Tre luoghi nel New England


Charles Ives (1874-1954): Three Places in New England (Orchestral Set No. 1; 1903-14, rev. 1929). Ensemble Intercontemporain, dir. Matthias Pintscher.

I. The «St Gaudens» in Boston Common (Col. Shaw and his Colored Regiment)
II- Putnam’s Camp, Redding, Connecticut [a 9:45]
III. The Housatonic at Stockbridge [a 16:06]




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Un sogno (grazie al cielo!)

Charles Ives (20 ottobre 1874-1954): The Celestial Railroad, «phantasy» per pianoforte (1925), ispirato dall’omonimo racconto di Nathaniel Hawthorne. Donald Berman, pianoforte.
Lasciato inedito dall’autore, questo brano presenta particolari motivi di interesse in quanto strettamente collegato a altre composizioni ivesiane, segnatamente la Sonata per pianoforte n. 2 e il II movimento della Quarta Sinfonia.


Ives

Giddy-up!

Oggi è il 4 luglio e, come ogni anno, Cap’s Blog propone l’ascolto di qualcosa di spiccatamente americano.
Questa volta si tratta di un celebre minstrel song di Stephen Foster e della sua trasfigurazione in una quasi altrettanto famosa composizione pianistica di Louis Moreau Gottschalk. Di ambedue si trovano in rete interpretazioni differenti: ho scelto, per il primo, un gustoso arrangiamento per coro misto accompagnato dal suono di un banjo e, per la seconda, la performance di Cory Hall che, facendo risuonare distintamente ogni nota, riesce a trasformare il proprio pianoforte in un accettabile succedaneo di un banjo.


Stephen Collins Foster (4 luglio 1826-1864): Gwine to Run All Night, or De Camptown Races (1850). Robert Shaw Chorale.

De Camptown ladies sing dis song — Doo-dah! doo-dah!
De Camptown race-track five miles long — Oh! doo-dah day!
I come down dah wid my hat caved in — Doo-dah! doo-dah!
I go back home wid a pocket full of tin — Oh! doo-dah day!

  Gwine to run all night!
  Gwine to run all day!
  I’ll bet my money on de bob-tail nag—
  Somebody bet on de bay.

De long tail filly and de big black hoss,
Dey fly de track and dey both cut across.
De blind hoss sticken in a big mud hole
Can’t touch bottom wid a ten foot pole.

  Gwine to run all night…

Old muley cow come on to de track,
De bob-tail fling her ober his back.
Den fly along like a rail-road car
Runnin’ a race wid a shootin’ star.

  Gwine to run all night…

See dem flyin’ on a ten mile heat,
Round de race track, den repeat.
I win my money on de bob-tail nag,
I keep my money in an old tow-bag.

  Gwine to run all night!
  Gwine to run all day!
  I’ll bet my money on de bob-tail nag—
  Somebody bet on de bay.


Louis Moreau Gottschalk (1829-1869): The Banjo, «Grotesque Fantasie – An American Sketch» op. 15 (1853). Cory Hall, pianoforte.


Gottschalk, The Banjo, frontespizio


Gottschalk non è l’unico musicista statunitense “colto” che abbia tratto ispirazione dal minstrel song di Foster, citato anche, per esempio, da Charles Ives nel Finale della sua Seconda Sinfonia.
Oltre che su Wikipedia (versione inglese), alcune interessanti osservazioni a proposito di De Camptown Races si possono leggere qui.

Turkey in the straw &c

nullHenry F. Gilbert (26 settembre 1868-1928): Comedy Overture on Negro Tunes (1910). Royal Philharmonic Orchestra, dir. Karl Krueger.
La biografia di Gilbert presenta diversi punti di contatto con quella di Charles Ives: anche Gilbert era un uomo d’affari (ma, a differenza di Ives, a un certo punto decise di dedicarsi interamente alla composizione), aveva problemi cardiaci (il suo medico scrisse addirittura un libro sul suo particolare caso clinico) e fu tra i primi musicisti statunitensi che abbandonarono i modelli della musica colta europea, cercando di esprimersi in un idioma più caratteristicamente americano.

Columbus Day

Charles E. Ives (1874-1954): Variations on «America» (1891). Organista Edward Power Biggs.
Quello che per i sudditi del Regno Unito è God save the King/Queen, per gli statunitensi è America, ovvero My Country, ‘Tis of Thee, incipit del testo adattato al loyal song britannico da Samuel Francis Smith nel 1831. Queste Variazioni composte da Ives diciassettenne sono forse non marcatamente originali, ma certo un po’ irriverenti. Il brano comprende, fra la seconda e la terza variazione, un interludio politonale a canone, ove si sovrappongono le tonalità di fa maggiore e re bemolle maggiore; Ives fu pregato dal padre di omettere questo passaggio durante le esecuzioni pubbliche: era successo che alcuni fra gli ascoltatori, in particolare i ragazzi, giunti a questo punto non riuscissero a trattenere sonore risate. Il compositore amava molto la parte virtuosistica alla pedaliera nell’ultima variazione: diceva che eseguirla era per lui eccitante «quasi quanto giocare una partita a baseball».