Del ciel regina – II

Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525 - 2 febbraio 1594): Vergine bella, madrigale spirituale a 5 voci (1581) su testo di Fran­cesco Petrarca (1ª strofe). Ensemble Officium, dir. Wilfried Rombach.

Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sí, che ’n te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole:
ma non so ’ncominciar senza tu’ aita,
et di Colui ch’amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede:
Vergine, s’a mercede
miseria extrema de l’humane cose
già mai ti volse, al mio prego t’inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench’i’ sia terra, et tu del ciel regina.


Palestrina, Vergine bella

La Guamina, l’Alcenagina e la Pomponazza

Adriano Banchieri (1568 – 1634): tre brani dalla raccolta Canzoni alla francese a quattro voci per sonare (1596):
– n. 7, La Guamina (di Gioseffo Guami)
– n. 6, L’Alcenagina sopra Vestiva i colli (madrigale di Palestrina) [2:11]
– n. 5, La Pomponazza [4:26]
Ensemble The King’s Noyse.


L'Alcenagina

Come l’arpa

Giovanni Pierluigi da Palestrina (c1525 - 1594): Sicut cervus, 2a pars Sitivit anima mea, mottetto a 4 voci (1584); testo desunto dal Salmo XLI (42), versetti 1-3. Coro da camera del Collegium Musicum Almae Matris dell’Università di Bologna, dir. Enrico Lombardi.

Sicut cervus desiderat ad fontes aquarum, ita desiderat anima mea ad te, Deus.
Sitivit anima mea ad Deum fortem vivum: quando veniam et apparebo ante faciem Dei?
Fuerunt mihi lacrymae meae panes die ac nocte, dum dicitur mihi quotidie: Ubi est Deus tuus?


Grazie a Luís Henriques e al suo bellissimo sito, ho scoperto una vera chicca: il capolavoro di Palestrina in una versione per due arpe, interpreti Laura Puerto e Manuel Vilas:


Palestrina - Sicut cervus

L’homme armé – I

L’homme, l’homme, l’homme armé,
l’homme armé,
l’homme armé doibt on doubter,
doibt on doubter.
On a fait par tout crier
que chascun se viegne armer
d’un haubregon de fer.
L’homme, l’homme, l’homme armé,
l’homme armé,
l’homme armé doibt on doubter.

Ossia: Si deve aver timore dell’uomo armato. Ovunque si è fatto proclamare che ognuno venga a munirsi di un buon usbergo di ferro.

Questa chanson ha una storia davvero singolare. Ebbe probabilmente origine nel ducato di Borgogna intorno alla metà del secolo XV. Secondo Pietro Aaron, autore della musica sarebbe Antoine Busnois (al servizio della corte borgognona dal 1467, anno in cui il ducato fu ereditato da Carlo il Temerario); l’affermazione del teorico italiano non è però suffragata da prove attendibili né da altre testimonianze coeve, ragion per cui L’homme armé è considerato un brano adespoto.

Fra il 1460 circa e il 1580, la melodia dell’homme armé fu impiegata da diversi musicisti come base per l’elaborazione di messe polifoniche; gli autori portano nomi illustri: oltre allo stesso Busnois, in quel genere di composizione si cimentarono infatti Guillaume Dufay, Loyset Compère, Jacob Obrecht, Johannes Ockeghem, Josquin des Prez (il quale ne scrisse due), Antoine Brumel, Matthaeus Pipelare, Pierre de La Rue, Cristóbal Morales e così via, fino a Giovanni Pierluigi da Palestrina (anch’egli ne compose due). Nessun altro tema musicale ha suscitato altrettanto interesse presso i compositori dell’epoca.

Considerata sotto l’aspetto puramente musicale, la chanson ha indubbiamente un che di militaresco: non solo nel testo, ma anche nella melodia, i cui intervalli di quarta e di quinta fanno pensare alle trombe da segnali. Fra le caratteristiche che ne determinarono la popolarità presso i musicisti del ‘400 e del ‘500 v’è sicuramente il fatto che la melodia dell’homme armé si presta a essere elaborata contrappuntisticamente in modi differenti.

Nasce ora, più che legittima, una curiosità: chi può essere l’«uomo armato» di cui «bisogna aver timore»? A questa domanda si tenterà di dare risposta in una delle prossime puntate…



Le altre puntate: