Al claviorgano

William Byrd (1540-1623): Galliard, dal Fitzwilliam Virginal Book (n. [CLXIV]). Vanessa Hüttenlauer, claviorgano.
Ho sempre amato moltissimo questa gagliarda di Byrd, specialmente per via delle ambiguità ritmiche (emiola) nella seconda misura, e poi nella ripetizione variata, della terza sezione.

Il claviorgano, come si può facilmente evincere dal suo nome, combina le caratteristiche di un clavicembalo con quelle di un organo; la più antica descrizione nota di uno strumento di tal fatta risale alla seconda metà del Quattrocento. Ne possedettero uno, fra gli altri, Lorenzo il Magnifico, Enrico VIII e Isabella di Castiglia. Complimenti a Vanessa Hüttenlauer che sa padroneggiarlo così bene.


Claviorgano Barucchieri-Pinchi

Claviorgano Barucchieri-Pinchi


William Byrd

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Il suon d’argento

Anonimo (probabilmente Richard Edwardes, 1525-1566): Where gripyng grief. Emma Kirkby, soprano; Anthony Rooley, liuto.

Where gripyng grief the hart would wound
  And dolfull domps the mind oppresse
There Musick with her silver sound
  Is wont with spede to give redresse,
Of troubled minde for every sore,
  Swete Musick hath a salve therfore.

In ioye it maks our mirth abound,
  In grief it chers our heavy sprights,
The carefull head release hath found,
  By Musicks pleasant swete delights
Our sences, what should I saie more,
  Are subiect unto Musicks lore.

The Godds by Musick hath their praie,
  The soule therein doeth ioye,
For as the Romaine Poets saie,
  In seas whom Pirats would destroye,
A Dolphin saved from death most sharpe
  Arion plaiyng on his harpe.

A heavenly gift, that turnes the minde,
  Like as the sterne doth rule the ship,
Musick whom the Gods assigned
  To comfort man, whom cares would nip,
Sith thou both man and beast doest move,
  What wiseman then will thee reprove.


Richard EdwardesForse figlio illegittimo di Enrico VIII, Richard Edwardes fu poeta, autore drammatico, gen­tiluo­mo della Chapel Royal e maestro del coro di voci bianche della medesima istituzione sotto le regine Maria e Elisabetta I. Nei suoi ultimi anni compilò un’ampia silloge di testi poetici di autori diversi, cui aggiunse, firmandoli, alcuni componimenti propri, e fra questi appunto Where gripyng grief, con il titolo In commendation of Musick. La raccolta, intitolata The Paradise of Dainty Devices, fu pubblicata postuma nel 1576, a cura di Henry Disle; fra i molti volumi mi­scel­la­nei dell’epoca fu il più fortunato, tant’è vero che fu ristampato nove volte nei successivi trent’anni.

Del testo si trovano, anche nel web, numerose varianti, quasi tutte di poco conto, a cominciare da «When… Then…» invece di «Where… There…» nella prima strofa; ma è chiaramente un errore l’«Anon» che non di rado sostituisce «Arion» all’inizio dell’ultimo verso della terza strofa: Edwardes fa infatti riferimento a Arione di Métimna, l’antico citaredo che secondo Erodoto inventò il ditirambo e che, racconta il mito, si salvò da sicura morte in mare lasciandosi portare a riva da un delfino che aveva ammaliato con il canto.

Dürer: Arion (c1514)

Albrecht Dürer: Arion (c1514)

Le due fonti manoscritte che ci hanno tramandato la musica di Where gripyng grief (il Mulliner Book, raccolta di composizioni per strumento a tastiera databile fra il 1550 e il 1585 circa; e il Brogyntyn Lute Book, c1595) non riportano né il testo né il nome dell’autore: si ritiene probabile che anche la musica sia dello stesso Edwardes. La melodia è finemente cesellata; pur procedendo prevalentemente per gradi congiunti, presenta non pochi intervalli più ampi, fra cui un’insolita (per l’epoca) ottava diminuita — sulle parole «dumps the» nel secondo verso della prima strofa.

