Invito al valzer

Carl Maria von Weber (18 novembre 1786 - 1826): Aufforderung zum Tanz, rondò brillante per pianoforte op. 65, J 260 (1819); versione da concerto di Franz Liszt (1811 - 1886). Alexander Paley.


Lo stesso brano nella celebre orchestrazione (1841) di Hector Berlioz (1803 - 1869). Berliner Philharmoniker, dir. Herbert von Karajan.



Ave Maria d’Arcadelt

Jacques Arcadelt (1507 - 14 ottobre 1568): Nous voyons que les hommes, chanson a 3 voci (pubblicata nel 1554). Ensemble Doulce Mémoire, dir. Denis Raisin Dadre.

Nous voyons que les hommes
font tous vertu d’aimer
et, sottes que nous sommes,
voulons l’amour blâmer.

Ce qui leur est louable
nous tourne à déshonneur,
faute inexcusable,
O dure loi d’honneur!

Nature, plus qu’eux sage,
nous en a un corps mis
plus propre à cet usage
et nous est moins permis.


Arcadelt: Ave Maria a 4 voci. The Cathedral Singers, dir. Richard Proulx.
Non si tratta in realtà di una composizione originale di Arcadelt, bensì di un travestimento spirituale, realizzato da Pierre-Louis Dietsch nel 1842, della chanson precedente.


Franz Liszt (1811 - 1886): Ave Maria d’Arcadelt per pianoforte S.183/2 (1862). Philip Thomson.


Altre composizioni di Jacques Arcadelt in questo blog:

Eine kleine Nichtmusik

P.D.Q. Bach ovvero Peter Schickele (1935): Eine kleine Nichtmusik (1977).
Ecco un quodlibet alquanto irriverente. Se non riuscite a individuare tutte le composizioni citate, oltre ovviamente alla serenata quasi omonima (K 525) di Mozart, ne potete trovare qui di seguito i titoli, elencati in ordine di apparizione 😀

I movimento:

  – Anonimo: Turkey in the Straw [0:06]
  – Liszt: Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 [0:29]
  – Brahms: Sinfonia n. 3, IV movimento [0:32]
  – Mozart: duetto «Là ci darem del mano» dal Don Giovanni [0:39]
  – Mozart: Concerto per pianoforte n. 23, I movimento [0:46]
  – Mozart: «Voi che sapete» dalle Nozze di Figaro [0:53]
  – Anonimo: Canto dei battellieri del Volga [0:58]
  – Anonimo: D’ye ken John Peel? (canzone tradizionale inglese) [1:17]
  – Mozart: Sinfonia n. 1, I movimento [1:25]
  – Anonimo: El jarabe tapatio [1:33]
  – Mozart: «Voi che sapete» dalle Nozze di Figaro [1:40]
  – Rachmaninov: Concerto per pianoforte n. 2, I movimento [1:47]
  – Sousa: The Thunderer [2:11]
  – Beethoven: Sinfonia n. 7, IV movimento [2:14]
  – Mozart: Sinfonia n. 41 (Jupiter), IV movimento [2:32]
  – Dvořák: Sinfonia n. 9 (Dal Nuovo Mondo), I movimento [2:37]
  – Brahms: Sinfonia n. 3, IV movimento [2:40]
  – Brahms: Sinfonia n. 4, I movimento [2:50]
  – Händel: «For Unto Us a Child Is Born» dal Messiah [3:03]
  – Beethoven: Sinfonia n. 5, IV movimento [3:13]
  – Emmett: I wish I was in Dixie [3:23]
  – Šostakovič: Sinfonia n. 9, I movimento [3:35]
  – Čajkovskij: «Marcia» dallo Schiaccianoci [3:44]

II movimento:

  – Foster: Jeannie with the light brown hair [4:01]
  – Čajkovskij: Nur wer die Sehnsucht kennt [4:38]
  – Anonimo: Mary had a little lamb (canzoncina infantile) [4:52]
  – Čajkovskij: scena dal Lago dei cigni [5:07]
  – Beethoven: Concerto per pianoforte n. 3, I movimento [5:20]
  – Rimskij-Korsakov: Shahrazad, Leitmotiv del violino solista [5:20]
  – Franck: Sinfonia in re minore, I movimento [5:20]
  – Mendelssohn: Frühlingslied, n. 6 dei Lieder ohne Worte op. 62 [5:33]
  – Brahms: Sinfonia n. 4, I movimento [5:40]
  – Anonimo (forse Davide Rizzio): Auld Lang Syne [5:53]
  – Verdi: «Vedi, le fosche notturne spoglie» dal Trovatore [6:16]
  – Wagner: Preludio da Tristan und Isolde [6:31]
  – Anonimo: Alouette (canzoncina infantile) [6:48]
  – Tema B-A-C-H (SI♭-LA-DO-SI) [7:04]
  – Rachmaninov: Concerto per pianoforte n. 2, III movimento [7:12]

