Passamezzo & romanesca


Diego Ortiz (c1510-c1570): Recercada quinta sobre el passamezzo antiguo: Zarabanda, dal Tratado de glosas (trattato sulle variazioni, 1553). Hespèrion XXI, dir. e viola da gamba Jordi Savall.



Diego Ortiz: Recercada VII sobre la romanesca. Stessi interpreti.


Forse, ascoltando queste recercadas, vi sarà venuta in mente Greensleeves: una ragione c’è, ora vedremo di che si tratta.
Passamezzo e romanesca sono danze in voga nel Cinquecento e nei primi anni del secolo successivo. Il passamezzo, di origine italiana, ha andamento lievemente mosso e ritmo binario; sotto il profilo coreutico è molto affine alla pavana, tanto che non di rado, all’epoca, viene con questa identificato: nell’Orchésographie (1588), Thoinot Arbeau scrive che il passamezzo è «une pavane moins pesamment et d’une mesure plus légière». La musica del passamezzo si fonda sopra uno schema armonico caratteristico, non molto dissimile da quello della follia; i musicisti europei tardorinascimentali se ne innamorano e l’impiegano quale base di innumerevoli composizioni, come per esempio The Oak and the Ash e, appunto, Greensleeves.
Intorno alla metà del Cinquecento, lo schema armonico del passamezzo dà origine a una variante destinata a avere altrettanta fortuna: viene chiamata passamezzo moderno per distinguerla dall’altra, detta conseguentemente passamezzo antico. Nella seconda parte del secolo, a fianco di passamezzo antico e passamezzo moderno entrano nell’uso altre formule armoniche stilizzate, come per esempio quella detta romanesca, dal nome di una danza affine alla gagliarda, di origine forse italiana o forse spagnola. Lo schema della romanesca è quasi identico a quello del passamezzo antico.
La più antica versione nota di Greensleeves, che risale agli anni ’80 del XVI secolo, si fonda sul passamezzo antico, ma nel volgere di breve tempo viene soppiantata da una variante che adotta il basso della romanesca. Quasi certamente è quest’ultima la versione conosciuta da Shakespeare, che cita Greensleeves (due volte) nella commedia The Merry Wives of Windsor (scritta nel 1597 o poco dopo). Circa centotrent’anni dopo, Greensleeves è ancora di moda, sempre cantata sopra il basso della romanesca, come dimostra l’air XXVII della Beggar’s Opera di John Gay e Johann Christoph Pepusch. La versione originale, identificata nell’Ottocento dal musicografo inglese William Chappell (cui si deve la raccolta Popular Music of the Olden Time, 1855-1859), è oggi la più nota e diffusa.


Ortiz

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Musica di sua maestà: Enrico VIII d’Inghilterra – I

Enrico VIII d’Inghilterra (1491 – 1547): Pastime with good company, partsong a 3 voci. The King’s Singers.
Uomo di vasta cultura, il secondo re della dinastia Tudor si cimentò anche nella composizione di brani musicali. Pastime with good company è il più famoso fra quelli che ci sono pervenuti.

Testo (in inglese moderno):

Pastime with good company
I love and shall until I die.
Grudge who likes, but none deny,
So God be pleased, thus live will I.
For my pastance:
Hunt, sing, and dance.
My heart is set!
All goodly sport
For my comfort.
Who shall me let?

Youth must have some dalliance,
Of good or ill some pastance.
Company I think then best –
All thoughts and fantasies to digest.
For idleness
Is chief mistress
Of vices all.
Then who can say
But mirth and play
Is best of all?

Company with honesty
Is virtue – vices to flee.
Company is good and ill,
But every man has his free will.
The best ensue.
The worst eschew.
My mind shall be.
Virtue to use.
Vice to refuse.
Thus shall I use me!

