In stil moderno

Dario Castello (1602 - 2 luglio 1631): Sonata prima a sopran solo e basso continuo (da Sonate concertate in stil moderno per sonar nel organo, overo clavicembalo con diversi instrumenti… Libro Secondo, 1629). Elizabeth Blumenstock, violino barocco; William Skeen, violoncello barocco; David Tayler, tiorba; Hanneke van Proosdij, clavicembalo.


Pavana in fa

Johann Schop (1590 - 1667): Pavana in fa maggiore. Ensemble Voices of Music: Doron David Sherwin, cornetto; Augusta MacKay Lodge, violino barocco; Eva Lymenstull, violoncello barocco; Greg Ingles, Mack Ramsey e Erik Schmalz, tromboni; Hanneke van Proosdij, organo; David Tayler, arciliuto.

Violino solo – I

Heinrich Ignaz Franz von Biber (1644 - 1704): Sonata in mi minore per violino e basso continuo C 142 (n. 5 delle 8 Sonatæ, violino solo, … ab Henrico I. F. Biber … Anno M.DC.LXXXI ). Ensemble Voices of Music: Elizabeth Blumenstock, violino: William Skeen, viola da gamba; David Tayler, arciliuto; Hanneke van Proosdij, clavicembalo.



Sonatae

Quelle labbra, quegli occhi, e quei baci

Take, O take those lips away,
That so sweetly were forsworn;
And those eyes, the break of day,
Lights that do mislead the morn:
But my kisses bring again
Seals of love, though seal’d in vain.

Hide, O hide those hills of snow
That thy frozen bosom bears,
On whose tops the pinks that grow
Are yet of those that April wears,
But first set my poor heart free,
Bound in those icy chains by thee.

La prima strofa si trova nella commedia di Shakespeare Misura per misura (Atto IV, scena 1a), rappresentata per la prima volta nel 1604; non sappiamo su quale melodia fosse cantata. Prima e seconda strofa sono nel dramma Rollo Duke of Normandy, or The Bloody Brother, scritto in collaborazione da John Fletcher, Philip Massinger, Ben Jonson e George Chapman in data imprecisabile (comunque non prima del 1612). Non è dato di sapere se la seconda strofe sia un’aggiunta di Fletcher oppure se tanto Shakespeare quanto Fletcher si siano rifatti a una canzone popolare in voga ai loro tempi.
Il testo è stato musicato da diversi autori. Il primo in ordine cronologico fu John Wilson (1595-1674), il quale nel 1614 succedette a Robert Johnson quale primo compositore dei King’s Men, la compagnia teatrale cui apparteneva Shakespeare. Ascoltiamo il suo lavoro in… versione shake­speariana (ossia limitata alla sola prima strofa) interpretata da Alfred Deller (voce) e Desmond Dupré (liuto); e poi nella versione integrale cantata dal soprano Anna Dennis, accompagnata da Hanneke van Proosdij al clavicembalo, Elisabeth Reed alla viola da gamba e David Tayler all’arciliuto.



John Weldon (1676 - 1736): Take, O take those lips away per voce e continuo (c1707). Emma Kirkby, soprano; Anthony Rooley, liuto.


Robert Lucas de Pearsall (1795 - 1856), Take, O take those lips away per coro a 5 voci a cappella op. 6 (1830). Cantores Musicæ Antiquæ, dir. Jeffery Kite-Powell.


Mrs H. H. A. Beach (Amy Marcy Cheney Beach, 1867 - 1944): Take, O take those lips away per voce e pianoforte, n. 2 dei Three Shakespeare Songs op. 37 (1897). Virginia Mims, soprano.


Peter Warlock (pseudonimo di Philip Heseltine, 1894 - 1930): Take, O take those lips away per voce e pianoforte (1916-17). Benjamin Luxon, baritono; David Willison, pianoforte.


Roger Quilter (1877 - 1953): Take, O take those lips away per voce e pianoforte, n. 4 dei Five Shakespeare Songs op. 23 (1921). Philippe Sly, basso-baritono; Michael McMahon, pianoforte.


Madeleine Dring (1923 - 1977): Take, O take those lips away per voce e pianoforte (c1950). Michael Hancock-Child, tenore; Ro Hancock-Child, pianoforte.


