In tristo humor

Tutto ’l dí piango; et poi la notte, quando
prendon riposo i miseri mortali,
trovomi in pianto, et raddoppiansi i mali:
cosí spendo ’l mio tempo lagrimando.

In tristo humor vo li occhi comsumando,
e ’l cor in doglia; et son fra li animali
l’ultimo, sí che li amorosi strali
mi tengon ad ogni or di pace in bando.

Lasso, che pur da l’un a l’altro sole,
et da l’una ombra a l’altra, ò già ’l piú corso
di questa morte, che si chiama vita.

Piú l’altrui fallo che ’l mi’ mal mi dole:
ché Pietà viva, e ’l mio fido soccorso,
vèdem’ arder nel foco, et non m’aita.

(Francesco Petrarca, Canzoniere CCXVI)


Orlando di Lasso (1530/32 - 1594): Tutto ’l dí piango, madrigale a 5 voci, dal Libro quarto de madrigali a 5 voci, 1567 (n. 11). Collegium 419, dir. Čeněk Svoboda.


Luca Marenzio (1553 o 1554 - 22 agosto 1599): Tutto ’l dí piango, madrigale a 4 voci, da Madrigali a 4 voci Libro Primo, 1585 (n. 17). Concerto Italiano, dir. Rinaldo Alessandrini.


Giulio Caccini (c1550 - 1618): Tutto ’l dí piango, aria per voce e basso continuo, da Nuove musiche e nuova maniera di scriverle, 1614 (n. 16). Roberta Invernizzi, soprano; Accademia strumentale italiana, dir. Alberto Rasi.


Marenzio

…il soverchio dolor non fa morire

Pomponio Nenna (1556 - 25 luglio 1608): Occhi miei che vedeste, madrigale a 5 voci (1609); testo di Battista Guarini. Concerto Italiano, dir. Rinaldo Alessandrini.

Occhi miei che vedeste
Il bell’idolo vostro in preda altrui
Perché non vi chiudeste?
E tu, Anima mia,
Perché al gran duolo
Non t’en fuggisti a volo?
Ah, che posso ben dire
Che il soverchio dolor
Non fa morire.


Nenna - IV Libro

316a & 975


Antonio Vivaldi (1678 – 28 luglio 1741): Concerto in sol minore per violino, violoncello, archi e basso continuo op. 4 (La Stravaganza) n. 6 RV 316a. Concerto Italiano, dir. Rinaldo Alessandrini.



Johann Sebastian Bach (1685 – 28 luglio 1750): Concerto in sol minore per clavicembalo BWV 975, da Vivaldi. Hans Ludwig Hirsch.


BWV 975

Cruda Amarilli

Cruda Amarilli, che col nome ancora
d’amar, ahi lasso, amaramente insegni!
Amarilli, del candido ligustro
più candida e più bella,
ma de l’àspido sordo
e più sorda e più fèra e più fugace,
poi che col dir t’offendo
i’ mi morrò tacendo.
Ma grideran per me le piagge e i monti
E questa selva, a cui
Sì spesso il tuo bel nome
Di risonar insegno.
Per me piangendo i fonti
E mormorando i venti
Diranno i miei lamenti;
Parlerà nel mio volto
La pietade e ’l dolore;
E se fia muta ogn’altra cosa, al fine
Parlerà il mio morire,
E ti dirà la morte il mio martire.

(Battista Guarini, Il pastor fido III/2)


Luca Marenzio (18 ottobre 1553 o 1554 - 1599): Cruda Amarilli, 2a parte Ma grideran per me le piagge e i monti, madrigale a 5 voci (dal VII Libro de’ Madrigali a 5 voci, 1595). La Compagnia del Madrigale.


Claudio Monteverdi (1567 - 1643): Cruda Amarilli, madrigale a 5 voci (dal Quinto Libro de Madrigali, 1605). Concerto Italiano, dir. Rinaldo Alessandrini.


MonteverdiMonteverdi 450

Mille volte al dì moro, e mille nasco

Claudio Monteverdi (1567-1643): Hor che ’l ciel e la terra e ’l vento tace, madrigale a 6 voci e 2 violini (da Madrigali guerrieri et amorosi, Libro ottavo, 1638); testo di Francesco Petrarca (Sonetto n. 164). Concerto Italiano, dir. Rinaldo Alessandrini.

I. Hor che ’l ciel et la terra e ’l vento tace
et le fere e gli augelli il sonno affrena,
Notte il carro stellato in giro mena
et nel suo letto il mar senz’onda giace,

vegghio, penso, ardo, piango; et chi mi sface
sempre m’è inanzi per mia dolce pena:
guerra è ’l mio stato, d’ira et di duol piena,
et sol di lei pensando ò qualche pace.

II. Cosí sol d’una chiara fonte viva
move ’l dolce et l’amaro ond’io mi pasco;
una man sola mi risana et punge;

e perché ’l mio martir non giunga a riva,
mille volte il dí moro et mille nasco,
tanto da la salute mia son lunge.


MonteverdiMonteverdi 450

Lascia che ’l cor s’incenerisca, e taci

Claudio Monteverdi (1567-1643): Ardo, avvampo, madrigale a 8 voci, 2 violini e basso continuo (da Madrigali guerrieri et amorosi, Libro ottavo, 1638). Concerto Italiano, dir. Rinaldo Alessandrini.

Ardo, ardo avvampo mi struggo; accorrete,
vicini, amici, all’infiammato loco
al ladro, al ladro, al tradimento, al foco;
scale, accette, martelli, acqua prendete;
e voi torri sacrate, anco tacete;
su, su, bronzi, ch’io dal gridar son roco;
dite il periglio altrui non lieve o poco,
e degl’incendi miei pietà chiedete.
Son due belli occhi il ladro, e seco amore
l’incendiario che l’inique faci
dentro la rocca m’avventò del core:
ecco, i rimedi omai vani e fallaci.
Mi dice ogn’un per si beato ardore:
lascia, che ‘l cor s’incenerisca, e taci.


MonteverdiMonteverdi 450