Prêtre & Debussy

Claude Debussy (1862-1918): Prélude à l’Après-Midi d’un Faune (1890-94), poema sinfonico ispirato dal poema L’Après-Midi d’un Faune (1876) di Stéphane Mallarmé. Radio-Sinfonieorchester Stuttgart, dir. Georges Prêtre (1924-4 gennaio 2017).


Prëtre

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Apparizioni fantastiche di una pulce

Hector Berlioz (1803-1869: «Une puce gentille», dalla légende dramatique La damnation de Faust (1846, da Goethe), parte 2ª, scena 6ª. Gabriel Bacquier, baritono; London Symphony Orchestra, dir. Georges Prêtre.


Walter Braunfels (19 dicembre 1882-1954): Phantastische Erscheinungen eines Themas von Berlioz op. 25 (1914-17). ORF Radio-Symphonieorchester Wien, dir. Dennis Russell Davies.


Braunfels


Séguito di Apparizioni molteplici di una pulce.

Una Giulietta e poi un’altra

Charles Gounod (1818-1893): «Je veux vivre dans ce rêve», arietta (valzer) di Juliette dall’atto I di Roméo et Juliette (1867), opera in 5 atti su libretto di Jules Barbier e Michel Carré. Maria Callas, soprano; Orchestre National de la Radiodiffusion Française, dir. Georges Prêtre.

Je veux vivre
Dans ce rêve qui m’enivre
Ce jour encore!
Douce flamme,
Je te garde dans mon âme
Comme un trésor!

Cette ivresse de jeunesse
Ne dure, hélas, qu’un jour!
Puis vient l’heure
Où l’on pleure,
Le cœur cède à l’amour
Et le bonheur fuit sans retour!

Loin de l’hiver morose
Laisse-moi sommeiller
Et respirer la rose
Avant de l’effeuiller.


Sergej Sergeevič Prokof’ev (1891-1953): «Giulietta – fanciulla», n. 10 (atto I) di Romeo e Giulietta, balletto op. 64 (1935).


Shakespeare

2016, anno scespiriano

Dalla prima all’ultima

Jacques Offenbach (1819-5 ottobre 1880): Die Rheinnixen, ouverture (1864). Wiener Philharmoniker, dir. Georges Prêtre.
Oltre alle operette per cui è famoso, Offenbach scrisse due opere «serie». La prima, Les Fées du Rhin, composta su libretto di Charles-Louis-Étienne Nuitter, Offenbach vivente fu rappresentata solo a Vienna nel 1864 con il titolo di Die Rheinnixen e libretto tradotto in tedesco da Alfred von Wolzogen; ma fu un allestimento poco fortunato: l’opera andò in scena in forma ridotta a causa di un’indisposizione del tenore Alois Ander, che vi avrebbe dovuto sostenere uno dei ruoli principali. La prima rappresentazione integrale, con il libretto originale francese, è del 2002.
Offenbach riutilizzò due brani delle Fées nella sua seconda e ultima opera, Les contes d’Hoffmann, rappresentata postuma nel 1881. Il più famoso dei due, lo «Chant des Elfes» citato anche nell’ouverture, diventò la barcarola («Belle nuit, ô nuit d’amour») cantata da Nicklausse e Giulietta all’inizio del IV atto, ambientato a Venezia.

Dopo il «Galop infernal» di Orphée aux enfers (ascoltatelo qui), questa barcarola è senz’altro la più celebre composizione di Offenbach. Qui è eseguita da Elīna Garanča e Anna Netrebko accompagnate dall’Orchestra filarmonica di Praga diretta da Emmanuel Villaume.

Belle nuit, ô nuit d’amour,
Souris à nos ivresses,
Nuit plus douce que le jour,
Ô belle nuit d’amour!
Le temps fuit et sans retour
Emporte nos tendresses
Loin de cet heureux séjour.
Le temps fuit sans retour.
Zéphyrs embrasés.
Versez-nous vos caresses.
Zéphyrs embrasés,
Donnez-nous vos baisers.