Il brano doveva essere abbastanza noto all’epoca di Shakespeare, perché questi lo cita in una scena di Romeo e Giulietta. Alla fine del IV atto, dopo che la Nutrice ha rinvenuto il corpo esanime della giovane Capuleti e un cupo inatteso dolore strazia i suoi familiari, alcuni musicisti, che erano stati convocati per allietare la festa delle nozze di Giulietta con il conte Paride, ripongono mestamente gli strumenti e stanno per andarsene quando sopraggiunge Pietro (servitore della Nutrice) e chiede ai musici di suonare per lui; gli altri rispondono che non è il momento adatto per far musica, sicché Pietro inizia a battibeccare con loro e infine, citando Where gripyng grief, trova il modo di insolentirli. La scena consiste in una lunga serie di giochi di parole a sfondo musicale, da alcuni critici considerati di bassa lega — tanto che qualche traduttore italiano ha pensato bene di omettere l’intero passo. Ma secondo me la scena non è affatto priva di interesse, ragion per cui la riporto qui di seguito: a sinistra l’originale inglese, a destra non esattamente una traduzione, ma piuttosto una reinterpretazione, con alcune esplicite allusioni a musiche già note ai più… fedeli followers del mio blog.

PETER
Musicians, O musicians, Heart’s Ease, Heart’s Ease. O, an you will have me live, play Heart’s Ease.
PIETRO
Musici, o musici, Chi passa, Chi passa. Se volete ch’io viva, suonate Chi passa.
FIRST MUSICIAN
Why Heart’s ease?
1° MUSICO
Perché Chi passa?
PETER
O musicians, because my heart itself plays My Heart is Full. O, play me some merry dump to comfort me.
PIETRO
O musici, perché il mio cuore sta danzando un passamezzo che non passa. Prego, suonate qualche allegro lamento per confortarmi.
FIRST MUSICIAN
Not a dump, we. ‘Tis no time to play now.
1° MUSICO
No, niente lamenti. Non è il momento di suonare.
PETER
You will not then?
PIETRO
Non volete suonare?
FIRST MUSICIAN
No.
1° MUSICO
No.
PETER
I will then give it you soundly.
PIETRO
Allora ve le suonerò io, sentirete.
FIRST MUSICIAN
What will you give us?
1° MUSICO
Che cosa sentiremo?
PETER
No money, on my faith, but the gleek. I will give you the minstrel.
PIETRO
Oh, non un tintinnar di monete, ve l’assicuro, ma piuttosto una canzon…atura. Ecco, vi tratterò da menestrelli.
FIRST MUSICIAN
Then I will give you the serving creature.
1° MUSICO
E allora noi ti tratteremo da giullare.
PETER
Then will I lay the serving creature’s dagger on your pate. I will carry no crotchets. I’ll re you, I’ll fa you. Do you note me?
PIETRO
E allora riceverete la sonagliera del giullare sulla zucca. Vi avevo chiesto lamenti e mi date capricci. Così ve le suonerò: prendete nota.
FIRST MUSICIAN
An you re us and fa us, you note us.
1° MUSICO
Se ce le suoni, prenderemo davvero le tue note.
SECOND MUSICIAN
Pray you, put up your dagger and put out your wit.
2° MUSICO
Per favore, riponi la tua sonagliera e va’ adagio.
PETER
Then have at you with my wit. I will dry-beat you with an iron wit and put up my iron dagger. Answer me like men.
(sings)
 When griping grief the heart doth wound
 And doleful dumps the mind oppress,
 Then Music with her silver sound—
Why «silver sound»? Why «Music with her silver sound»? What say you, Simon Catling?
PIETRO
Andrò a mio agio e vi metterò a disagio. I miei adagi non sono meno pesanti della sonagliera. Rispondete dunque, da uomini, ai miei colpi.
(canta)
 Quando ferisce il cuore arduo tormento
 E la mente grava penoso tedio,
 Allora Musica col suon d’argento…
Perché «suon d’argento»? Perché dice «Musica col suon d’argento»? Tu che ne dici, Simon Cantino?
FIRST MUSICIAN
Marry, sir, because silver hath a sweet sound.
1° MUSICO
Diamine, signore, perché l’argento ha un dolce suono.
PETER
Prates. What say you, Hugh Rebeck?
PIETRO
Ciance. E tu che dici, Ugo Ribeca?
SECOND MUSICIAN
I say, «silver sound» because musicians sound for silver.
2° MUSICO
Dico: «suon d’argento» perché i musicisti suonano per guadagnarsi dell’argento.
PETER
Prates too. What say you, James Soundpost?
PIETRO
Ciance anche queste. E tu, Giaco Bischero?
THIRD MUSICIAN
Faith, I know not what to say.
3° MUSICO
In fede mia, non so che dire.
PETER
Oh, I cry you mercy, you are the singer. I will say for you. It is «Music with her silver sound» because musicians have no gold for sounding.
(sings)
 Then Music with her silver sound
 With speedy help doth lend redress.
(exit)
PIETRO
Oh, ti chiedo scusa: tu sei quello che canta. Be’, risponderò io per te: dice «Musica col suon d’argento» perché i musicisti non hanno mai oro da far risonare.
(canta)
 Allora Musica col suon d’argento
 Con lesto soccorso pone rimedio.
(esce)
FIRST MUSICIAN
What a pestilent knave is this same!
1° MUSICO
Che pestifero furfante è costui!
SECOND MUSICIAN
Hang him, Jack! Come, we’ll in here, tarry for the mourners and stay dinner.
(exeunt)
2° MUSICO
Lascialo perdere! Venite, entriamo: aspette­remo quelli che verranno per il funerale e ci fermeremo a pranzo.
(escono)

