L’homme armé VI

Pierre de La Rue (c1452-1518): Missa L’homme armé a 4 voci. Ensemble «Clément Janequin».

La Rue è uno dei più formidabili contrappuntisti della sua generazione – che è poi quella di Josquin des Prez, Heinrich Isaac e Jacob Obrecht. Sul suo conto si leggono in rete molteplici inesattezze, specialmente per quanto riguarda la sua permanenza alla «corte borgognona»; in realtà, per gran parte della propria esistenza fu attivo presso gli Asburgo, i quali avevano acquisito alcuni degli ex domini di Carlo il Temerario grazie al matrimonio di Massimiliano I con la figlia del defunto duca, Maria, celebratosi pochi mesi dopo la fatale battaglia di Nancy: tali possedimenti non compren­devano la Borgogna vera e propria, nella quale aveva subito affondato gli artigli Luigi XI di Francia, bensì una regione corrispondente all’incirca all’attuale Franca Contea, e soprattutto quei territori settentrionali che per brevità chiameremo Fiandre, prediletti dal Temerario il quale, anni prima, vi aveva fissato la propria residenza principale.
Pierre de La Rue fu dunque al servizio di Massimiliano I, quindi soggiornò per breve tempo alla corte dei sovrani di Castiglia, Filippo I (figlio dell’imperatore e di Maria di Borgogna) e Giovanna (poi detta la Pazza), e infine fu attivo presso Margherita d’Austria, sorella di Filippo, che era stata inviata dal padre nelle Fiandre quale governatrice. Margherita è un personaggio molto interes­sante, degna nipote di cotanto (e temerario) nonno: tornerò a occuparmene in futuro.

A Pierre de La Rue è attribuita anche una seconda messa sulla melodia dell’homme armé, sempre a 4 voci, pervenutaci manoscritta e, al momento attuale, mai incisa su disco.



Le altre puntate:

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L’homme armé V

Johannes Tinctoris (c1435-1511): Missa «Cunctorum plasmator summus» (L’homme armé) a 4 voci. The Clerks’ Group, dir. Edward Wickham.

Reliquiario di Carlo il Temerario, Liegi

Il singolare oggetto mostrato nei video e qui sopra è il Reliquiario di Carlo il Temerario (o di san Giorgio): realizzato in oro, smalto e argento dorato, misura 53 x 17,5 x 32 centimetri e raffigura due personaggi catafratti: il duca, inginocchiato, tiene fra le mani una teca con­tenente una reliquia di Lamberto di Maastricht (c663-705); dietro di lui si erge san Giorgio, patrono dei cavalieri, riconoscibile per via del drago che giace ai suoi piedi. Le lettere C e M sul basamento sono le iniziali dei nomi di Carlo e della sua consorte, Margherita di York.
Carlo commissionò il lavoro a Gérard Loyet, orafo di Lilla, poi lo donò alla città di Liegi, nella cui cattedrale (dedicata a Nostra Signora e, appunto, a san Lamberto) è conservato. Secondo alcuni, con questo regalo il duca di Borgogna volle farsi perdonare il saccheggio e l’incendio della città vallone (novembre 1468): non sono d’accordo e vi spiego perché.
Prima di tutto, conoscendo un pochino il carattere del Temerario, penso di poter affermare che egli non ebbe mai la minima intenzione di chiedere perdono di alcunché: Liegi faceva parte dei suoi domini, si era ribellata e aveva stretto alleanza con Luigi XI di Francia, acer­rimo nemico della Borgogna; dopo averla ripetutamente sconfitta, Carlo prese la decisione di abbandonare la città al saccheggio a seguito di un’ennesima manifestazione di ostilità.
Inoltre, osservando il reliquiario con attenzione è impossibile non notare che i tratti del volto del santo e quelli del duca sono identici. Credo che non vi possa esser dubbio circa il significato di questo particolare: agli abitanti di Liegi il «dono» di Carlo dovette sembrare, piuttosto che una richiesta di perdono, un’esplicita minaccia.


Reliquiario di Carlo il Temerario, Liegi; photobycap


Le altre puntate:

L’homme armé IV


Robert Morton (c1430-?): Il sera pour vous conbatu, quodlibet a 3/4 voci. UCLA Early Music Ensemble (sopra); versione per liuto eseguita da Carsten Timpe.

Robert Morton, Il sera pour vous

Fra i nomi dei possibili autori della chanson dell’homme armé v’è quello di Robert Morton, musicista inglese attivo principalmente presso la corte di Filippo il Buono prima e di Carlo il Temerario poi.
(Ohibò, un inglese in Borgogna? E come mai? Ah, già: la guerra dei cent’anni… 😉 )
Di Morton ci sono pervenuti una dozzina di rondeaux (quattro di incerta attribuzione), quasi tutti a 3 voci; Il sera pour vous conbatu è un quodlibet, ossia un brano costruito giustapponendo melodie di varia origine; come si può osservare nella trascrizione in notazione moderna qui sopra riportata, la melodia dell’homme armé è affidata alle voci di tenor e contratenor.
Secondo studi recenti, la composizione risalirebbe al 1463: non si tratterebbe dunque della più antica elaborazione nota della melodia dell’homme armé se si accetta per buona la datazione al decennio precedente delle messe di Dufay e Ockeghem fondate sulla medesima melodia.


Le altre puntate:

L’homme armé III

Bisogna dunque temere l’uomo armato.
Il testo di questa chanson si riferisce a una persona realmente esistita? Se sì, l’homme armé dovette necessariamente essere un ardito uomo d’arme, un valente condottiero, un guerriero audace e spregiudicato, ma anche duro e spietato, e perciò temuto dai nemici e probabilmente anche da chi gli stava al fianco.