Supernal beauty

Supernal Beauty
Poe e la musica

Edgar Poe nacque a Boston il 19 gennaio 1809. Oggi è noto soprattutto per i suoi racconti dell’orrore e del mistero, ma fu anche un sottile umorista, nonché uno dei massimi verseggiatori in lingua inglese.
Nei suoi scritti teorici si trovano alcuni interessanti pensieri sulla musica. «La musica è come l’idea della poesia. L’indeterminatezza dell’esaltazione suscitata da una dolce aria, che deve essere rigorosamente indefinita, è precisamente ciò cui dobbiamo mirare in poesia» (The Philosophy of Composition, 1846). In un altro saggio, The Poetic Principle (1849), Poe afferma di credere nella possibilità del raggiungimento della bellezza divina («supernal beauty») attraverso la fusione della poesia con la musica.
A questo proposito, sempre nel Poetic Principle si legge: «Spesso siamo portati a sentire con un brivido di gioia che da un’arpa terrena si traggono suoni che non possono essere stati ignoti agli angeli». Nella poesia Israfel v’è appunto la visione magica e dolcissima di un regno immaginario che sta fra l’uomo e il cielo, un regno in cui l’angelo Israfel – «le cui corde del cuore sono un liuto» – canta con voce così soave che le stelle cessano i loro inni, la luna arrossisce d’amore e il baleno indugia nel cielo per ascoltare il canto:

If I could dwell
Where Israfel
   Hath dwelt, and he where I,
He might not sing so wildly well
   A mortal melody,
While a bolder note than this might swell
   From my lyre within the sky.

Sulla concezione che Poe aveva della musica può inoltre far luce l’ingegnoso passo del racconto Bon-Bon (1845; originariamente The Bargain Lost, 1832) ove il Diavolo narra di aver ispirato a Platone la frase «ὁ νούς εστιν αὐλός» (il pensiero è aulo, cioè musica): ma, pentitosi di aver divulgato una verità, e tornato dal filosofo proprio mentre questi stava vergando l’ultima parola, «dando un colpetto al lambda» lo capovolse, sicché la frase si legge ora «ὁ νούς εστιν αὐγός» (= αὐγή; il pensiero è luce).

Nei racconti di Poe non vi sono molti riferimenti alla musica: questo perché lo scrittore sente e dichiara l’esigenza di escludere tutti gli elementi non assolutamente necessari al progresso della ricerca fantastica. Sicché quando la musica entra nel meccanismo narrativo ne costituisce sempre un ingrediente essenziale: serve infatti a sottolineare un particolare stato d’animo, a meglio descrivere una situazione, ad accrescerne il pathos.
Così, per esempio, una musica «sommessa e malinconica, di cui non era possibile scoprire l’origine» contribuisce a creare l’opprimente atmosfera in cui si svolge il dramma di The Assignation; di Roderick Usher si legge che «solo particolari suoni, prodotti da strumenti a corda, non gli ispiravano orrore»; e in The System of Doctor Tarr and Professor Fether una scalcinata orchestrina “accompagna” la vicenda all’apice del grottesco suonando – o tentando di suonare – un improbabile Yankee Doodle.

È noto che la fama di Poe crebbe meno rapidamente in patria che in Europa, ove la sua opera ebbe grande diffusione e successo nella seconda metà dell’Ottocento, dopo che fu tradotta in francese da Baudelaire e poi da Mallarmé. Non è dunque motivo di stupore che, dei numerosi musicisti che a Poe si sono ispirati, la maggior parte siano europei. I testi di Poe che più sovente hanno stimolato la creatività di questi compositori sono i racconti The Masque of the Red Death, da cui sono stati tratti vari balletti, e The Devil in the Belfry; e, fra le poesie, la giovanile To Helen, il celeberrimo poemetto The Raven e soprattutto Annabel Lee e The Bells. Quest’ultima, in particolare, è forse la più musicale fra le creazioni di Poe, con le sue quattro strofe in cui risuonano quattro diversi tipi di campane – le campane d’argento, cioè i sonagli delle carrozze; le campane d’oro delle nozze; le campane di bronzo dell’allarme; e le campane di ferro della morte – delle quali pare di udire veramente i rintocchi: effetto che Poe ottiene con la ripetizione ‘ostinata’ di alcuni monosillabi quali time e, appunto, bells.

