Ma bouche rit

Johannes Ockeghem (c1410/30- 6 febbraio 1497): Ma bouche rit, virelai a 3 voci. Katelijne van Laethem, soprano; ensemble Romanesque, dir. Philippe Malfeyt.

Ma bouche rit et ma pensée pleure,
Mon oeil s’esjoye et mon cueur mauldit l’eure
Qu’il eut le bien qui sa santé deschasse
Et le plaisir que la mort me pourchasse
Sans resconfort qui m’aide ne sequeure.

Ha, cueur pervers, faulsaire et mensonger,
Dictes comment avez osé songer
Que de faulser ce que m’avez promis.

Puis qu’en ce point vous vous voulez venger,
Pensez bien tost de ma vie abreger;
Vivre ne puis au point ou m’avez mis.

Vostre rigueur veult doncques que je meure,
Mais Pitié veult que vivant je demeure;
Ainsi meurs vif et en vivant trespasse,
Mais pour celer le mal qui ne se passe
Et pour couvrir le dueil ou je labeure,

Ma bouche rit et ma pensée pleure,
Mon oeil s’esjoye et mon cueur mauldit l’eure
Qu’il eut le bien qui sa santé deschasse
Et le plaisir que la mort me pourchasse
Sans resconfort qui m’aide ne sequeure.


Ockeghem
Johannes Ockeghem (con gli occhiali)

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L’homme armé VII


Johannes Ockeghem (1410-1497): Missa L’homme armé (c1450-60). Oxford Camerata, dir. Jeremy Summerly.


Ockeghem, Missa L'homme armé, Kyrie


Le altre puntate:

L’homme armé IV


Robert Morton (c1430-?): Il sera pour vous conbatu, quodlibet a 3/4 voci. UCLA Early Music Ensemble (sopra); versione per liuto eseguita da Carsten Timpe.

Robert Morton, Il sera pour vous

Fra i nomi dei possibili autori della chanson dell’homme armé v’è quello di Robert Morton, musicista inglese attivo principalmente presso la corte di Filippo il Buono prima e di Carlo il Temerario poi.
(Ohibò, un inglese in Borgogna? E come mai? Ah, già: la guerra dei cent’anni… 😉 )
Di Morton ci sono pervenuti una dozzina di rondeaux (quattro di incerta attribuzione), quasi tutti a 3 voci; Il sera pour vous conbatu è un quodlibet, ossia un brano costruito giustapponendo melodie di varia origine; come si può osservare nella trascrizione in notazione moderna qui sopra riportata, la melodia dell’homme armé è affidata alle voci di tenor e contratenor.
Secondo studi recenti, la composizione risalirebbe al 1463: non si tratterebbe dunque della più antica elaborazione nota della melodia dell’homme armé se si accetta per buona la datazione al decennio precedente delle messe di Dufay e Ockeghem fondate sulla medesima melodia.


Le altre puntate:

L’homme armé I

L’homme, l’homme, l’homme armé,
l’homme armé,
l’homme armé doibt on doubter,
doibt on doubter.
On a fait par tout crier
que chascun se viegne armer
d’un haubregon de fer.
L’homme, l’homme, l’homme armé,
l’homme armé,
l’homme armé doibt on doubter.

Ossia: Si deve aver timore dell’uomo armato. Ovunque si è fatto proclamare che ognuno venga a munirsi di un buon usbergo di ferro.

Questa chanson ha una storia davvero singolare. Ebbe probabilmente origine nel ducato di Borgogna intorno alla metà del secolo XV. Secondo Pietro Aaron, autore della musica sarebbe Antoine Busnois (al servizio della corte borgognona dal 1467, anno in cui il ducato fu ereditato da Carlo il Temerario); l’affermazione del teorico italiano non è però suffragata da prove attendibili né da altre testimonianze coeve, ragion per cui L’homme armé è considerato un brano adespoto.

Fra il 1460 circa e il 1580, la melodia dell’homme armé fu impiegata da diversi musicisti come base per l’elaborazione di messe polifoniche; gli autori portano nomi illustri: oltre allo stesso Busnois, in quel genere di composizione si cimentarono infatti Guillaume Dufay, Loyset Compère, Jacob Obrecht, Johannes Ockeghem, Josquin des Prez (il quale ne scrisse due), Antoine Brumel, Matthaeus Pipelare, Pierre de La Rue, Cristóbal Morales e così via, fino a Giovanni Pierluigi da Palestrina (anch’egli ne compose due). Nessun altro tema musicale ha suscitato altrettanto interesse presso i compositori dell’epoca.

Considerata sotto l’aspetto puramente musicale, la chanson ha indubbiamente un che di militaresco: non solo nel testo, ma anche nella melodia, i cui intervalli di quarta e di quinta fanno pensare alle trombe da segnali. Fra le caratteristiche che ne determinarono la popolarità presso i musicisti del ‘400 e del ‘500 v’è sicuramente il fatto che la melodia dell’homme armé si presta a essere elaborata contrappuntisticamente in modi differenti.

Nasce ora, più che legittima, una curiosità: chi può essere l’«uomo armato» di cui «bisogna aver timore»? A questa domanda si tenterà di dare risposta in una delle prossime puntate…



Le altre puntate:

Musique fait deul

Johannes Ockeghem (fra il 1410 e il 1430-1497): Mort tu as navré / Miserere, motet-chanson a 4 voci, composto in morte di Gilles Binchois (1460). Ensemble Graindelavoix, dir. Björn Schmelzer.

Cantus:
Mort, tu as navré de ton dart
le père de joieuseté
en desployant ton estendart
sur Binchois, patron de bonté.
Rétoricque, se Dieu me gard,
son serviteur a regretté.
Musique par piteux regard
fait deul et noir a porté.
En sa jeunesse fut soudart
de honorable mondanité.
Puis a esleu la meilleure part,
servant Dieu en humilité.

Son corps est plaint et lamenté
Qui gist sous lame.
Hélas plaise vous en pitié
Prier pour l’âme!
Pleurez, hommes de feaulté,
Faites reclame,
Vueillez vostre université
Prier pour l’âme!
Tant lui soit en crestienté
Son nom est fame
Qui détient grant voulanté.
Prier pour l’âme!

Tenor, Bassus I e II:
Miserere pie Jhesu Domine, dona ei requiem.
Quem in cruce redemisti precioso sanguine,
pie Jhesu Domine, dona ei requiem.


Lo stesso brano arrangiato per quintetto di strumenti ad ancia da Raaf Hekkema. Calefax Reed Quintet.


Ockeghem, Mort tu as navré / Miserere

Intemerata


Johannes Ockeghem (fra il 1410 e il 1430-1497): Intemerata Dei mater, mottetto a 5 voci (c1487). Ensemble Musica Nova di Lione.

Intemerata Dei mater, generosa puella,
Milia carminibus quam stipant agmina divum,
Respice nos tantum, si quid iubilando meremur.
Tu scis, virgo decens, quante discrimen agatur
Exulibus passimque quibus iactemur arenis.

Nec sine te manet ulla quies, spes nulla laboris,
Nulla salus patrie, domus aut potiunda parentis,
Cui regina prees, dispensans omnia; leto
Suscipis ore pios, dulci quos nectare potas,
Et facis assiduos epulis accumbere sacris.

Aspiciat, facito, miseros pietatis ocello
Filius; ipsa potes. Fessos hinc arripe sursum
Diva virgo manu tutos et in arce locato.


Intemerata