wir knicken und ersticken
Doch gleich, wenn einer sticht.



Questo post mi è stato suggerito da Poetella 🙂

Monte Calvo

Modést Petròvič Mùsorgskij (1839 – 1881): Una notte sul Monte Calvo (Ночь на лысой горе), poema sinfonico, rielaborazione (1886) di Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov (1844 – 1908). New York Philharmonic Orchestra, dir. Leonard Bernstein.
E questa è la versione più nota.


Musorgskij: La notte di san Giovanni sul Monte Calvo (versione originale, 1866-67). Berliner Philharmoniker, dir. Claudio Abbado.

Luis Ricardo Falero, Partenza delle streghe per il sabba

Un quodlibet irriverente


Peter Schickele (1935): Eine kleine Nichtmusik (1977).

Provate a riconoscere tutte le composizioni citate, oltre ovviamente alla serenata quasi omonima (K525) di Mozart. Se non ci riuscite, qui sotto sono elencate in ordine di apparizione 😀

I movimento
– Anonimo: Turkey in the Straw [a 0:06]
– Liszt: Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 [a 0:29]
– Brahms: Sinfonia n. 3 [a 0:32]
– Mozart: duetto «Là ci darem del mano» dal Don Giovanni [a 0:39]
– Mozart: Concerto per pianoforte n. 23 [a 0:46]
– Mozart: «Voi che sapete» dalle Nozze di Figaro [a 0:53]
– Anonimo: Canto dei battellieri del Volga [a 0:58]
– Anonimo: D’ye ken John Peel? (canzone tradizionale inglese) [a 1:17]
– Mozart: Sinfonia n. 1 [a 1:25]
– Anonimo: El jarabe tapatio [a 1:33]
– Mozart: «Voi che sapete» dalle Nozze di Figaro [a 1:40]
– Rachmaninov: Concerto per pianoforte n. 2 [a 1:47]
– Sousa: The Thunderer [a 2:11]
– Beethoven: Sinfonia n. 7 [a 2:14]
– Mozart: Sinfonia n. 41 (Jupiter) [a 2:32]
– Dvořák: Sinfonia n. 9 (Dal Nuovo Mondo) [a 2:37]
– Brahms: Sinfonia n. 3 [a 2:40]
– Brahms: Sinfonia n. 4 [a 2:50]
– Händel: «For Unto Us a Child Is Born» dal Messiah [a 3:03]
– Beethoven: Sinfonia n. 5 [a 3:13]
– Emmett: I wish I was in Dixie [a 3:23]
– Šostakovič: Sinfonia n. 9 [a 3:35]
– Čajkovskij: «Marcia» dallo Schiaccianoci [a 3:44]

II movimento
– Foster: Jeannie with the light brown hair [a 4:01]
– Čajkovskij: Nur wer die Sehnsucht kennt [a 4:38]
– Anonimo: Mary had a little lamb (canzoncina infantile) [a 4:52]
– Čajkovskij: scena dal Lago dei cigni [a 5:07]
– Beethoven: Concerto per pianoforte n. 3 [a 5:20]
– Rimskij-Korsakov: Shahrazad [a 5:20]
– Mendelssohn: Frühlingslied, n. 6 dei Lieder ohne Worte op. 62 [a 5:33]
– Brahms: Sinfonia n. 4 [a 5:40]
– Anonimo: Auld Lang Syne [a 5:53]
– Verdi: «Vedi, le fosche notturne spoglie» dal Trovatore [a 6:16]
– Wagner: Tristan und Isolde [a 6:31]
– Anonimo: Alouette (canzoncina infantile) [a 6:48]
– Tema B-A-C-H (sib-la-do-si) [a 7:04]
– Rachmaninov: Concerto per pianoforte n. 2 [a 7:12]

III movimento
– Anonimo: Here We Go Loopty Loo (canzoncina infantile) [a 7:53]
– Beethoven: Sinfonia n. 5 [a 8:14]
– Von Tilzer: Take Me Out to the Ball Game (inno ufficioso del baseball negli Stati Uniti) [a 8:36]
– Musorgskij: scena dell’incoronazione da Boris Godunov [a 8:55]
– Anonimo: Oh, Dear, What Can the Matter Be? (canzoncina infantile) [a 9:12]
– Rimskij-Korsakov: Shahrazad [a 9:23]

IV movimento
– Foster: Oh, Susanna [a 9:56]
– Rossini: galop dalla sinfonia del Guillaume Tell [a 10:11]
– Schubert: Marcia militare [a 10:15]
– Franck: Sinfonia in re minore [a 10:19]
– Sullivan: «Miya sama» dal Mikado [a 10:19]
– Grieg: «Nell’antro del re della montagna» da Peer Gynt [a 10:23]
– Musorgskij: Boris Godunov [a 10:26]
– Anonimo: Ah!, vous dirai-je, maman (canzoncina infantile) [a 10:32]
– Franck: Sinfonia in re minore [a 10:36]
– Anonimo: Old Black Joe (canto tradizionale) [a 10:44]
– Mozart: Sinfonia n. 29 [a 10:50]
– Stravinskij: dal finale di Pétrouchka [a 10:55]
– Humperdinck: Hänsel und Gretel [a 11:03]
– Offenbach: «Galop enfernal» da Orphée aux enfers [a 11:07]
– Schumann: Sinfonia n. 1 (Frühlingssymphonie) [a 11:11]
– Anonimo: Travadja La Moukère [a 11:15]
– Musorgskij: «La Grande Porta di Kiev» dai Quadri da un’esposizione [a 11:19]
– Beethoven: Sinfonia n. 5 [a 11:20]
– R. Strauss: Till Eulenspiegels lustige Streiche [a 11:30]


Peter Schickele è il compositore e musicologo statunitense divenuto celebre per aver riscoperto la figura e il lascito musicale di P.D.Q. Bach, ventunesimo figlio del Kantor di Lipsia. Credo che ne sentirete parlare ancora.

Peter Schickele