La Chanson de Fortunio

Jacques Offenbach (20 giugno 1819 - 1880): Chanson de Fortunio per canto e pianoforte (1850) su testo di Alfred de Musset. Paul Trépanier, tenore; pianista non identificato.

Si vous croyez que je vais dire
  Qui j’ose aimer,
Je ne saurais, pour un empire,
  Vous la nommer.

Nous allons chanter à la ronde,
  Si vous voulez,
Que je l’adore et qu’elle est blonde
  Comme les blés.

Je fais ce que sa fantaisie
  Veut m’ordonner,
Et je puis, s’il lui faut ma vie,
  La lui donner.

Du mal qu’une amour ignorée
  Nous fait souffrir,
J’en porte l’âme déchirée
  Jusqu’à mourir.

Mais j’aime trop pour que je die
  Qui j’ose aimer,
Et je veux mourir pour ma mie
  Sans la nommer.

Nel 1850 la Comédie-Française riallestì Le Chandelier di Musset: questi chiese a Offenbach di musicare la canzone che Fortunio canta a Jacqueline nella 3a scena del II atto. Jacques accettò l’incarico con entusiasmo e nel giro di poche ore ultimò la composizione. Si precipitò poi in teatro, diede il foglio su cui aveva scritto la musica all’attore che doveva interpretare il ruolo di Fortunio, Louis-Arsène Delaunay, e si sedette al pianoforte. Cominciò a suonare, Delaunay a cantare. Ahimé, Offenbach aveva composto il brano pensando a un tenore, ché di norma nel teatro lirico sono i tenori a sostenere le parti dei giovani innamorati, ma Delaunay aveva una profonda voce di basso!
Non se ne fece nulla. Offenbach conservò lo spartito per una futura occasione (dieci anni più tardi vi costruì attorno un breve opéra-comique in un atto su libretto dei fidati amici Ludovic Halévy e Hector Crémieux). Musset, ormai segnato dalla malattia e dall’abuso di assenzio, si persuase che Offenbach fosse «un uccello di sventura» e non volle mai più incontrarlo.


Chanson de Fortunio

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Queste bellezze senza pari…

Jacques Offenbach: Mesdames de la Halle, opérette-bouffe in 1 atto su libretto di Armand Lapointe. Ensemble Choral «Jean Laforge», Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, dir. Manuel Rosenthal; fra i cantanti, segnalo Charles Burles nel ruolo di Raflafla e Mady Mesplé in quello di Ciboulette (*).
Rappresentata per la prima volta nella Salle Choiseul del Théâtre des Bouffes-Parisiens il 3 marzo 1858 (pochi mesi prima dello straordinario successo di Orphée aux enfers), questa spassosa operetta è una satira ben calibrata che prende di mira un genere operistico molto in voga nel teatro musicale della prima metà dell’Ottocento, non solo francese: mi riferisco a certi drammoni familiari «alla Meyerbeer», i cui protagonisti hanno alle spalle un passato doloroso e il cui momento culminante è costituito dal più o meno miracoloso ritrovamento di un figlio creduto scomparso per sempre.

Trama. La vicenda ha luogo nel 1837 (**) in Parigi, al Mercato degli Innocenti, presso la fontana omonima. Ferve l’attività di numerosi commercianti, dei quali risuonano incessantemente i richiami; si distinguono per singolare intensità le voci di Madame Poiretapée, pescivendola, e delle venditrici di frutta e verdura Madame Madou e Madame Beurrefondu (ruoli en travesti, affidati rispettivamente a un tenore e a due baritoni). Le tre donne, non più nel fiore degli anni, sono assai danarose: e dichiaratamente per motivi d’interesse il tamburmaggiore Raflafla le corteggia con assiduità; ma invano, giacché le tre signore gli confidano di aver rinunciato all’amore in gioventù, dopo essere state abbandonate dai rispettivi mariti. In realtà, le megere hanno messo gli occhi sul giovane sguattero Croûte-au-Pot, il quale a sua volta ama di un amore sincero la graziosa fruttivendola Ciboulette; quest’ultima ricambia i sentimenti di Croûte-au-Pot, ma è colta da un inspiegabile batticuore ogni volta che incontra Raflafla. Dopo un vivace battibecco, nel corso del quale le tre attempate venditrici vengono alle mani, s’inizia una grottesca serie di rivelazioni: prima Madame Beurrefondu, poi Madame Madou credono di riconoscere in Ciboulette la figlia perduta in giovanissima età e, sopraffatte dall’emozione, a turno perdono i sensi e cadono nella grande vasca della Fontana degli Innocenti. Sull’intricata vicenda fa luce infine una lettera che Ciboulette conserva da quando era bambina: la fanciulla è in realtà figlia di Raflafla (noto in gioventù come sergente Larissol) e di Madame Poiretapée (già Célimène Crapuzot): i due si rassegnano perciò – reprimendo, è vero, un certo ribrezzo – a riprendere le consuetudini coniugali, mentre Ciboulette e Croûte-au-Pot possono coronare il proprio sogno d’amore.