[1988]


Sergej Vasil’evič Rachmaninov (1873-1943): Le campane (Колокола), cantata op. 35 per soprano, tenore e baritono solisti, coro misto e orchestra (1913-16). Testo di E. A. Poe, traduzione russa (assai libera) di Konstantin Dmitrievič Bal’mont. Suzanne Murphy, soprano; Keith Lewis, tenore; David Wilson-Johnson, baritono; Scottish National Orchestra & Chorus, dir. Neeme Järvi.
I. Allegro ma non tanto
II. Lento
III. Presto
IV. Lento lugubre


André Caplet (1878-1925): Étude symphonique «le Masque de la Mort Rouge» per arpa e orchestra (1909). Frédérique Cambreling, arpa; Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, dir. Georges Prêtre.


Leonard Bernstein (1918-1990): Israfel, n. 12 di Songfest: A Cycle of American Poems per voci e orchestra (1977).


Vieri Tosatti (1920-1999): Il sistema della dolcezza, dramma musicale assurdo (libretto proprio, da The System of Dr Tarr, 1948-49; 1a rappresentazione: Bergamo 1951).


Composizioni su o ispirate da testi di Edgar A. Poe

  • Dominick Argento [York, Pennsylvania, 1927]: The Voyage of Edgar A. Poe, opera teatrale (Minneapolis, 1976); Le Tombeau d’Edgar Poe per tenore e orchestra (con materiale tratto dall’opera precedente, 1986)
  • sir Edward Cuthbert Bairstow [Huddersfield 1874 – York 1946]: Eldorado per coro (1937)
  • Michael William Balfe [Dublino 1808 – Rowney Abbey, Hertfordshire, 1870]: Annabel Lee per voce e pianoforte (c1865)
  • Yves Baudrier [Parigi 1906 – 1988]: Eleonora, suite sinfonica per onde Martenot e piccola orchestra (1938)
  • Irving Berlin [Tjumen’, Siberia, 1888 – New York 1988]: The Bells per voce e pianoforte (1920)
  • Leonard Bernstein [Lawrence, Massachusetts, 1918 – New York 1990]: Israfel, n. 12 di Songfest: A Cycle of American Poems per voci e orchestra (1977)
  • Bruno Bettinelli [Milano 1913 – 2004]: Il pozzo e il pendolo, opera teatrale (libretto di Clemente Crispolti; Bergamo, 1967)
  • Valentino Bucchi [Firenze 1916 – Roma 1976]: Ballata del silenzio per orchestra (1951)
  • Dudley Buck sr [Hartford, Connecticut, 1839 – Orange, New Jersey, 1909]: The Bells per voce e pianoforte (1866)
  • André Caplet [Le Havre 1878 – Neuilly-sur-Seine 1925]: Étude symphonique «le Masque de la Mort Rouge» per arpa e orchestra (1909; rielaborazione per arpa e quartetto d’archi con il titolo Conte fantastique, 1919)
  • Nikolaj Nikolaevič Čerepnin [San Pietroburgo 1873 – Issy-les-Moulineaux, Parigi, 1945]: le Masque de la Mort Rouge, balletto (Pietrogrado 1916)
  • Philip Greeley Clapp [Boston 1888 – Iowa City 1954]: A Dream within a Dream, Hymn, Evening Star e To Helen per voce e pianoforte (1942)
  • George Henry Crumb [Charleston 1929]: The Sleeper per soprano e pianoforte (1984)
  • Claude Debussy [Saint-Germain-en-Laye 1862 – Parigi 1918]: le Diable dans le beffroi, racconto musicale (libretto proprio; 1902-1911, incompiuto); la Chûte de la Maison Usher, opera teatrale (idem; 1908-1917, idem)
  • Arkadij Dubenskij [Vjatka, Kirov, 1890 – Tenafly, New Jersey, 1966]: The Raven per coro e orchestra (1931)
  • Arthur William Foote [Salem, Massachusetts, 1853 – Boston 1937]: The Bells per coro (1901)
  • Cecil Forsyth [Greenwich 1870 – New York 1941]: To Helen per coro (1927)
  • John Herbert Foulds [Manchester 1880 – Calcutta 1939]: The Tell-Tale Heart per voce recitante e orchestra da camera (1910)
  • Roberto García Morillo [Buenos Aires 1911 – 2003]: Usher, mimodramma op. 8 (Buenos Aires 1948); El caso Maillard, opera teatrale op. 41 (libretto proprio, da The System of Doctor Tarr and Professor Fether; ivi 1977)
