Dagli astri disastri

Barbara Strozzi (1619 - 11 novembre 1677): Che si può fare?, aria per 1 voce e basso continuo (pubblicata nel volume Arie a voce sola op. 8, 1664); testo di Luigi Zorzisto (pseudonimo per anagramma di Giulio Strozzi, padre adottivo della compositrice). Céline Scheen, soprano; Ensemble Artaserse.

Che si può fare?
Le stelle rubelle
Non hanno pietà.
Che s’el cielo non dà
Un influsso di pace al mio penare,
Che si può fare?
Che si può dire?
Da gl’astri disastri
Mi piovano ogn’hor;
Che se perfido amor
Un respiro diniega al mio martire,
Che si può dire?

Così va rio destin forte tiranna,
Gl’innocenti condanna:
Così l’oro più fido
Di costanza e di fè, lasso conviene,
lo raffini d’ogn’hor fuoco di pene.

Sì, sì, penar deggio,
Sì, che darei sospiri,
Deggio trarne i respiri.
In aspri guai per eternarmi
Il ciel niega mia sorte
Al periodo vital
Punto di morte.

Voi spirti dannati
Ne sete beati
S’ogni eumenide ria
Sol’ è intenta a crucciar l’anima mia.

Se sono sparite
Le furie di Dite,
Voi ne gl’elisi eterni
I dì trahete io coverò gl’inferni.

Così avvien a chi tocca
Calcar l’orme d’un cieco,
Al fin trabbocca.


Amare et silere

Bianca Maria Meda (c1665 - c1700): Cari musici, mottetto per soprano, 2 violini e basso continuo (da Mottetti a 1, 2, 3 e 4 voci con violini e senza, 1691, n. 1). Roberta Invernizzi, soprano; ensemble Bizzarrie Armoniche, dir. e violoncello Elena Russo.

Cari musici, cum grato silentio
Voces comprimite,
Suspendite sonos,
Cantare cessate,
Et contemplate dilecte
Jesu amores.
Non me turbate, no, amante,
Armonici chori
Cantare, cessate.

Quantae deliciae
Quantae fortunata beant me,
Rapit meum cor ad se
Jesus solus voce amante.

Quanta laetitia
Quanta me divina replet lux
In amore verus dux
Mihi donat gaudia tanta.

Ah! Quid dico! Anima ingrata,
in silentio taciturno
Amores sponsi audio sepelire,
Ah non tacete, no,
O voces canorae,
Non tacete.

Amare et silere, cor,
Tentas impossibile,
Plus tormentum sit terribile
Quando curat reticere.

Tacere et ardere, no,
Non potes tam firmissime,
Tuae pene sunt durissimae,
Si tacendo vis languere.

Alleluia.


Rainbow

Dame Thea Musgrave (1928): Rainbow per orchestra (1990). Pomona College Orchestra, dir. Eric Lindholm.

Rainbow (Arcobaleno) è un paesaggio sonoro, in senso letterale e figurato. Un arcobaleno annuncia la fine di un temporale e il ritorno del sole. Rainbow ha inizio con un calmo assolo espressivo di oboe sostenuto da un accordo di la maggiore (che rappresenta il sole), ma poi viene travolto dal temporale, che esplode violentemente in una sezione tumultuosa.
Alla fine il fortunale si spegne e appare l’arcobaleno, musicalmente rappresentato da un tema lirico sostenuto da tre accordi maggiori (i tre colori primari dello spettro visibile: rosso, giallo, blu). L’arcobaleno svanisce, il sole splende: l’accordo di la maggiore che sosteneva la melodia iniziale dell’oboe, ora è affidato ai violini. Si uniscono gli ottoni in un corale di ringraziamento, che chiude il brano in fiduciosa serenità.


Un sogno è la speranza

Isabella Colbran (1784 - 7 ottobre 1845): So che un sogno è la speranza (da Sei Canzoncine ou Petits Airs Italiens, 3ème recueil, 1809); testo di Pietro Metastasio, dal Ruggero (aria di Bradamante, atto I, scena 9a). Maria Chiara Pizzoli, soprano; Marianne Gubri, arpa.

So che un sogno è la speranza
So che spesso il ver non dice
Ma, pietosa ingannatrice,
Consolando il cor mi va.

Fra quei sogni non ha pace
E capace almen si rende
Di sue barbare vicende
A soffrir la crudeltà.


Tactus