Viv’ ces beautés sans égale!
Viv’ les dames de la halle!

(*) Si tratta, credo, della prima incisione discografica integrale di Mesdames de la Halle, messa in commercio nel 1983 in un cofanetto comprendente altre due operette di Offenbach.
(**) Secondo en.wikipedia l’operetta sarebbe ambientata ai tempi di Luigi XV (regnante dal 1715 al 1774), mentre il libretto usato per la versione diretta da Rosenthal colloca l’azione nel 1873.

Mercato e Fontana degli Innocenti nel 1822
Mercato e Fontana degli Innocenti nel 1822

1ª rappresentazione Parigi, Théâtre des Bouffes-Parisiens, Salle Choiseul, 3 marzo 1858
personaggi e interpreti Mme Poiretapée (tenore): Léonce (Édouard-Théodore Nicole)
Mme Madou (baritono): Désiré (Amable Courtecuisse)
Mme Beurrefondu (baritono): Georges-Louis Mesmaecker
Raflafla (tenore): Edmond Duvernoy
Le Commissaire (baritono): Prosper Guyot
Marchand d’habits (tenore): Jean Paul
Ciboulette (soprano): Marguerite Chabert
Croûte-au-Pot (soprano): Lise Tautin
Marchande de plaisirs (soprano): Mlle Baudoin
Marchande de fruits (soprano): Marie Cico
Marchande de légumes (mezzosoprano): Mlle Kunzé
Marchande de pois verts (soprano): Mlle Byard
Frequentatori del mercato, poliziotti, soldati
1ª edizione G. Brandus & S. Dufour, Parigi 1858 (spartito)
edizioni online
(pubblico dominio)
libretto : grazie a Wikisource è disponibile online il libretto originale (in francese)
spartito : scansione dell’edizione Brandus & Dufour di cui sopra ⇒ Biblioteca Musicale Petrucci

Offenbach: Mesdames de la Halle


JO
Jacques Offenbach
20 giugno 1819 – 5 ottobre 1880

Offenbach 200! – Il celebre virtuoso

Vita di Jacques Offenbach – 3a parte

Poco dopo aver lasciato l’orchestra dell’Opéra-Comique, nel 1838, Jacques conobbe Friedrich von Flotow, altro musicista tedesco momentaneamente stanziato a Parigi, di sette anni più anziano e già ben introdotto nei salotti della capitale: qui Flotow e Offenbach iniziarono a esibirsi in duo, eseguendo brani per violoncello e pianoforte composti a quattro mani. Nel gennaio del 1839 Jacques e Julius, nel frattempo diventato Jules, tennero il loro primo concerto pubblico insieme, facendo il tutto esaurito. Una valse lente che Jacques improvvisò quella sera piacque tanto, il pubblico la paragonò ai valzer di Chopin.
Nel corso degli anni 1840 Offenbach proseguì l’attività concertistica, suonando talvolta con altri celebri virtuosi, fra i quali Anton Rubinštejn, allora undicenne, nel 1841, e Franz Liszt, a Colonia, nel 1843. Convertitosi poi al cattolicesimo, nell’agosto del 1844 Offenbach sposò Herminie d’Alcain (*). Si erano conosciuti nel salotto della madre di lei, il cui secondo marito era un organizzatore londinese di concerti, John Mitchell: e così, già nella primavera di quell’anno Jacques si era esibito a Londra, suonando fra gli altri con Mendelssohn e il dodicenne Joseph Joachim nel Castello di Windsor, presenti la regina Vittoria e il principe consorte, Alberto.

