Offenbach 200! – Il celebre virtuoso

Vita di Jacques Offenbach – 3a parte

Poco dopo aver lasciato l’orchestra dell’Opéra-Comique, nel 1838, Jacques conobbe Friedrich von Flotow, altro musicista tedesco momentaneamente stanziato a Parigi, di sette anni più anziano e già ben introdotto nei salotti della capitale: qui Flotow e Offenbach iniziarono a esibirsi in duo, eseguendo brani per violoncello e pianoforte composti a quattro mani. Nel gennaio del 1839 Jacques e Julius, nel frattempo diventato Jules, tennero il loro primo concerto pubblico insieme, facendo il tutto esaurito. Una valse lente che Jacques improvvisò quella sera piacque tanto, il pubblico la paragonò ai valzer di Chopin.
Nel corso degli anni 1840 Offenbach proseguì l’attività concertistica, suonando talvolta con altri celebri virtuosi, fra i quali Anton Rubinštejn, allora undicenne, nel 1841, e Franz Liszt, a Colonia, nel 1843. Convertitosi poi al cattolicesimo, nell’agosto del 1844 Offenbach sposò Herminie d’Alcain (*). Si erano conosciuti nel salotto della madre di lei, il cui secondo marito era un organizzatore londinese di concerti, John Mitchell: e così, già nella primavera di quell’anno Jacques si era esibito a Londra, suonando fra gli altri con Mendelssohn e il dodicenne Joseph Joachim nel Castello di Windsor, presenti la regina Vittoria e il principe consorte, Alberto.

Nel frattempo Offenbach si era cimentato nella composizione di musiche destinate alla rappresentazione scenica. Il suo segreto desiderio era quello di scrivere per il teatro: ebbe una prima occasione di esaudirlo nel 1839, quando gli fu commissionato il vaudeville in 1 atto Pascal et Chambord, su libretto di Anicet Bourgeois e Brisebarre: andò in scena al Palais-Royal il 2 marzo e fu un fiasco colossale. Nel 1847 fu la volta dell’opéra-comique L’Alcôve, sempre in 1 atto, libretto di Philippe-Auguste Pittaud de Forges, Adolphe de Leuven e Eugène Roche; fu rappresentato il 24 aprile al Théâtre de La Tour d’Auvergne e non ebbe sorte migliore. Piacque a un unico spettatore, ma era uno spettatore importante: Adolphe-Charles Adam, celebrato autore di opere come Le Postillon de Lonjumeau (1836) e di balletti come Giselle (1841), la cui fortuna dura ancor oggi. Adam espresse il proprio gradimento a Jacques, che ne fu rincuorato: aveva speso tutto ciò che poteva permettersi di spendere per allestire L’Alcôve, l’insuccesso rischiava di mettere la parola fine alla sua carriera di operista. In seguito Adam propose a Offenbach di scrivere una partitura per il suo teatro, il Théâtre Lyrique, inaugurato il 15 novembre di quell’anno. La rappresentazione del lavoro di Offenbach era prevista per la primavera dell’anno successivo e tutto sembrava andare per la maggiore.
Già, ma l’anno successivo fu il fatidico 1848.
Allo scoppio della rivoluzione, l’ennesima, Jacques vide crollare nuovamente i propri sogni. Fu costretto a tornare a Colonia. Al suo ritorno a Parigi ottenne l’incarico di direttore del Théâtre Français (1850); i suoi nuovi componimenti teatrali continuarono a riscuotere successi assai modesti.
Ma poi giunse il 1855, l’anno dell’Esposizione universale…