III movimento:

  – Anonimo: Here We Go Loopty Loo (canzoncina infantile) [7:53]
  – Beethoven: Sinfonia n. 5, I movimento [8:14]
  – Von Tilzer: Take Me Out to the Ball Game (inno ufficioso del baseball negli Stati Uniti) [8:36]
  – Musorgskij: tema dell’incoronazione da Boris Godunov [8:55]
  – Anonimo: Oh, Dear, What Can the Matter Be? (canzoncina infantile) [9:12]
  – Rimskij-Korsakov: Shahrazad, tema del giovane principe [9:23]

IV movimento:

  – Foster: Oh, Susanna [9:56]
  – Rossini: galop dalla sinfonia del Guillaume Tell [10:11]
  – Schubert: Marcia militare [10:15]
  – Franck: Sinfonia in re minore, III movimento [10:19]
  – Sullivan: «Miyasama» da The Mikado [10:19]
  – Grieg: «Nell’antro del re della montagna» da Peer Gynt [10:23]
  – Schubert: Erlkönig [10:26]
  – Musorgskij: tema dell’incoronazione da Boris Godunov [10:26]
  – Anonimo: Ah!, vous dirai-je, maman (canzoncina infantile) [10:32]
  – Franck: Sinfonia in re minore, III movimento [10:36]
  – Foster: Old Black Joe (canto tradizionale) [10:44]
  – Mozart: Sinfonia n. 29, IV movimento [10:50]
  – Stravinskij: dal finale di Pétrouchka [10:55]
  – Humperdinck: Hänsel und Gretel, atto I, scena 1a [11:03]
  – Offenbach: «Galop enfernal» da Orphée aux enfers [11:07]
  – Schumann: Sinfonia n. 1 (Frühlingssymphonie), I movimento [11:11]
  – Anonimo: Travadja La Moukère [11:15]
  – Musorgskij: «La Grande Porta di Kiev» dai Quadri di un’esposizione [11:19]
  – Autore incerto: Westminster Quarters [11:26]
  – Beethoven: Sinfonia n. 5, I movimento [11:20]
  – R. Strauss: Till Eulenspiegels lustige Streiche [11:30]


Peter Schickele

Piangendo rido

Franz Liszt (1811 - 1886): Pace non trovo, n. 1 dei Tre Sonetti di Petrarca, 1a versione, S 270a (1842). Renato Bruson, baritono; Andreas Juffinger, pianoforte.

Pace non trovo, et non ò da far guerra;
e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;
et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra;
et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio.

Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra,
né per suo mi riten né scioglie il laccio;
et non m’ancide Amore, et non mi sferra,
né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio.

Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido;
et bramo di perir, et cheggio aita;
et ò in odio me stesso, et amo altrui.

Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte et vita:
in questo stato son, donna, per voi.

Francesco Petrarca è il poeta più musicato di ogni tempo e Paese: l’interesse di tanti compositori si spiega facilmente con l’incomparabile bellezza e la musicalità dei suoi versi. Per far sì che possiate rendervi pienamente conto di questi pregi, vi propongo di ascoltare il Sonetto CXXXIV nella suggestiva recitazione di Luigi Maria Corsanico:


Offenbach 200! – Il celebre virtuoso

Vita di Jacques Offenbach – 3a parte

Poco dopo aver lasciato l’orchestra dell’Opéra-Comique, nel 1838, Jacques conobbe Friedrich von Flotow, altro musicista tedesco momentaneamente stanziato a Parigi, di sette anni più anziano e già ben introdotto nei salotti della capitale: qui Flotow e Offenbach iniziarono a esibirsi in duo, eseguendo brani per violoncello e pianoforte composti a quattro mani. Nel gennaio del 1839 Jacques e Julius, nel frattempo diventato Jules, tennero il loro primo concerto pubblico insieme, facendo il tutto esaurito. Una valse lente che Jacques improvvisò quella sera piacque tanto, il pubblico la paragonò ai valzer di Chopin.
Nel corso degli anni 1840 Offenbach proseguì l’attività concertistica, suonando talvolta con altri celebri virtuosi, fra i quali Anton Rubinštejn, allora undicenne, nel 1841, e Franz Liszt, a Colonia, nel 1843. Convertitosi poi al cattolicesimo, nell’agosto del 1844 Offenbach sposò Herminie d’Alcain (*). Si erano conosciuti nel salotto della madre di lei, il cui secondo marito era un organizzatore londinese di concerti, John Mitchell: e così, già nella primavera di quell’anno Jacques si era esibito a Londra, suonando fra gli altri con Mendelssohn e il dodicenne Joseph Joachim nel Castello di Windsor, presenti la regina Vittoria e il principe consorte, Alberto.

Nel frattempo Offenbach si era cimentato nella composizione di musiche destinate alla rappresentazione scenica. Il suo segreto desiderio era quello di scrivere per il teatro: ebbe una prima occasione di esaudirlo nel 1839, quando gli fu commissionato il vaudeville in 1 atto Pascal et Chambord, su libretto di Anicet Bourgeois e Brisebarre: andò in scena al Palais-Royal il 2 marzo e fu un fiasco colossale. Nel 1847 fu la volta dell’opéra-comique L’Alcôve, sempre in 1 atto, libretto di Philippe-Auguste Pittaud de Forges, Adolphe de Leuven e Eugène Roche; fu rappresentato il 24 aprile al Théâtre de La Tour d’Auvergne e non ebbe sorte migliore. Piacque a un unico spettatore, ma era uno spettatore importante: Adolphe-Charles Adam, celebrato autore di opere come Le Postillon de Lonjumeau (1836) e di balletti come Giselle (1841), la cui fortuna dura ancor oggi. Adam espresse il proprio gradimento a Jacques, che ne fu rincuorato: aveva speso tutto ciò che poteva permettersi di spendere per allestire L’Alcôve, l’insuccesso rischiava di mettere la parola fine alla sua carriera di operista. In seguito Adam propose a Offenbach di scrivere una partitura per il suo teatro, il Théâtre Lyrique, inaugurato il 15 novembre di quell’anno. La rappresentazione del lavoro di Offenbach era prevista per la primavera dell’anno successivo e tutto sembrava andare per la maggiore.
Già, ma l’anno successivo fu il fatidico 1848.
Allo scoppio della rivoluzione, l’ennesima, Jacques vide crollare nuovamente i propri sogni. Fu costretto a tornare a Colonia. Al suo ritorno a Parigi ottenne l’incarico di direttore del Théâtre Français (1850); i suoi nuovi componimenti teatrali continuarono a riscuotere successi assai modesti.
Ma poi giunse il 1855, l’anno dell’Esposizione universale…


«La vita di Jacques Offenbach è la storia di una conquista. Un ragazzo vive solo, a tredici anni, in una città immensa. Gli abitanti l’ignorano. Degli uomini e delle donne che lo circondano egli non parla nemmeno la lingua. È povero. Deve guadagnarsi il pane. Ogni sera raggiunge una soffitta solitaria: spesso ha fame. Ma egli è felice perché sa che un giorno la sua vita sarà piena; perché porta in sé infiniti tesori melodici. La vita di Jacques Offenbach è l’esempio d’una lotta contro la disperazione, d’un combattimento risolto in una vittoria che per lungo tempo gli si è negata. Il fatto che essa sia stata infine concessa a Jacques Offenbach prova che esiste fra certi esseri e certe epoche una identificazione, talvolta assoluta. Era necessario che Offenbach attendesse il Secondo Impero per ottenere il successo. Egli ebbe l’eroismo della pazienza: il più grande. A tale coraggio noi siamo debitori d’una musica che prodigiosamente rievoca il suo tempo. Nel nostro cuore gli spartiti di Jacques Offenbach sono legati indissolubilmente al regno di Napoleone III. Più che le scomparse Tuileries, essi illustrano le grandezze e le pecche di un’epoca. Cerchiamo di ricordare il regno del secondo Napoleone: sentiremo i ritmi di Offenbach. Solo i suoi. Privilegio senza dubbio unico.»
(Alain Decaux, Offenbach, roi du Second Empire, 1966; traduzione italiana di Alberto Pogni, Rusconi, Milano 1981)

(continua)


(*) Herminie era nata nel 1826 e morì nel 1887. Dal matrimonio nacquero cinque figli: Berthe (1845 - 1927), Minna (1850 - 1914), Pépita (1855 - 1925), Jacqueline (1858 - 1936) e Auguste (1862 - 1883).


JO
Jacques Offenbach e famiglia