Enrico VIII è anche tradizionalmente considerato l’estensore del testo di Greensleeves, che sarebbe stato scritto per Anna Bolena. L’attribuzione appare tuttavia assai poco attendibile, in quanto i più antichi documenti relativi a Greensleeves risalgono agli ultimi anni del Cinquecento, quando il presunto autore era morto da decenni. D’altra parte, è davvero curioso che al sovrano siano stati attribuiti i versi e non anche la melodia, considerato che le non irrilevanti qualità di Enrico VIII in ambito musicale erano ben note.


Greensleeves – V

Nella Beggar’s Opera (1728) di John Gay e Johann Christoph Pepusch, la melodia di Greensleeves è adattata al testo seguente (Air XXVII), cantato da Macheath (qui interpretato da Roger Daltrey) subito dopo aver appreso di essere stato condannato a morte:


Since Laws were made for ev’ry Degree,
To curb Vice in others, as well as me,
I wonder we han’t better Company,
Upon Tyburn Tree!
(*)


But Gold from Law can take out the Sting;
And if rich Men like us were to swing,
‘Twould thin out the Land, such Numbers to string
Upon Tyburn Tree!


(*) La forca. Tyburn era un villaggio del Middlesex ove si eseguivano le sentenze capitali.


My Lady Greensleeves

Greensleeves – IV

Un celebre travestimento spirituale di Greensleeves è il carol natalizio What Child is this? Il testo è di William Chatterton Dix (1837-1898), autore di vari componimenti sacri: fa parte del poemetto The Manger Throne, scritto nel 1865. L’idea di adattarne tre strofe alla melodia di Greensleeves è invece del compositore e organista John Stainer (1840-1901).
Nel web si trovano diverse interpretazioni di What Child is this?, e fra le tante v’è questo adattamento di mons. Marco Frisina per la raccolta Joy to the world. La voce solista è del contralto Rossella Mirabelli; Coro della Diocesi di Roma.

Le strofe di The Manger Throne adattate da Stainer:
1. What child is this, who, laid to rest,
On Mary’s lap is sleeping,
Whom angels greet with anthems sweet
While shepherds watch are keeping?
This, this is Christ the King,
Whom shepherds guard and angels sing;
Haste, haste to bring Him laud,
The babe, the son of Mary!


2. Why lies He in such mean estate
Where ox and ass are feeding?
Good Christian, fear: for sinners here
The silent Word is pleading.
Nails, spear shall pierce him through,
The Cross be borne for me, for you;
Hail, hail the Word Made Flesh,
The babe, the son of Mary!


3. So bring Him incense, gold, and myrrh;
Come, peasant, king, to own Him!
The King of Kings salvation brings;
Let loving hearts enthrone Him!
Raise, raise the song on high!
The virgin sings her lullaby.
Joy! joy! for Christ is born,
The babe, the son of Mary!


Greensleeves – II

Ralph Vaughan Williams (1872-1958): Fantasia on Greensleeves per flauto, arpa e archi. Philadelphia Orchestra, dir. Eugene Ormandy.
Si tratta in effetti di un arrangiamento, curato nel 1934 da Ralph Greaves con il benestare di Vaughan Williams, di un brano dell’opera Sir John in Love (1929), il cui libretto è tratto dalla commedia di Shakespeare The Merry Wives of Windsor.

Sono molto affezionato a Greensleeves.
Quando ero bambino, l’allora unico canale televisivo della Rai trasmetteva un programma dedicato agli agricoltori, che io (ovviamente) non seguivo, ma del quale mi deliziava la “sigla” iniziale con la sua musica dolcissima, eseguita da un’orchestra d’archi. Qualche anno più tardi riuscii infine a risalire alle origini di quella incantevole melodia, grazie a un disco (del 1967) di Alfred Deller intitolato Shakespeare Songs and Consort Music: era, superfluo dirlo, proprio Greensleeves. Le lunghe ricerche compiute in precedenza, con i poveri mezzi di cui potevo disporre allora, mi avevano introdotto nello stupefacente mondo della musica prebachiana, che oggi non ho ancora terminato di esplorare.
Questa è la ragione per cui Greensleeves mi è particolarmente cara.