Rugiadose stille

Luca Marenzio (1553 o 1554 - 1599): Clori nel mio partire, madrigale a 5 voci (dal Sesto libro de madrigali a cinque voci, 1594, n. 2). La Venexiana, dir. Claudio Cavina.

Clori nel mio partire
Languiva al mio languire
E da le luci ov’ha ricetto Amore
Cadeano a mille
Le rugiadose stille.
Cauto v’accorse il mio dolente core,
E da begl’ occhi intanto
Co’ baci n’involò quel vago pianto.
Meraviglia gentile e non più udita:
Quel pianto il cibo fu de la mia vita!
Hor che di lei son privo,
Mercé di quelle lagrime mi vivo.


Marenzio

Beata morte

Luca Marenzio (1553 o 1554 - 1599): Anima cruda sì, madrigale a 5 voci (dal Sesto libro de madrigali a cinque voci, 1594, no. 4). La Venexiana, dir. Claudio Cavina.

Anima cruda si, ma però bella,
Non mi negar all’ultimo sospiro
Un tuo solo sospir. Beata morte,
Se l’addolcisci tu con questa sola
Voce cortese e pia:
Va in pace, anima mia.
  (Battista Guarini, Il pastor fido IV/9)


Marenzio

Acerbetta fugitiva

Sigismondo d’India (c1582 - 1629): Ha di serpe il velen, madrigale a 5 voci (dal Primo Libro de madrigali a 5 voci, 1606, n. 5) su testo di Giovanni Battista Strozzi. La Venexiana, dir. Claudio Cavina.

Ha di Serpe il velen,
Di Tigre il morso,
E di lieve Cervetta
Quest’acerbetta fugitiva ha ‘l corso.
Ben sembr’ell’Angioletta,
Di dolcezza e di gratia à le parole,
À le guancie l’Aurora,
À gl’occhi il Sole.


Viva la bella Clori

Luca Marenzio (1553 o 1554 - 1599): Cantiam la bella Clori, madrigale a 8 voci (dal Sesto libro de madrigali a cinque voci, 1594, no. 17). La Venexiana, dir. Claudio Cavina.

Cantiam la bella Clori,
Clori cantiam che dai celesti cori
Portò l’altero e non più visto esempio
Di beltà, di valor degna di tempio,
E d’immortali honori.
Cantiam la bella Clori,
Cantiamo la leggiadra e vaga Ninfa,
Nostro ben, nostra gloria e nostra duce,
In cui tanta dal Cielo e sì divina
Gratia splend’e riluce,
Ch’infiamma i nostri cori.
Viva la bella Clori.


Marenzio

O felice partita

Sigismondo d’India (c1582 - 1629): Al partir del mio Sole, madrigale a 5 voci (dal Primo Libro de madrigali a 5 voci, 1606, n. 2), su testo di Battista Guarini. La Venexiana, dir. Claudio Cavina.

Al partir del mio Sole,
Pianse la vista sua la vita mia,
Ch’al suo duro partir da me partia,
Hor ch’egli torna i canto,
E con la rimembranza di quel giorno,
Si pien d’amaro pianto,
Radolcisco la gioia del ritorno,
O felice partita,
Che fai più cara col morir la vita.


Al partir

A passi tardi e lenti

Luca Marenzio (18 ottobre 1553 o 1554 - 1599): Solo e pensoso i piú deserti campi (sul sonetto XXXV del Canzoniere di Francesco Petrarca), dal Nono Libro de’ Madrigali a 5 voci (1599). La Venexiana.

Solo et pensoso i piú deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:

sí ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.

Ma pur sí aspre vie né sí selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co·llui.


Marenzio

Tempo di dormire

Tarquinio Merula (1595 - 10 dicembre 1665): Canzonetta spirituale sopra la Nanna (1636). La Venexiana: Monica Piccinini, soprano; Michele Palomba, tiorba; Chiara Granata, arpa; Claudio Cavina, cembalo e direzione.

Hor ch’è tempo di dormire,
dormi, figlio, e non vagire,
perché tempo ancor verrà
che vagir bisognerà.
Deh ben mio,deh cor mio, fa
fa la ninna ninna na.

Chiudi quei lumi divini,
come fan gl’altri bambini,
perché tosto oscuro velo
priverà di lume il cielo.

O ver prendi questo latte
dalle mie mammelle intatte,
perché ministro crudele
ti prepara aceto e fiele.

Amor mio, sia questo petto
hor per te morbido letto,
pria che rendi ad alta voce
l’alma al Padre su la croce.

Posa hor queste membra belle,
vezzosette e tenerelle,
perché poi ferri e catene
gli daran acerbe pene.

Queste mani e questi piedi
ch’or con gusto e gaudio vedi,
Ahimé, com’in varii modi
passeran acuti chiodi.

Questa faccia graziosa
rubiconda, hor più che rosa
Sputi e schiaffi sporcheranno
con tormento e grand’affanno.

Ah, con quanto tuo dolore,
sola speme del mio core,
questo capo e questi crini
passeran acuti spini.

Ah, ch’in questo divin petto,
amor mio, dolce, diletto,
vi farà piaga mortale,
empia lancia e di sleale.

Dormi dunque, figliol mio,
dormi pur, redentor mio,
perché poi con lieto viso
ci vedrem in Paradiso.

Hor che dorme la mia vita,
del mio cor gioia compita,
taccia ognun con puro zelo,
taccian sin la terra e’l cielo.

E fra tanto, io che farò?
Il mio ben contemplerò,
ne starò col capo chino
fin che dorme il mio bambino.