  • Henry Franklin Belknap Gilbert [Somerville, Massachusetts, 1868 – Cambridge, Massachusetts, 1928]: The Island of the Fay per pianoforte (1904; versione per orchestra, 1923)
  • Philip Glass [Baltimora 1937]: The Fall of the House of Usher, opera in 2 atti (libretto di Arthur Yorinks; Cambridge, Massachusetts, 1988)
  • Michail Fabjanovič Gnesin [Rostov sul Don 1883 – Mosca 1957]: Il verme conquistatore per voce e orchestra op. 12 (traduzione russa di Konstantin Bal’mont; 1913)
  • Edward Burlingame Hill [Cambridge, Massachusetts, 1872 – Francestown, New Hampshire, 1960]: The Fall of the House of Usher, poema sinfonico op. 27 (1919-1920)
  • Josef Holbrooke [Croydon, Surrey, 1878 – Londra 1958]: The Raven, poema sinfonico op. 25 (1900); Ulalume, idem op. 35 (1901-1903); Al Aaraf, sestetto per archi op. 43 (1902); The Bells per coro e orchestra op. 50 (1903); Annabel Lee per voce e pianoforte (1906); Israfel, sestetto per pianoforte e strumenti a fiato op. 33a (1906); Homage to Edgar Allan Poe, «dramatic choral symphony» op. 48 (The Haunted Palace, Hymn, The City in the Sea e The Valley Nis; 1908); Fate, or Ligeia, quintetto per clarinetto e archi op. 27 n. 2 (1910); The Red Masque, balletto (1914); Tamerlane, concerto per clarinetto (o sassofono), fagotto e orchestra op. 115 (1939)
  • Albert Huybrechts [Dinant 1899 – Bruxelles 1938]: Trois Poèmes d’Edgar A. Poe per soprano (o mezzosoprano) e pianoforte (Eldorado, Je ne prends point garde e À la rivière, traduzione di Stéphane Mallarmé; 1928); Eldorado, trascrizione per voce e orchestra (1928)
  • Désiré-Émile Inghelbrecht [Parigi 1880 – 1965]: le Diable dans le beffroi, balletto (Parigi 1927)
  • John Nicholson Ireland [Bowdon, Cheshire, 1879 – Rock Mill, Sussex, 1962]: Annabel Lee per voce recitante e pianoforte (c1910)
  • Léon Jongen [Liegi 1884 – Bruxelles 1969]: le Masque de la Mort Rouge, balletto (Bruxelles 1956)
  • Edgard Stillman Kelley [Sparta, Wisconsin, 1857 – New York 1944]: Israfel e Eldorado per voce e orchestra (1901); The Sleeper per coro (1904); The Pit and the Pendulum, suite sinfonica (1925)
  • Frederick Saint John Lacy [Blackrock, Cork, 1862 – Cork 1935]: Annabel Lee, cantata per tenore, coro e orchestra op. 2 (1887)
  • Constant Lambert [Londra 1905 – 1951]: King Pest per orchestra (1937)
  • Franco Leoni [Milano 1864 – Londra 1949]: The Bells per coro (1908)
  • William Charles Levey [Dublino 1837 – Londra 1894]: Annabel Lee e The Raven per voce e pianoforte (c1865)
  • Gaël Liardon [Losanna 1973]: Eldorado
  • Charles Martin Loeffler [Mulhouse 1861 – Medfield, Massachusetts, 1935]: A Dream within a Dream e To Helen per voce e pianoforte (1906)
  • Adriano Lualdi [Larino, Campobasso, 1885 – Milano 1971]: Il diavolo nel campanile, opera teatrale (libretto proprio; Milano 1925)
  • James Albert Mallinson [Leeds 1870 – Helsingør 1946]: Eldorado per voce e pianoforte (1901)
  • Enzo Masetti [Bologna 1893 – Roma 1961]: The Bells per voce e pianoforte (1925)
  • Darius Milhaud [Aix-en-Provence 1892 – Ginevra 1974]: The Bells, balletto (Chicago 1946)
  • Nikolaj Jakovlevič Mjaskovskij [Novo-Georgievsk, Varsavia, 1881 – Mosca 1950]: Silenzio, parabola sinfonica op. 9 (1909)
  • Slavko Osterc [Verzej, Slovenia, 1895 – Lubiana 1941]: Maska rdeče smrti, balletto (Lubiana 1932)
  • Flor Peeters [Tielen, Anversa, 1903 – Anversa 1986]: Annabel Lee per voce recitante e pianoforte op. 86a (1956)
  • Claude Prey [Fleury-sur-Andelle, Eure, 1925 – Parigi 1998]: Le coeur révélateur, opera da camera (libretto di Philippe Soupault; 1964)