A metà del Quattrocento, quando la chanson dell’homme armé fu concepita e si diffuse in terra borgognona, un uomo con simili “doti” visse veramente, e proprio in quella regione, della quale era il signore e padrone: mi riferisco a Carlo di Valois, all’epoca detto il Gran Duca d’Occidente e poi, in tempi recenti, soprannominato il Temerario. Egli in effetti trascorse gran parte della propria esistenza sui campi di battaglia, e combattendo infine morì, nei pressi di Nancy, il 5 gennaio 1477. Oltre che potente era incredibilmente ricco: i suoi avversari si gettarono come avvoltoi sulle sue spoglie, e del «bottino di Borgogna» si favoleggiò per secoli.

Rogier van der Weyden, Carlo di Borgogna

Ma torniamo a quando Carlo era vivo, temerario e temibile. Il 29 maggio 1453 – il futuro duca di Borgogna aveva all’epoca 19 anni – dopo quasi due mesi di assedio i turchi ottomani si erano impadroniti di Costantinopoli, mettendo fine al millenario impero bizantino. L’evento non mancò di suscitare la preoccupazione dei sovrani europei: e così, dopo molto tempo, si tornò a parlare di crociate.
Progettò di guidarne una anche il duca Filippo il Buono, padre di Carlo. Molteplici difficoltà (la pace con i Paesi confinanti, Francia e impero asburgico, era alquanto malferma, e frequenti le rivolte, fomentate in particolare dai re di Francia, nei territori del ducato) impedirono che la spedizione potesse essere organizzata. La situazione addirittura peggiorò quando a Filippo succedette il figlio.
Agli anni del regno di quest’ultimo (1467-1477), o a poco prima, risale un manoscritto musicale singolarissimo, oggi conservato nella Biblioteca nazionale di Napoli: contiene sei messe composte sulla base della chanson dell’homme armé : una raccolta davvero unica, perché non si conosce nessun altro codice medievale che sia interamente dedicato a un solo soggetto musicale.
Delle sei messe, le prime cinque sono a 4 voci: in ciascuna composizione viene utilizzata una e una sola frase della chanson, diversa da messa a messa. Nell’ultima, invece, le voci sono cinque: la melodia dell’homme armé è impiegata per intero e viene costantemente imitata fra due voci che procedono in antifonia, la conseguente alla 5a inferiore rispetto all’antecedente.
È pressoché certo che il manoscritto di Napoli provenga dalla corte di Borgogna; si è ipotizzato che fosse portatore di un messaggio politico-ideologico, mistico e guerresco insieme: l’uso della melodia dell’homme armé in queste composizioni liturgiche vorrebbe evocare la sconfitta dei turchi (e, più in generale, di tutti i nemici del duca) non solo sul piano militare ma anche su quello religioso.
Di questo prezioso manoscritto tornerò a occuparmi in un prossimo futuro. Ora ritengo utile aggiungere alcuni particolari al ritratto del Temerario.

Carlo fu dunque, nel senso più pieno del termine, un signore feudale: l’ultimo, in un Medioevo ormai al crepuscolo. Ma fu anche un uomo di vaste conoscenze e profonda cultura. Appassionato di storia, di poesia e di belle arti, si circondò di letterati, di artisti e soprattutto di musicisti sopraffini. Sappiamo che sceglieva personalmente e con estrema cura i membri della propria cappella musicale, e che amava cantare insieme con loro; forse si cimentò egli stesso nella composizione. Ecco una chanson, qui eseguita dall’ensemble Asteria, che in fonti dell’epoca è attribuita a un non meglio precisato «Dux Burgensis»: che si tratti appunto di Carlo il Temerario?


[Il video in questione non è più disponibile.]

Ma dame trop vous mesprenés
Quant vers moy ne vous gouvernés.
Aultrement qui l’oseroit dire?
Car oncque saint taut de martire
n’endura que vous me donés.

Segue, della medesima chanson, l’interpretazione esclusivamente strumentale dell’Ensemble Roger-Blanchard.

[Anche questo è oggi indisponibile.]


Rubens, Carlo di Borgogna (1618)


Le altre puntate:

L’homme armé I

L’homme, l’homme, l’homme armé,
l’homme armé,
l’homme armé doibt on doubter,
doibt on doubter.
On a fait par tout crier
que chascun se viegne armer
d’un haubregon de fer.
L’homme, l’homme, l’homme armé,
l’homme armé,
l’homme armé doibt on doubter.

Ossia: Si deve aver timore dell’uomo armato. Ovunque si è fatto proclamare che ognuno venga a munirsi di un buon usbergo di ferro.

Questa chanson ha una storia davvero singolare. Ebbe probabilmente origine nel ducato di Borgogna intorno alla metà del secolo XV. Secondo Pietro Aaron, autore della musica sarebbe Antoine Busnois (al servizio della corte borgognona dal 1467, anno in cui il ducato fu ereditato da Carlo il Temerario); l’affermazione del teorico italiano non è però suffragata da prove attendibili né da altre testimonianze coeve, ragion per cui L’homme armé è considerato un brano adespoto.

Fra il 1460 circa e il 1580, la melodia dell’homme armé fu impiegata da diversi musicisti come base per l’elaborazione di messe polifoniche; gli autori portano nomi illustri: oltre allo stesso Busnois, in quel genere di composizione si cimentarono infatti Guillaume Dufay, Loyset Compère, