Per il Baryton

Luigi Tomasini (1741 - 25 aprile 1808): Trio in do maggiore per Baryton, viola e violoncello Kor.19. Maddalena Del Gobbo, Baryton; Robert Bauerstatter, viola; David Pennetzdorfer, violoncello.
Baryton è il nome tedesco della viola di bordone: si tratta di uno strumento ad arco di dimensioni analoghe a quelle di un violoncello, solitamente dotato di sei corde principali e di nove corde di risonanza, tese sotto la tastiera. Luigi Tomasini lavorò per circa trent’anni al servizio del principe Nicola I Esterházy, che era un ottimo musicista dilettante, gran virtuoso di Baryton: Joseph Haydn e Tomasini composero per lui e il suo strumento una gran quantità di brani, perlopiù trii.

  1. Allegro spiritoso
  2. Minuetto
  3. Rondò: Allegretto

Baryton

Non è di Haydn

Johann Gottfried Schwanenberger (1737 - 29 marzo 1804): Sonata in si bemolle maggiore. Fer­nan­do De Luca, clavicembalo.
Questa Sonata fu erroneamente attribuita a Franz Joseph Haydn (Hob.XVI:17). Per la verità, non siamo sicuri nemmeno che sia di Schwanenberger.


imslp

Sonata «di Filadelfia» n. 1

Alexander Reinagle (1756 - 21 settembre 1809): Sonata in re maggiore per pianoforte (c1790). William Grant Naboré.

I. Allegro con brio
II. Tema (di Haydn) con variazioni [7:54]
III. Allegro [14:09]

La famiglia di Reinagle annovera numerosi musicisti e pittori di vaglia. Figlio di Joseph Reinagle, un virtuoso di tromba austroungarico che si era stabilito a Portsmouth, e di Annie Laurie, scozzese, nel 1786 Alexander Reinagle si trasferì negli Stati Uniti, fissando la propria residenza prima a New York e poi a Filadelfia: quivi fu attivo come insegnante e concertista, influenzando profondamente la vita musicale cittadina. Fra i suoi ammiratori vi fu George Washington: quando questi morì, nel 1799, Reinagle compose una Monody on the Death of George Washington.
La Sonata in re maggiore, la prima di un gruppo di quattro talvolta chiamate Philadelphia Sonatas, comprende nel II movimento quattro variazioni sul tema dell’Andante della Sinfonia n. 53, L’Impériale, di Franz Joseph Haydn.


manoscritto autografo

From Garyone, my happy home

È possibile far sì che in un breve articoletto siano menzionati Ludwig van Beethoven, grande compositore tedesco nato a Bonn nel 1770, e George Armstrong Custer, famoso mi­li­ta­re sta­tu­ni­tense caduto in battaglia oltre cent’anni più tardi? Sì, è possibile se l’articolo è dedicato a Garyone, una canzone tra­di­zio­nale ir­lan­de­se (in Italia è però diffusa l’erronea convinzione che sia scozzese) le cui origini risalgono alla seconda metà del XVIII secolo. Esperti linguisti as­si­cu­rano che il titolo Garyone (anche Garyowen, Garryowen, Garry Owen, Garry Owens) sia de­rivato dalla locuzione irlandese garrai Eóins, ossia «il giardino di Eóin» (variante gaelica di John).
Intorno al 1810, di Garyone Beet­hoven eseguì due diverse elaborazioni per canto, violino, violoncello e pianoforte, scritte su commissione di George Thomson (1757 – 1851), compositore e stampatore attivo a Edimburgo: questi aveva avviato un vasto progetto editoriale che prevedeva la pubblicazione di melodie tradizionali irlandesi, scozzesi e gallesi armonizzate e arrangiate da alcuni fra i più celebri musicisti dell’epoca: oltre a Beethoven, parteciparono all’impresa anche Franz Joseph Haydn e Johann Nepomuk Hummel.
Le due versioni beethoveniane di Garyone adottano un testo di tal Trevor Toms, From Garyone, my happy home ; edite a stampa nel 1814 e nel 1816, sono comprese nel catalogo delle opere di Beethoven fra le composizioni prive di numero d’opus (WoO = Werke ohne Opuszahl ) ri­spet­ti­va­mente come WoO 152/22 e WoO 154/7.


WoO 152/22. Interpreti: Juliette Allen, soprano; Alessandro Fagiuoli, violino; Andrea Musto, violoncello; Jean-Pierre Armengaud, pianoforte.


WoO 154/7. Interpreti: Kerstin Wagner, contralto; Sachiko Kobayashi, violino; Chihiro Saito, violoncello; Michael Wagner, pianoforte.

From Garyone, my happy home,
Full many a weary mile I’ve come,
To sound of fife and beat of drum,
And more shall see it never.
‘Twas there I turn’d my wheel so gay,
Could laugh, and dance, and sing, and play,
And wear the circling hours away
In mirth or peace for ever.

But Harry came, a blithesome boy,
He told me I was all his joy,
That love was sweet, and ne’er could cloy,
And he would leave me never:
His coat was scarlet tipp’d with blue,
With gay cockade and feather too,
A comely lad he was to view;
And won my heart for ever.

My mother cried, dear Rosa, stay,
Ah! Do not from your parents stray;
My father sigh’d, and nought would say,
For he could chide me never:
Yet cruel, I farewell could take,
I left them for my sweetheart’s sake,
And came, ‘twas near my heart to break
From Garyone for ever.

Buit poverty is hard to bear,
And love is but a summer’s wear,
And men deceive us when they swear
They’ll love and leave us never:
Now sad I wander through the day,
No more I laugh, or dance, or play,
But mourn the hour I came away
From Garyone for ever.


Garyone ispirò anche Mauro Giuliani (1781 – 1829), che ne fece la prima delle sue 6 Arie nazionali irlandesi variate per chitarra op. 125 (c1827); qui è eseguita da William Carroll:


Diffusasi a Limerick nel tardo Settecento come canzone conviviale, Garyone ottenne rapidamente successo tra le file dell’esercito britannico, per il tramite del 5° Reggimento di lancieri (Royal Irish Lancers). Da allora fu adottata quale emblema musicale da numerose altre unità militari, suonata e cantata durante le guerre napoleoniche e poi in Crimea. Attraversò anche l’Oceano Atlantico e giunse negli Stati Uniti, dove nel 1851 fu scelta come canto di marcia dal 2° Reggimento di volontari irlandesi e più tardi dal 7° Reggimento di cavalleria, creato per affrontare le guerre indiane e affidato, fra gli altri, proprio a George Armstrong Custer. Una scena del film agiografico dedicato da Hollywood a questo discusso personaggio (They Died with Their Boots On, 1941, in Italia La storia del generale Custer ; la regia è di Raoul Walsh, protagonista Errol Flynn) racconta in modo romanzato l’episodio:

We can dare or we can do
United men and brothers too
Their gallant footsteps to pursue
And change our country’s story.

Our hearts so stout have got us fame
For soon tis’ known from whence we came
Where’er we go they dread the name
Of Garryowen in glory.

And when the mighty day comes round
We still shall hear their voices sound
Our clans shall roar along the ground
For Garryowen in glory.

To emulate their high renown
To strike our false oppressor down
And stir the old triumphant sound
With Garryowen in glory.


Peanuts