  • Sergej Vasil’evič Rachmaninov [Oneg, Novgorod, 1873 – Beverly Hills, California, 1943]: Le campane, cantata per soprano, tenore, baritono, coro e orchestra op. 35 (traduzione russa di K. Bal’mont; 1913, revisione 1916)
  • Augusta Read Thomas [Glen Cove, New York, 1964]: Ligeia, opera teatrale (libretto di Leslie Dunton-Downer; Évian 1994)
  • Herbert Owen Reed [Odessa, Missouri, 1910 – Athens, Georgia, 2014]: The Mask of the Red Death, balletto-pantomima (1936)
  • Aribert Reimann [Berlino 1936]: Drei Lieder nach Gedichten von Edgar A. Poe per soprano e orchestra (1980-1982)
  • Henriette Renié [Parigi 1875 – 1956]: Ballade fantastique d’après Le Coeur révélateur d’Edgar Poe per arpa (1912)
  • José Rogel [Orihuela, Alicante, 1829 – Cartagena 1901]: ¿Quién es el loco?, musiche di scena (da The System of Dr Tarr; 1867)
  • Lazare Saminsky [Vale-Gozulovo, Odessa, 1882 – Port Chester, New York, 1959]: Gagliarda of a Merry Plague, opera-balletto (da The Mask of the Red Death; New York 1925)
  • Henri Sauguet [Bordeaux 1901 – Parigi 1989]: le Caméléopard, balletto (sceneggiatura di Alain Vigot, da Four Beasts in One; Parigi 1956)
  • Florent Schmitt [Blamont, Meurthe-et-Moselle, 1870 – Neuilly-sur-Seine 1958]: le Palais hanté, studio sinfonico op. 49 (1904)
  • Déodat de Séverac [Saint-Félix-de-Caraman, Tolosa, 1872 – Céret, Pyrénéees-Orientales, 1921]: Un rêve (= A Dream within a Dream) per voce e pianoforte (1914)
  • Bertram Shapleigh [Boston 1871 – Washington 1940]: To Helen, To F–, Hymn, Eldorado e To the River per voce e pianoforte (c1900); The Raven per coro e orchestra op. 50 (c1906)
  • Martin Edward Fallas Shaw [Londra 1875 – Southwold, Suffolk, 1958]: Annabel Lee per voce e pianoforte (1921)
  • Lazar “Larry” Sitsky [Tientsin 1934]: The Fall of the House of Usher, opera teatrale (libretto di Gwen Harwood; 1965)
  • sir Arthur Somervell [Windermere, Westmoreland, 1863 – Londra 1937]: Annabel Lee per voce e pianoforte (c1900)
  • Oscar George Theodore Sonneck [Jersey City 1873 – New York 1928]: Four Poems by Edgar A. Poe per voce e pianoforte op. 16 (To Helen, To F–, Eldorado e A Dream within a Dream; 1917)
  • John Philip Sousa [Washington 1854 – Reading, Pennsylvania, 1932]: Annabel Lee per voce e pianoforte (c1930)
  • Erich Walter Sternberg [Berlino 1891 – Tel Aviv 1974]: Haorew per baritono e orchestra (da The Raven; 1953)
  • George Templeton Strong [New York 1856 – Ginevra 1948]: Annabel Lee per voce e pianoforte (1924)
  • sir Arthur Seymour Sullivan [Lambeth, Londra, 1842 – 1900]: To One in Paradise per voce e pianoforte (c1900)
  • Joseph Deems Taylor [New York 1885 – 1966]: To Helen per voce e pianoforte (1930)
  • George William Torrance [Rathmines, Dublino, 1835 – Kilkenny 1907]: A Dream within a Dream per coro (1904)
  • Vieri Tosatti [Roma 1920 – 1999]: Il sistema della dolcezza, dramma musicale assurdo (libretto proprio, da The System of Dr Tarr; Bergamo 1951); Il Paradiso e il Poeta, dramma musicale in 3 atti e 4 quadri liberamente tratto da testi vari di Poe (1965; eseguito in versione da concerto a Torino nel 1971)
  • Giulio Viozzi [Trieste 1912 – Verona 1984]: Allamistakeo, opera teatrale (libretto proprio, da Some Words with a Mummy; Bergamo 1954)
  • Richard Henry Walthew [Londra 1872 – East Preston, Surrey, 1951]: Eldorado (1896) e Annabel Lee (1923) per voce e pianoforte
  • Amilcare Castore Zanella [Monticelli d’Ongina, Piacenza, 1873 – Pesaro 1949]: Edgar Poe, impressione sinfonica (1921)

