Due mazurche in fa diesis minore

Fryderyk Chopin (1810‚ÄČ-‚ÄČ1849): Mazurca in fa diesis minore op. 59 n. 3 (1844). Arthur Rubinstein, pianoforte.

Il tema iniziale ha carattere schiettamente popolare; anche il secondo episodio, in modo maggiore, √® una danza piena di brio. Nella ripresa della sezione iniziale, il primo tema viene esposto attraverso un sottile gioco contrappuntistico; la composizione si conclude, inaspettatamente, in modo maggiore. Di questo brano si conosce anche un’altra versione, lievemente diversa.

Chopin, op. 59 n. 3


Aleksander MichaŇāowski (17 maggio 1851‚ÄČ-‚ÄČ1938): Mazurca n. 1 in fa diesis minore op. 5 (c1870-80). Robert Marat, pianoforte.

MichaŇāowski, op. 5

Answering without answering

Lucy avrebbe potuto commentare ¬ę–Ä come parlare a un sordo¬Ľ ovvero ¬ęNon c’√® peggior sordo di chi non vuol sentire¬Ľ, facendo esplicito riferimento al musicista pi√Ļ amato da Schroeder. Ma in effetti in questa striscia (del 29 novembre 1971) il piccolo virtuoso non esegue una composizione di Beethoven, bens√¨ una delle pi√Ļ celebri creazioni di Chopin, la Ballata n. 1 in sol minore op. 23 (scritta forse nel 1835), che qui potete ascoltare nell’interpretazione di Krystian Zimerman:

Il luppolo

Fryderyk Chopin (1810 – 1849): Preludio in la minore op. 28 n. 2 (1831). Evgenij Kisin, pianoforte.
Questo Preludio √® stato a lungo considerato la pi√Ļ problematica composizione di Chopin: per le arditezze armoniche dell’accompagnamento, per la staticit√† della melodia (quattro volte ripetuta con varianti quasi inavvertibili), per la sconsolata mestizia dell’insieme. ¬ęNel Preludio in la minore Chopin supera la sua epoca di intere decine d’anni¬Ľ, osserva J√≥zef ChomiŇĄski; e Casella vi scorge appunto un’impressionante analogia con il preludio alla seconda parte del Sacre du printemps di Stravinskij.
Si √® riconosciuta nella desolata melodia del secondo Preludio la citazione di un canto rituale di nozze polacco, intitolato Chmiel (Il luppolo), sul quale Chopin improvvis√≤ pi√Ļ volte in pubblico.


Chopin

Il Preludio in la minore mi è tornato alla mente leggendo questo articolo di Luoghi d’Autore, Web Magazine di viaggi e cultura a cura di Emanuela Riverso.

Un innocente amor

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791): ¬ęL√† ci darem la mano¬Ľ, duettino di Don Giovanni e Zerlina, dal I atto, scena 9a, del dramma giocoso Don Giovanni K 527 (1787), libretto di Lorenzo Da Ponte. Bo Skovhus, baritono; Regina Schorg, soprano; Nicolaus Esterhazy Sinfonia, dir. Michael Halasz.


Friedrich Dotzauer (1783 – 6 marzo 1860): Andante con Variazioni √ľber ein Thema aus der Oper ¬ęDon Giovanni¬Ľ per 2 violoncelli. Marie Spaemann e Rebekka Markowski.


Fryderyk Chopin (1810 – 1849): Variazioni per pianoforte e orchestra op. 2 (1827) su ¬ęL√† ci darem la mano¬Ľ dal Don Giovanni di Mozart. Claudio Arrau, pianoforte; London Philharmonic Orchestra, dir. Eliahu Inbal.

Chopin elabor√≤ questa sua prima partitura orchestrale durante il secondo anno di studio presso la Scuola superiore di musica di Varsavia; le Variazioni contribuirono in maniera determinante, forse anche pi√Ļ dei Concerti per pianoforte, a far conoscere il nome del giovane compositore in patria e nei principali centri musicali europei.
√ą noto l’entusiasmo che le Variazioni op. 2 suscitarono nel giovane Schumann, il quale le recens√¨ in un lungo articolo per l’¬ęAllgemeine Musikalische Zeitung¬Ľ di Lipsia (n. XXXIII/49 del 7 dicembre 1831), articolo che s’inizia con una significativa esclamazione: ¬ęGi√Ļ il cappello, signori, un genio!¬Ľ. Chopin lesse la recensione e ne scrisse divertito a Tytus Woyciechowski, dedicatario delle Variazioni: ¬ęCostui le analizza misura per misura, affermando che non sono variazioni come le altre, ma una specie di quadro fantastico. Della seconda dice che vi si vedono correre Don Giovanni e Leporello; nella terza Don Giovanni stringe Zerlina fra le braccia, mentre a sinistra Masetto si rode di rabbia. Infine sostiene che nella quinta misura dell’Adagio Don Giovanni bacia Zerlina in re bemolle maggiore. […] √ą ben divertente la fantasia di questo tedesco¬Ľ (12 dicembre 1831).
Chopin esegu√¨ pi√Ļ volte in pubblico le Variazioni op. 2: fra l’altro, anche nel concerto con il quale si present√≤ al mondo musicale parigino, il 26 febbraio 1832.