Shakespeare

William Shakespeare
* aprile 1564
† 23 aprile 1616

ApIvor 100


Denis ApIvor (14 aprile 1916-2004): Six Songs per voce e pianoforte. Moira Harris, soprano; Wills Morgan, tenore; Richard Black, pianoforte.

  1. A hert tae break (testo: anonimo scozzese, 1946)
  2. As the holly groweth green (Enrico VIII; 1936) [a 2:35]
  3. Flos Lunae (Ernest Christopher Dowson; 1939) [a 4:15]
  4. Maw Bonnie Lad (anonimo scozzese; 1974-75) [a 7:49]
  5. Spleen (Dowson; 1939) [a 9:23]
  6. Villanelle (Dowson; 1939) [a 13:52]

The woods so wild

John Dowland (1563-1626): Can she excuse my wrongs, ayre, dal First Booke of Songes or Ayres (1597). Emma Kirkby, soprano; Anthony Rooley, liuto.

Can she excuse my wrongs with Virtue’s cloak?
Shall I call her good when she proves unkind?
Are those clear fires which vanish into smoke?
Must I praise the leaves where no fruit I find?
      No, no; where shadows do for bodies stand,
      That may’st be abus’d if thy sight be dim.
      Cold love is like to words written on sand,
      Or to bubbles which on the water swim.
Wilt thou be thus abused still,
Seeing that she will right thee never?
If thou canst not o’ercome her will,
Thy love will be thus fruitless ever.

Was I so base, that I might not aspire
Unto those high joys which she holds from me?
As they are high, so high is my desire,
If she this deny, what can granted be?
      If she will yield to that which reason is,
      It is reason’s will that love should be just.
      Dear, make me happy still by granting this,
      Or cut off delays if that I die must.
Better a thousand times to die
Than for to live thus still tormented:
Dear, but remember it was I
Who for thy sake did die contented.