Nel frattempo Offenbach si era cimentato nella composizione di musiche destinate alla rappresentazione scenica. Il suo segreto desiderio era quello di scrivere per il teatro: ebbe una prima occasione di esaudirlo nel 1839, quando gli fu commissionato il vaudeville in 1 atto Pascal et Chambord, su libretto di Anicet Bourgeois e Brisebarre: andò in scena al Palais-Royal il 2 marzo e fu un fiasco colossale. Nel 1847 fu la volta dell’opéra-comique L’Alcôve, sempre in 1 atto, libretto di Philippe-Auguste Pittaud de Forges, Adolphe de Leuven e Eugène Roche; fu rappresentato il 24 aprile al Théâtre de La Tour d’Auvergne e non ebbe sorte migliore. Piacque a un unico spettatore, ma era uno spettatore importante: Adolphe-Charles Adam, celebrato autore di opere come Le Postillon de Lonjumeau (1836) e di balletti come Giselle (1841), la cui fortuna dura ancor oggi. Adam espresse il proprio gradimento a Jacques, che ne fu rincuorato: aveva speso tutto ciò che poteva permettersi di spendere per allestire L’Alcôve, l’insuccesso rischiava di mettere la parola fine alla sua carriera di operista. In seguito Adam propose a Offenbach di scrivere una partitura per il suo teatro, il Théâtre Lyrique, inaugurato il 15 novembre di quell’anno. La rappresentazione del lavoro di Offenbach era prevista per la primavera dell’anno successivo e tutto sembrava andare per la maggiore.
Già, ma l’anno successivo fu il fatidico 1848.
Allo scoppio della rivoluzione, l’ennesima, Jacques vide crollare nuovamente i propri sogni. Fu costretto a tornare a Colonia. Al suo ritorno a Parigi ottenne l’incarico di direttore del Théâtre Français (1850); i suoi nuovi componimenti teatrali continuarono a riscuotere successi assai modesti.
Ma poi giunse il 1855, l’anno dell’Esposizione universale…


«La vita di Jacques Offenbach è la storia di una conquista. Un ragazzo vive solo, a tredici anni, in una città immensa. Gli abitanti l’ignorano. Degli uomini e delle donne che lo circondano egli non parla nemmeno la lingua. È povero. Deve guadagnarsi il pane. Ogni sera raggiunge una soffitta solitaria: spesso ha fame. Ma egli è felice perché sa che un giorno la sua vita sarà piena; perché porta in sé infiniti tesori melodici. La vita di Jacques Offenbach è l’esempio d’una lotta contro la disperazione, d’un combattimento risolto in una vittoria che per lungo tempo gli si è negata. Il fatto che essa sia stata infine concessa a Jacques Offenbach prova che esiste fra certi esseri e certe epoche una identificazione, talvolta assoluta. Era necessario che Offenbach attendesse il Secondo Impero per ottenere il successo. Egli ebbe l’eroismo della pazienza: il più grande. A tale coraggio noi siamo debitori d’una musica che prodigiosamente rievoca il suo tempo. Nel nostro cuore gli spartiti di Jacques Offenbach sono legati indissolubilmente al regno di Napoleone III. Più che le scomparse Tuileries, essi illustrano le grandezze e le pecche di un’epoca. Cerchiamo di ricordare il regno del secondo Napoleone: sentiremo i ritmi di Offenbach. Solo i suoi. Privilegio senza dubbio unico.»
(Alain Decaux, Offenbach, roi du Second Empire, 1966; traduzione italiana di Alberto Pogni, Rusconi, Milano 1981)

(continua)


(*) Herminie era nata nel 1826 e morì nel 1887. Dal matrimonio nacquero cinque figli: Berthe (1845 - 1927), Minna (1850 - 1914), Pépita (1855 - 1925), Jacqueline (1858 - 1936) e Auguste (1862 - 1883).


JO
Jacques Offenbach e famiglia

Offenbach 200! – A Parigi

Vita di Jacques Offenbach – 2a parte

Non fu facile mettere insieme il denaro necessario per compiere il viaggio da Colonia a Parigi. Isaac dovette fare molti sacrifici, ma per sua fortuna poté contare sul cospicuo aiuto di numerosi musicisti suoi concittadini, i membri dell’orchestra municipale e molti semplici dilettanti, ai quali il trio dei piccoli Offenbach dedicò un concerto di ringraziamento la sera del 9 ottobre 1833. Il mese successivo Isaac, Julius e Jacob lasciarono Colonia; per i due ragazzi fu davvero triste il distacco dalla mamma, dalle sorelle e dagli amici, non sapendo se e quando avrebbero potuto rivederli.

La Parigi in cui giunsero i tre Offenbach era quella della Monarchia di luglio. Erano trascorsi più di tre anni dalle Trois Glorieuses, che avevano portato sul trono Luigi Filippo d’Orléans: i violenti moti del 1830 erano soltanto un ricordo, nessuno pensava di ritornare sulle barricate e gli insoddisfatti, “aiutati” da leggi molto severe, avevano deciso di continuare a lottare usando soltanto le armi dell’ironia e della satira – chi non ha mai visto la famosa caricatura di Daumier con la testa di Luigi Filippo che si trasforma a poco a poco in una pera alzi la mano.
Bisogna tenere conto di questo stato di cose quando si pensa agli anni di formazione di Offenbach per poter comprendere appieno una caratteristica fondamentale del suo stile di autore di operette: il gusto per il motto di spirito, per la burla (mai malevola, beninteso), per la parodia.