Emma Lou Diemer (1927): Take, O take those lips away, da Three Madrigals per coro e pianoforte (1960). The Colorado Chorale, dir. Frank Eychaner.


Shakespeare

William Shakespeare
* aprile 1564
† 23 aprile 1616

The Protestation & Love’s Constancy

The Protestation: A Sonnet
(Thomas Carew, 1595-1640)

No more shall meads be deck’d with flowers,
Nor sweetness dwell in rosy bowers,
Nor greenest buds on branches spring,
Nor warbling birds delight to sing,
Nor April violets paint the grove,
If I forsake [When once I leave] my Celia’s love.

The fish shall in the ocean burn,
And fountains sweet shall bitter turn;
The humble oak no flood shall know,
When floods shall highest hills o’er-flow;
Blacke Lethe shall oblivion leave,
If e’er my Celia I deceive.

Love shall his bow and shaft lay by,
And Venus’ doves want wings to fly;
The sun refuse to show his light,
And day shall then be turn’d to night;
And in that night no star appear,
If once I leave my Celia dear.

Love shall no more inhabit earth,
Nor lovers more shall love for worth,
Nor joy above in heaven dwell,
Nor pain torment poor souls in hell;
Grim death no more shall horrid prove,
If e’er I leave bright Celia’s love.


Love’s Constancy, sul testo di Carew, è una fra le composizioni più note di Nicholas Lanier (1588-24 febbraio 1666); in rete se ne trovano varie interpretazioni: vi propongo l’ascolto di quelle che mi paiono le più interessanti.



Amanda Sidebottom, soprano, e Erik Ryding, liuto.



Anna Dennis, soprano; Hanneke van Proosdij, clavicembalo; Elisabeth Reed, viola da gamba; David Tayler, chitarra barocca.


La performance del soprano Ellen Hargis accompagnata da Paul O’Dette alla tiorba è accessibile soltanto su YouTube, in quanto il proprietario del video ne ha disattivata la visione in altri siti web. Potete ascoltarla qui.


Anton van Dyck: ritratto di Nicholas Lanier

Anton van Dyck: ritratto di Nicholas Lanier

Semper Dowland

Oggi propongo l’ascolto di alcune interpretazioni differenti di Now, O now I needs must part di John Dowland (1563 - 1626); tutte le modalità di esecuzione sono previste dall’autore.


A quattro voci a cappella (Ensemble D.E.U.M.):


A voce sola (Amanda Sidebottom, soprano) con accompagnamento di liuto:


A voce sola (Andreas Scholl, controtenore) con accompagnamento di liuto e viols:

Ecco il testo completo:

Now, o now I needs must part,
Parting though I absent mourn.
Absence can no joy impart:
Joy once fled cannot return.

While I live I needs must love,
Love lives not when Hope is gone.
Now at last Despair doth prove,
Love divided loveth none.

Sad despair doth drive me hence;
This despair unkindness sends.
If that parting be offence,
It is she which then offends.

Dear when I from thee am gone,
Gone are all my joys at once,
I lov’d thee and thee alone,
In whose love I joyed once.

And although your sight I leave,
Sight wherein my joys do lie,
Till that death doth sense bereave,
Never shall affection die.

Sad despair doth drive me hence…

Dear, if I do not return,
Love and I shall die together.
For my absence never mourn
Whom you might have joyed ever;

Part we must though now I die,
Die I do to part with you.
Him despair doth cause to lie
Who both liv’d and dieth true.

Sad despair doth drive me hence…


E per finire, la versione strumentale dell’ayre di Dowland, ossia The Frog Galliard, eseguita sull’arciliuto da David Tayler:

Non si conosce esattamente la ragione del titolo dato da Dowland a questa gagliarda, ma probabilmente ha a che fare con Francesco Ercole d’Alençon (1555-1584), ottavo e ultimo figlio di Enrico II di Francia e Caterina de’ Medici (e dunque fratello di quella regina Margot che abbiamo già fugacemente incontrato qualche tempo fa). Affetto da nanismo e dotato di una mente non particolarmente brillante, ciononostante Francesco d’Alençon dal 1572 fu uno dei pretendenti alla mano di Elisabetta I d’Inghilterra, che usava chiamarlo “il mio ranocchio” (my frog) 😀


Dowland - Now oh now