Il testo – adattato a un tema di gagliarda: in qualche fonte, la versione strumentale del brano (qui) reca il titolo The Earl of Essex [ his ] Galliard – fa forse riferimento alle vicende di Robert Devereux, 2° conte di Essex (1566-1601), che potrebbe essere l’autore dei versi. È probabile che sia da collegarsi a Robert Devereux la citazione della melodia tradizionale The woods so wild, da Dowland inserita nel terzo periodo, affidata a una voce intermedia (tenore; testo: Wilt thou be thus abused still ecc.): farebbe riferimento al fatto che il conte di Essex soleva ritirarsi in una casa di sua proprietà, sita nei boschi a nord-est di Londra.
The woods so wild è un ballad assai diffuso in epoca Tudor: pare che fosse particolarmente caro a Enrico VIII. Variazioni sulla melodia si devono a William Byrd (riportate dal Fitzwilliam Virginal Book e dal My Lady Nevell’s Book) e a Orlando Gibbons.



William Byrd (c1540-1623): variazioni su Will Yow Walke the Woods soe Wylde. Michael Maxwell Steer, clavicembalo.



Orlando Gibbons (1583-1625): Variazioni su Will yow walk the woods so wilde. Michael Maxwell Steer, clavicembalo.


Un’altra interpretazione del brano di Dowland, ove la parte che comprende la citazione della melodia tradizionale è eseguita con un flauto diritto. Karin Gyllenhammar, soprano; Mirjam-Luise Münzel, flauto; David Leeuwarden, liuto; Alina Rotaru, clavicembalo.

Dowland - Can she

Musica di Sua Maestà


Enrico VIII d’Inghilterra (1491-1547): Pastime with good company, partsong a 3 voci. The King’s Singers.
Uomo di vasta cultura, il secondo re della dinastia Tudor si cimentò anche nella composizione di brani musicali. Pastime with good company è il più famoso fra quelli che ci sono pervenuti.

Testo (in inglese moderno):
Pastime with good company
I love and shall until I die.
Grudge who likes, but none deny,
So God be pleased, thus live will I.
For my pastance:
Hunt, sing, and dance.
My heart is set!
All goodly sport
For my comfort.
Who shall me let?

Youth must have some dalliance,
Of good or ill some pastance.
Company I think then best –
All thoughts and fantasies to digest.
For idleness
Is chief mistress
Of vices all.
Then who can say
But mirth and play
Is best of all?

Company with honesty
Is virtue – vices to flee.
Company is good and ill,
But every man has his free will.
The best ensue.
The worst eschew.
My mind shall be.
Virtue to use.
Vice to refuse.
Thus shall I use me!

Enrico VIII è anche tradizionalmente considerato l’estensore del testo di Greensleeves, che sarebbe stato scritto per Anna Bolena. L’attribuzione appare tuttavia assai poco attendibile, in quanto i più antichi documenti relativi a Greensleeves risalgono agli ultimi anni del Cinquecento, quando il presunto autore era morto da decenni. D’altra parte, è davvero curioso che al sovrano siano stati attribuiti i versi e non anche la melodia, considerato che le non irrilevanti qualità di Enrico VIII in ambito musicale erano ben note.


My Lady Carey’s Dompe

Anonimo: My Lady Carey’s Dompe (c1520/30). Ernst Stolz, spinetta.

La Lady Carey del titolo è molto probabilmente Maria Bolena, sorella di Anna: nata intorno all’anno 1500, sposò sir William Carey, uno dei favoriti di Enrico VIII, nel 1520 e ne rimase vedova otto anni dopo. Dal 1522 al 1525 fu una delle amanti del re, il quale fu forse il vero padre dei suoi due figli. Morendo, Carey lasciò in eredità molti debiti alla vedova, che per sopravvivere fu perfino costretta a dare in pegno i propri gioielli prima che Anna, nel frattempo divenuta moglie di Enrico, riuscisse a farle ottenere una pensione. Nel 1534 Maria sposò segretamente William Stafford, un militare di buona famiglia ma di scarse risorse; questo matrimonio le alienò i favori del sovrano e di Anna: fu allontanata dalla corte e visse gli ultimi anni nell’ombra. Morì nel 1543.