Di una gioia breve e rara

Cipriano de Rore (1515 o 1516 - 1565): Tra più beati e più sublimi cori, madrigale a 5 voci (pubblicato nella raccolta Le vive fiamme de’ vaghi e dilettevoli madrigali, 1565, n. 11). La Compagnia del Madrigale.

Tra più beati e più sublimi cori
De le più pure essenze ed immortali
Dì o notte ove non son diversi o eguali
Possenti a misurar gli eterni amori,

Or, felice alma, vedi e godi e adori
Il tuo fattor e ’ntendi ciò ch’i frali
Uman pensier non ponno de’ mortali
Il ciel, le stelle, il moto ei lor splendori.

Io qui non miro più quel che solea
De gli occhi tristi caro amato oggetto
Più mesto e fosco che tu lieta e chiara,

Per cui da terr’a volo il mio intelletto
S’alzò già sì che tal gioia prendea
Qual hor tu in ciel, ma ben fu breve e rara.


Giulia è la più bella

Giaches de Wert (c1535 - 1596): Non tanto il bel palazzo, madrigale a 5 voci (dal Sesto libro de madrigali a cinque voci, 1577, n. 4) su testo di Ludovico Ariosto (Orlando furioso VII:10, con qualche variante). La Compagnia del Madrigale.

Non tanto il bel palazzo è sì eccellente,
perché vinca tant’altri di vaghezza,
quanto ch’egli ha la più piacevol gente
che sia nel mondo, e di più gentilezza.
Poco l’una dall’altra differente,
e di fiorita etade e di bellezza:
sola dell’altre Giulia è la più bella,
sì come è bello il sol più d’ogni stella.


Del mio morir siete contenta

Cipriano de Rore (1515 o 1516 - 1565): Non è lasso martire, madrigale a 5 voci (dal Quinto Libro de madrigali a cinque voci, 1566, n. 10) su testo di Fortunio Spira. La Compagnia del Madrigale.

Non è lasso martire
Il convenir per voi, donna, morire;
Se la cagion della mia morte è tale,
Che fa lieve ogni male.
Ma quel che mi tormenta,
È che del mio morir siete contenta,
E ch’al primo veder d’altro amatore
Cangiaste il vostro core.
Non è dunque martire
Il convenir per voi, donna, morire?


Amenissime mortelle

Giaches de Wert (c1535 - 1596): Vaghi boschetti di soavi allori, madrigale a 5 voci (dal Settimo libro de madrigali a cinque voci, 1581, n. 6) su testo di Ludovico Ariosto (Orlando furioso VI:21). La Compagnia del Madrigale.

Vaghi boschetti di soavi allori,
di palme e d’amenissime mortelle,
cedri et aranci ch’avean frutti e fiori
contesti in varie forme e tutte belle,
facean riparo ai fervidi calori
de’ giorni estivi con lor spesse ombrelle;
e tra quei rami con sicuri voli
cantando se ne giano i rosignuoli.


Piume d’asprezza colme

Cipriano de Rore (1515 o 1516 - 1565): O sonno, madrigale a 4 voci (dal Secondo Libro de madrigali a quatro voci, 1552, n. 3) su testo di Giovanni della Casa. La Compagnia del Madrigale.

O sonno, o della queta humida ombrosa
notte placido figlio; o de’ mortali
egri conforto, oblio dolce de’ mali
sì gravi ond’è la vita aspra e noiosa;

soccorri al core omai, che langue e posa
non have, e queste membra stanche e frali
solleva: a me ten vola, o sonno, e l’ali
tue brune sovra me distendi e posa.

Ov’è ’l silenzio che ’l dì fugge e ’l lume?
E i lievi sogni, che con non secure
vestigia di seguirti han per costume?

Lasso, che ’nvan te chiamo, e queste oscure
e gelide ombre invan lusingo. O piume
d’asprezza colme! O notti acerbe e dure!


Cruda Amarilli

Cruda Amarilli, che col nome ancora
d’amar, ahi lasso, amaramente insegni!
Amarilli, del candido ligustro
più candida e più bella,
ma de l’àspido sordo
e più sorda e più fèra e più fugace,
poi che col dir t’offendo
i’ mi morrò tacendo.
Ma grideran per me le piagge e i monti
E questa selva, a cui
Sì spesso il tuo bel nome
Di risonar insegno.
Per me piangendo i fonti
E mormorando i venti
Diranno i miei lamenti;
Parlerà nel mio volto
La pietade e ’l dolore;
E se fia muta ogn’altra cosa, al fine
Parlerà il mio morire,
E ti dirà la morte il mio martire.

(Battista Guarini, Il pastor fido III/2)


Luca Marenzio (18 ottobre 1553 o 1554 - 1599): Cruda Amarilli, 2a parte Ma grideran per me le piagge e i monti, madrigale a 5 voci (dal VII Libro de’ Madrigali a 5 voci, 1595). La Compagnia del Madrigale.


Claudio Monteverdi (1567 - 1643): Cruda Amarilli, madrigale a 5 voci (dal Quinto Libro de Madrigali, 1605). Concerto Italiano, dir. Rinaldo Alessandrini.


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Un mar di pianto

Claudio Monteverdi (1567-1643): Lagrime d’amante al sepolcro dell’amata (Sestina), ciclo di sei madrigali a 5 voci (2 soprani, contralto, tenore, basso) e basso continuo (c1600; pubblicati nel Sesto Libro de Madrigali, 1614); musica composta su versi di Scipione Agnelli in memoria di Caterinuccia Martinelli, giovane cantante prematuramente scomparsa. La Compagnia del Madrigale.

I
Incenerite spoglie, avara tomba
Fatta del mio bel sol terreno cielo.
Ahi lasso! I’ vegno ad inchinarvi in terra!
Con voi chius’è il mio cor a marmi in seno,
E notte e giorno vive in pianto, in foco,
In duol’ in ira il tormentato Glauco.

II
Ditelo, o fiumi, e voi ch’udiste Glauco
L’aria ferir di grida in su la tomba
Erme campagne, e ’I san le Ninfe e ‘l Cielo;
A me fu cibo il duol, bevanda il pianto,
Poi ch’il mio ben coprì gelida terra,
Letto, o sasso felice, il tuo bel seno.

III
Darà la notte il sol lume alla terra,
Splenderà Cinzia il dì prima che Glauco
Di baciar, d’honorar, lasci quel seno
Che nido fu d’amor, che dura tomba
Preme; né sol d’alti sospir, di pianto,
Prodighe a lui saran le fere e ’l Cielo.

IV
Ma te raccoglie, o Ninfa, in grembo il cielo.
lo per te miro vedova la terra,
Deserti i boschi, e correr fiumi il pianto.
E Driade e Napee del mesto Glauco
Ridicono i lamenti, e su la tomba
Cantano i pregi de l’amato seno.

V
O chiome d’or, neve gentil del seno,
O gigli de la man, ch’invido il cielo
Ne rapì, quando chiuse in cieca tomba,
Chi vi nasconde? Ohimè! Povera terra!
Il fior d’ogni bellezza, il sol di Glauco
Nasconde? Ah muse, qui sgorgate il pianto.

VI
Dunque, amate reliquie, un mar di pianto
Non daran questi lumi al nobil seno
D’un freddo sasso? Ecco l’afflitto Glauco
Fa rissonar Corinna il mar e ’l Cielo!
Dicano i venti ogn’hor dica la terra,
Ahi Corinna! Ahi morte! Ahi tomba!

Cedano al pianto i detti, amato seno;
A te dia pace il Ciel, pace a te Glauco
Prega, honorata tomba e sacra terra.


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