Chopin op. 2

Fryderyk y Federico


Fryderyk Chopin (1810 – 1849): Preludio in la maggiore op. 28 n. 7 (1836). Ivo Pogorelich, pianoforte.



Federico Mompou (16 aprile 1893 – 1987): Cancion y Danza n. 6 (1956). Aldo Ciccolini, pianoforte



Fryderyk Chopin: Fantaisie-impromptu in do diesis minore op. posth. 66 (1834). Artur Rubinstein, pianoforte.



Federico Mompou: 12 Variazioni sopra un tema di Chopin (1938-57). Monica Hart Alianello, pianoforte.

Tema: Andantino
1ª variazione: Tranquillo e molto amabile
2ª variazione: Gracioso
3ª variazione: Lento
4ª variazione: Espressivo
5ª variazione: Tempo di mazurka
6ª variazione: Recitativo
7ª variazione: Allegro leggiero
8ª variazione: Andante dolce e espressivo
9ª variazione: Valse
10¬™ variazione: √Čvocation. Cantabile molto espressivo
11ª variazione: Lento dolce e legato
12ª variazione: Galope y Epílogo

Nella 10ª variazione sono citati la Cancion y Danza n. 6 di Mompou e, nella sezione centrale, il tema cantabile della Fantaisie-impromptu op. 66 di Chopin.


Fryderyk Chopin
Federico Mompou

Falsi celebri


L’articolo di oggi, piccolo omaggio a Umberto Eco, prende in esame alcuni apocrifi di successo ūüôā


Remo Giazotto (1910-1998): Adagio in sol minore per archi e basso continuo (1957) noto come Adagio di Albinoni. Berliner Philharmoniker, dir. Herbert von Karajan.
Compositore e musicologo, Giazotto compil√≤ fra l’altro il catalogo sistematico delle opere di Tomaso Albinoni (1671-1751). Nel 1958 diede alle stampe l’Adagio attribuendone la paternit√† al maestro veneziano: si tratterebbe di una sonata a tre della quale sopravvivono soltanto il basso numerato e due frammenti della parte del I violino, dallo stesso Giazotto rinvenuti manoscritti nella S√§chsische Landesbibliothek di Dresda. ¬ęL’elaboratore ha proceduto alla realizzazione del basso numerato superstite sul quale, avvalendosi di due episodi melodici (sei battute in tutto), ha creato e disposto un nesso narrativo che aderisse con assoluta fedelt√† al tessuto armonico che il basso numerato originale suggeriva¬Ľ, spieg√≤ lo studioso romano. Dopo la morte del quale, per√≤, si √® appurato che la Biblioteca di Dresda non conserva alcun frammento corrispondente alla descrizione, ragion per cui si ritiene che l’Adagio sia interamente opera di Remo Giazotto.


Ludwig NohlLudwig van Beethoven (1770-1827) o Ludwig Nohl (1831-1885): F√ľr Elise (1810?). Ivo Pogorelich, pianoforte.
La composizione oggi universalmente nota con il titolo F√ľr Elise (Per Elisa) fu scoperta quarant’anni dopo la morte di Beethoven, nel 1867, a Monaco, presso una collezione privata, dallo studioso e scrittore tedesco Ludwig Nohl (nel ritrattino qui a sinistra). Il manoscritto, oggi perduto, secondo la testimonianza di Nohl era datato 27 aprile 1810. Ci si √® a lungo interrogati sull’identit√† della dedicataria: poich√© non risulta che Beethoven conoscesse di persona una Elise, l’opinione pi√Ļ diffusa √® che il nome riportato sulla partitura fosse in realt√† Therese (ossia Therese Malfatti von Rohrenbach zu Dezza, amata da Beethoven) e che Nohl abbia mal interpretato la grafia del compositore.
Il brano √® incluso nel catalogo beethoveniano come n. 59 dei Werke ohne Opuszahl (WoO = composizioni senza numero d’opus). Ma, dopo accurati studi, il musicologo italiano Luca Chiantore (vedere qui) √® giunto alla conclusione che Per Elisa non sia di Beethoven: il vero autore sarebbe lo stesso Nohl.
In ogni caso, pare di poter escludere che Beethoven abbia ¬ędedicato una celebre composizione per pianoforte¬Ľ a una donna di nome Elisa…