«La vita di Jacques Offenbach è la storia di una conquista. Un ragazzo vive solo, a tredici anni, in una città immensa. Gli abitanti l’ignorano. Degli uomini e delle donne che lo circondano egli non parla nemmeno la lingua. È povero. Deve guadagnarsi il pane. Ogni sera raggiunge una soffitta solitaria: spesso ha fame. Ma egli è felice perché sa che un giorno la sua vita sarà piena; perché porta in sé infiniti tesori melodici. La vita di Jacques Offenbach è l’esempio d’una lotta contro la disperazione, d’un combattimento risolto in una vittoria che per lungo tempo gli si è negata. Il fatto che essa sia stata infine concessa a Jacques Offenbach prova che esiste fra certi esseri e certe epoche una identificazione, talvolta assoluta. Era necessario che Offenbach attendesse il Secondo Impero per ottenere il successo. Egli ebbe l’eroismo della pazienza: il più grande. A tale coraggio noi siamo debitori d’una musica che prodigiosamente rievoca il suo tempo. Nel nostro cuore gli spartiti di Jacques Offenbach sono legati indissolubilmente al regno di Napoleone III. Più che le scomparse Tuileries, essi illustrano le grandezze e le pecche di un’epoca. Cerchiamo di ricordare il regno del secondo Napoleone: sentiremo i ritmi di Offenbach. Solo i suoi. Privilegio senza dubbio unico.»
(Alain Decaux, Offenbach, roi du Second Empire, 1966; traduzione italiana di Alberto Pogni, Rusconi, Milano 1981)

(continua)


(*) Herminie era nata nel 1826 e morì nel 1887. Dal matrimonio nacquero cinque figli: Berthe (1845 - 1927), Minna (1850 - 1914), Pépita (1855 - 1925), Jacqueline (1858 - 1936) e Auguste (1862 - 1883).


JO
Jacques Offenbach e famiglia

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Camberwell Green

Dedico questo post a Marzia 🙂


Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 – 1847): Lied ohne Worte in la maggiore op. 62 n. 6 (1842). Vladimir Horowitz, pianoforte.
Questo brano, uno fra i più celebri Lieder ohne Worte di Mendelssohn, è talvolta chiamato Frühlingslied (Canto di primavera) e, in Inghilterra, Camberwell Green: fu infatti composto al 168 di Denmark Hill a Camberwell, nella zona sud di Londra, dove Mendelssohn poté assaporare la dolce quiete del parco omonimo.
Il Lied ohne Worte (romanza senza parole) è un genere strumentale romantico, tipicamente tedesco, iniziato da Mendelssohn; le caratteristiche formali e espressive sono appunto quelle del Lied, ma trasferite in ambito esclusivamente strumentale, di solito pianistico. Mendelssohn è certamente il più famoso autore di Lieder ohne Worte: ne compose otto raccolte, ciascuna costituita da sei brani. Fra gli altri musicisti che si dedicarono a questa forma, uno dei più noti è Ignaz Moscheles.


Camberwell Green

A zonzo per Londra con Eric Coates


Eric Coates (1886-21 dicembre 1957): London Suite per orchestra (nota anche come London Everyday; 1933). Orchestre Symphonique Opus 31, dir. Guilhem Boisson.

I. Covent Garden (Tarentelle)
II. Westminster (Meditation) [6:13]
III. Knightsbridge (March) [11:58]



In passato, andando a zonzo per Londra con Playford & Co., prima del grande incendio del 1666, abbiamo visitato:
Gray’s Inn
Hyde Park
Saint Paul’s Wharf

A zonzo per Londra con Playford & Co. – Saint Paul’s Wharf


Anonimo: Saint Paul’s Wharf, da John Playford, The English Dancing Master (Londra 16511); arrangiamento per liuto di Pascale Boquet. Valéry Sauvage, liuto.




Giles Farnaby (c1563-1640): Pawles Wharfe, dal Fitzwilliam Virginal Book. Claudio Colombo, pianoforte digitale.


stpaulswharf



William Brade (1560-1630): Ein Schottisch Tanz, da Newe ausserlesene liebliche Branden, Intraden, Mascharaden, Balletten, All’manden, Couranten, Volten, Aufzüge und frembde Tänze (Amburgo 1617). Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.