Giunto dunque a Parigi, Isaac si adoperò per trovare ai figli un’adeguata sistemazione. Riuscì a ottenere l’ammissione di Jacob al Conservatorio. «Signore,» gli aveva detto in un primo momento Luigi Cherubini, direttore dell’istituto, «secondo lo Statuto di questa scuola, nessuno straniero può farne parte». Isaac non gli rispose, come sarebbe stato ovvio, «Ma voi siete italiano!» Chiese invece al suo austero interlocutore di avere la compiacenza di ascoltare il ragazzo suonare: Cherubini accondiscese e infine si convinse.
Per entrambi i ragazzi Isaac trovò il modo di ottenere piccole entrate, poi rientrò a Colonia, convinto che il più fosse fatto. In realtà i due fratelli dovettero affrontare subito molteplici difficoltà. Non parlavano né capivano il francese, dovevano esprimersi a gesti. Il denaro che riuscivano a guadagnare era veramente poco, e così spesso pativano la fame e il freddo. E soprattutto soffrivano la solitudine.

Dopo un anno Jacob, ormai diventato per tutti Jacques, decise di abbandonare il Conservatorio. Non fu, come affermano alcuni, per mancanza di fondi: semplicemente il ragazzo ne aveva abbastanza dell’austerità di Cherubini e della rigidità dei programmi di studio. Era impaziente di ottenere qualcosa dalla vita, e sentiva che fra le mura del Conservatorio quel qualcosa avrebbe tardato troppo a arrivare.
Si diede dunque da fare per ottenere un lavoro degnamente retribuito, e infine riuscì a entrare a far parte dell’orchestra dell’Opéra-Comique.

(continua)


JO
Jacques Offenbach
20 giugno 1819 – 5 ottobre 1880
(fotografia di Nadar, c1850)

Offenbach 200! – I primi anni a Colonia

Vita di Jacques Offenbach – 1a parte

Questa settimana sarà interamente dedicata a Jacques Offenbach, il piccolo Mozart degli Champs-Élysées, il re del Secondo Impero, ma soprattutto uno dei pochissimi compositori capaci di far autentico umorismo in musica – se ci fate caso, da Clément Janequin a Jean Françaix, da Adriano Banchieri a Elio e le Storie Tese, sono quasi tutti italiani e francesi.
Offenbach potrebbe essere considerato un’eccezione, essendo nato in Germania, a Colonia, il 20 giugno 1819. Suo padre si chiamava Isaac Juda Eberst ed era nativo di Offenbach sul Meno; quando si trasferì nella città renana, a inizio 1800, cominciarono a chiamarlo «der Offenbacher» (quello di Offenbach) e poi semplicemente Offenbach. Era un uomo colto e morigerato che si guadagnava da vivere rilegando libri e dando lezioni di musica; più tardi divenne cantore in una sinagoga di Colonia. Non era ricco, Isaac Offenbach, ma era capace di spendere fino all’ultimo centesimo per i suoi figli. Ne ebbe in tutto dieci: Jacob (il futuro Jacques) era il settimo, il secondo maschio, e ancora in tenera età cominciò a suonare – come tutti in famiglia – il violino; ma un giorno, quando aveva 9 anni, rovistando fra le vecchie cose di casa trovò un violoncello più alto di lui, se ne innamorò e decise che quello sarebbe stato il suo strumento. Considerate le indubbie doti dei figli, Isaac pensò di far suonare in trio il maggiore, Julius (1815 - 1880), al violino, la sorella Isabelle (1817 - 1891) al pianoforte e Jacob. Il piccolo ensemble iniziò a esibirsi nelle birrerie e nelle sale da ballo; per accrescere l’attrattiva di quei concerti, Isaac non si fece scrupolo di ringiovanire Jacob, che era di minuta costituzione, togliendogli due anni: finì per convincersene lo stesso ragazzo che, molto tempo dopo, diventato celebre come Jacques Offenbach, all’inizio di una serie di note autobiografiche scrisse: «Sono nato a Colonia nel 1821».
Da buon padre premuroso, preoccupato per l’avvenire dei figli, Isaac a un certo punto si risolse a portare Julius e Jacob a Parigi.

(continua)


JO
Jacques Offenbach
20 giugno 1819 – 5 ottobre 1880