Autore non identificato: Valzer in mi bemolle maggiore, attribuito a Fryderyk Chopin. Arturo Benedetti Michelangeli, pianoforte.
Di questa composizione ‚Äď per la verit√† simile pi√Ļ a un L√§ndler che a un valzer ‚Äď l’unica copia manoscritta di cui abbiamo notizia si trovava nell’album personale di Emilia Elsner (figlia di uno dei maestri di Chopin), ove per√≤ non era riportato il nome del suo autore; l’album, che conteneva alcuni brani certamente di Chopin, √® andato perduto, ma era stato esaminato alla fine dell’Ottocento dal letterato e musicografo polacco Ferdynand Hoesick, il quale ne pubblic√≤ il contenuto in un volume di supplemento all’edizione Breitkopf & H√§rtel delle opere complete chopiniane (Lipsia, 1902). Il Valzer in mi bemolle, a ben vedere, non ha assolutamente nulla dello stile di Chopin: opinione di diversi studiosi √® che l’attribuzione al maestro polacco debba considerarsi una svista di Hoesick.


Johann Peter Kellner? (1705-1772): Toccata e Fuga in re minore per organo, attribuita a Johann Sebastian Bach (BWV 565). Michel Chapuis, organo.
Della questione si parlava gi√† all’inizio degli anni 1980: ¬ęla composizione organistica nota come Toccata e fuga in re minore, n. 565 del Bach-Werke-Verzeichnis di Wolfgang Schmieder, √® opera di Johann Sebastian Bach?¬Ľ si chiedevano, fra gli altri, Peter Williams (BWV 565: A toccata in D minor for organ by J.S.Bach?, in ¬ęEarly Music¬Ľ 9/3, 1981) e David Humphreys (The D minor Toccata BWV 565, ibid. 10/2, 1982). La discussione √® tuttora viva, ma √® assai probabile che nelle prossime edizioni del catalogo bachiano dovremo andare a cercare il numero 565 fra le opere spurie.
Riassumendo:

  • Il pi√Ļ antico manoscritto noto della Toccata e fuga √® una copia eseguita da Johann Ringk (1717-1778), allievo di un allievo di Bach. Studiando il documento, Williams √® giunto a questa con¬≠clusione: non si tratta di un’opera originale, bens√¨ della trascrizione di un brano ori¬≠gi¬≠na¬≠ria¬≠mente concepito per violino solo.

  • Humphreys ha attribuito il brano a Johann Peter Kellner, allievo di Bach intorno al 1729 e maestro di Ringk.

  • Bernhard Billeter ritiene invece che si tratti di un adattamento di un brano clavicembalistico (Bachs Toccata und Fuge d-moll f√ľr Orgel BWV 565 ‚Äď ein Cembalowerk?, in ¬ęDie Musik¬≠forschung¬Ľ 50/1, 1997).

  • Nel 1995 Rolf Dietrich Claus ha pubblicato uno studio (Zur Echtheit von Toccata und Fuge d-moll BWV 565, Colonia, Verlag Dohr) nel quale sostiene che la composizione, di probabile origine violinistica, non pu√≤ essere un’opera giovanile di Bach ‚Äď come si era sempre pensato, ritenendo di poter cos√¨ giustificare le sue molte incongruenze ‚Äď e giunge alla conclusione che debba essere attribuita a un compositore della generazione dei figli di Bach. Nella 2¬™ edizione ampliata (1999) Claus risponde punto per punto a coloro che avevano criticato e confutato le sue tesi.

  • Nel 2000 Stephan Emele presenta una dissertazione dedicata a Kellner (Ein Beispiel der mitteldeutschen Orgelkunst des 18. Jahrhunderts: Johann Peter Kellner), considerato quale probabile autore della Toccata e fuga in re minore. L’analisi stilistica √® dettagliata e abbastanza convincente (si veda il sito della Johann-Peter-Kellner-Gesellschaft).

  • Nel 2005 Eric Lewin Altschuler ipotizza che tanto la Toccata e Fuga BWV 565 quanto la Ciaccona della Seconda Partita per violino BWV 1004 potessero essere in origine brani per liuto (Were Bach’s Toccata and Fugue BWV565 and the Ciaccona from BWV1004 Lute Pieces?, in ¬ęThe Musical Times¬Ľ 146/1893).

Penso che chiunque abbia un po’ di dimestichezza con le composizioni del Kantor di Lipsia difficilmente potr√† trovarsi in totale disaccordo con gli studiosi sopra menzionati: BWV 565 non sembra essere di Bach; la magniloquenza fine a s√© stessa, l’elementare semplicit√† dell’armonia, l’inconsistenza del contrappunto sono rivelatrici. Il vero Bach √® altrove.