Couperin il Grande – III

François Couperin (10 novembre 1668 – 1733): Le Tic-toc-choc, ou les Maillotins, rondeau, dal Troisième livre de pièces de clavecin (1722), Ordre XVIII, n. 6; eseguito al pianoforte da Alexandre Tharaud e visivamente interpretato dall’attore Boris Ventura Diaz e dal danzatore hip-hop Anthony Benchimol.
(Non è la prima volta che Cap’s Blog propone questo filmato: mi pare che meriti di essere visto di nuovo, almeno nel giorno del 350° compleanno di Couperin.)


Couperin, Ordre XVIII, n. 6

Couperin il Grande – II

François Couperin (10 novembre 1668 – 1733): Le Parnasse, ou L’Apothéose de Corelli, grande sonata a 3 per 2 violini e basso continuo (1724). Gli Incogniti, dir. Amandine Beyer.

I. Corelli, au piéd du Parnasse, prie les Muses de le Recevoir parmi elles: Gravement

II. Corelli, charmé de la bonne réception qu’on lui fait au Parnasse, en marque sa joye. Il continuë avec ceux qui l’accompagnent: Gaÿment

III. Corelli buvant à la Source d’Hypocrêne. Sa troupe continue: Notes égales et coulées, et modérément

IV. Entouziasme de Corelli causé par les eaux d’Hypocrêne: Vivement

V. Corelli aprés son entouziasme s’endort; et sa troupe jouë le Sommeil suivant tres doux: Notes égales et coulées

VI. Les Muses reveillent Corelli, et le placent auprês d’Apollon: Vivement

VII. Remerciement de Corelli: Gaÿment


Parnasse

Couperin il Grande – I


François Couperin, detto Couperin le Grand (10 novembre 1668 – 1733): Concerto in mi minore, quarto e ultimo dei Concerts royaux del 1722. Le Concert des Nations, dir. Jordi Savall.

I. Prélude: Gravement
II. Allemande: Légérement
III. Courante à la françoise: Galamment
IV. Courante à l’italiéne: Gayment
V. Sarabande: Trés tendrement
VI. Rigaudon: Légérement et marqué
VII. Forlane: Gayment


IV

La Canarie

Michael Praetorius (ovvero Schultheiß; 15 febbraio 1571 - 15 febbraio 1621): La Canarie (da Terpsichore, Musarum Aoniarum, 1612, n. 31). Eduardo Antonello esegue tutte le parti.

Canaria o canario (anche canarie, canary) è una danza rinascimentale ispirata da una forma tradizionale propria delle isole Canarie, probabilmente quella nota come tajaraste. Era molto diffusa in Europa fra Cinque e Seicento, tanto che venne menzionata anche da Shakespeare (in Pene d’amor perdute, in Tutto è bene quel che finisce bene e nelle Allegre comari di Windsor). Di andamento rapido, in ritmo ternario o doppio ternario, soddisfaceva la tendenza esotizzante della società del tempo con la bizzarria dei suoi movimenti, che alternavano saltelli e passi martellati (tacco e punta).
Viene menzionata per la prima volta nel Libro de Música de vihuela (1552) di Diego Pisador, che però non la descrive come una danza bensì come un canto funebre (endecha de canario). I più antichi esempi musicali si trovano nei trattati di danza della fine del Cinquecento. Nel Ballarino (1588) Fabrizio Caroso la pone a conclusione della coppia gagliarda-saltarello (o rotta); ne dà inoltre una descrizione completa, come danza autonoma, articolata in sei mutanze (serie di figure). Tanto Thoinot Arbeau nell’Orchésographie (1588) quanto padre Marin Mersenne nell’Harmonie universelle (1636) ne sottolineano il carattere selvaggio. Compare anche nelle Nuove inventioni di balli (1604) di Cesare Negri.
Caduta in disuso, come danza, nella seconda metà del Seicento, entrò tuttavia a far parte della suite strumentale e fu accolta anche nell’opera: se ne possono trovare esempi in composizioni di Jacques Champion de Chambonnières e di François Couperin, nelle Pièces de clavessin op. II (1669) di Johann Caspar Ferdinand Fischer, nel Suavioris harmoniae instrumentalis hyporchematicae Florilegium (1a parte, 1695) di Georg Muffat e ancora in lavori di Jean-Baptiste Lully, Johann Kusser, Georg Philipp Telemann e Jan Dismas Zelenka, e inoltre nella semi-opera tragicomica in cinque atti di Henry Purcell The Prophetess, or The History of Dioclesian (1695).
Occasionalmente, il ritmo e l’andamento propri di questa danza si trovano in composizioni più recenti, come per esempio la suite Ballet de cour (1901-04) di Gabriel Pierné.
(Testo tratto dal Dizionario di musica della Utet [DEUMM], riveduto e ampliato.)



Eduardo Antonello

Forqueray & Couperin


Antoine Forqueray (1672 – 1745): La Couperin, n. 6 della Suite in re minore per viola da gamba e continuo (Pièces de viole, pubblicate postume dal figlio Jean-Baptiste nel 1747). Il Giardino Armonico: Vittorio Ghielmi, viola da gamba; Luca Pianca, liuto attiorbato.



François Couperin le Grand (1668 – 1733): La superbe, ou La Forqueray, n. 1 dell’Ordre XVII (Pièces de clavecin III, 1722). Gustav Leonhardt, clavicembalo.