Per archi o per ottoni

Gustav Holst (1874 - 25 maggio 1934): A Moorside Suite per archi (1928). Northern Sinfonia, dir. David Lloyd-Jones.

I. Scherzo
II. Nocturne [3:00]
III. March [10:06]


La stessa composizione nella versione per ottoni e percussione. The Grimethorpe Colliery Band, dir. Elgar Howarth.

I. Scherzo
II. Nocturne [3:13]
III. March [10:04]


A Moorside Suite I

Alla giga

Autore non identificato: Fuga in sol maggiore, alla giga, già attribuita a Johann Sebastian Bach (BWV 577). Simon Preston, organo.
La giga (in francese gigue) è una forma di danza barocca, di andamento rapido e in ritmo doppio ternario, originatasi dalla jig irlandese.
La Fuga BWV 577 – il cui manoscritto originale non è reperibile – non sarebbe opera di Bach: lo affermano, sulla base di considerazioni stilistiche, i più autorevoli studiosi del lascito bachiano. Ferruccio Rivoir, amico, collega e versatile organista, una volta mi confidò: «La Fuga alla giga non è di Bach. Te lo dicono le dita: quando suoni il vero Bach, le dita trasmettono sensazioni del tutto differenti.»

Troppo “facile”, dunque, per essere scaturita dal genio del Kantor di Lipsia, la Fuga in sol maggiore è tuttavia un brano assai gradevole. Gustav Holst ne curò una interessante strumentazione, di cui possiamo ascoltare due versioni: quella orchestrale è qui interpretata dall’Orchestre Symphonique de Québec diretto da Yoav Talmi, mentre quella per soli strumenti a fiato è eseguita dal North Texas Wind Symphony.



BWV 577

Suite giapponese


Gustav Holst (1874 – 25 maggio 1934): Japanese Suite per orchestra op. 33 (1915). Ulster Orchestra, dir. JoAnn Falletta.

I. Prelude: Song of the fisherman
II. Ceremonial Dance [a 2:30]
III. Dance of the marionette [a 4:04]
IV. Interlude: Song of the fisherman [a 5:43]
V. Dance under the cherry tree [a 6:30]
VI. Finale: Dance of the wolves [a 8:30]


I pianeti di Holst

Gustav Holst (21 settembre 1874 - 1934): The Planets, suite per orchestra (1914-16). Royal Liverpool Philharmonic Orchestra & Chorus, dir. sir Charles Mackerras.

I. Mars, the Bringer of War
II. Venus, the Bringer of Peace
III. Mercury, the Winged Messenger
IV. Jupiter, the Bringer of Jollity
V. Saturn, the Bringer of Old Age
VI. Uranus, the Magician
VII. Neptune, the Mystic

Non astronomia, bensì astrologia 😉
Quale dei sette pianeti di Holst è il vostro preferito?


GH

Greensleeves – VIII

Gustav Holst (1874 – 1934): Suite n. 2 in fa maggiore per banda militare op. 28 n. 2 (1911). Cleveland Symphonic Winds, dir. Frederick Fennell.

I. March
II. Song without words: I’ll love my love
III. Song of the Blacksmith
IV. Fantasia on the Dargason

Greensleeves è nell’ultimo movimento, in contrappunto con la vivace melodia irlandese intitolata Dargason (parola forse derivata da un termine anglosassone che significa nano o fata); anche Dargason, come Greensleeves, risale al XVI secolo.
Un anno dopo la composizione della Suite n. 2, Holst ne rielaborò il finale e lo inserì quale ultimo movimento nella Saint Paul’s Suite, composta per le sue allieve della Saint Paul’s Girls’ School di Londra, istituto del quale fu direttore musicale dal 1905 al 1934.

Gustav Holst: Saint Paul’s Suite per archi op. 29 n. 2 (1912). City of London Sinfonia, dir. Richard Hickox.

I. Jig: Vivace
II. Ostinato: Presto
III. Intermezzo: Andante con moto – Vivace – Tempo I
IV. Finale (The Dargason): Allegro


My Lady Greensleeves