Inoltre, il compositore austro-tedesco Franz Schreker [Principato di Monaco 1878 – Berlino 1934] dal racconto The Masque of the Red Death trasse un libretto d’opera (Der rote Tod, 1911; il testo è pubblicato in Dichtungen für Musik, 2 voll., Vienna 1920-21).


Poe

Puro Poulenc


Francis Poulenc: Concerto per due pianoforti e orchestra (1932), qui interpretato dal compositore insieme con Jacques Février (1959); l’Orchestre National de la Radio-Télévison Française è diretto da Georges Prêtre.
Ispirato, in parte, dal Concerto in sol di Ravel, nel movimento centrale contiene un tenero omaggio a Mozart; tutto è comunque impregnato da un senso dell’ironia molto “francese”. Fu lo stesso autore a definire questo concerto «puro Poulenc».


Poulenc: Suite française

Questo post è espressamente dedicato a (in ordine alfabetico) Poetella e Tramedipensieri.

Francis Poulenc (1899-1963), il più sottovalutato dei compositori francesi del ‘900, compose la Suite française nel 1935 affinché fosse eseguita durante la rappresentazione del II atto del dramma La reine Margot di Édouard Bourdet. La suite consiste in una rielaborazione di alcuni brani tratti dai Livres de danceries pubblicati intorno al 1550 da Claude Gervaise: si tratta dunque di una serie di danze rinascimentali (bran[s]le, pavane, sicilienne), cui si aggiungono una “piccola marcia militare”, un carillon e una complainte (n. 4) che è l’unico pezzo interamente composto da Poulenc.
Il brano più celebre è indubbiamente il Bransle de Bourgogne che apre la suite; il più amato dal sottoscritto è lo struggente Bransle de Champagne (n. 5).

Orchestre de Paris, dir. Georges Prêtre.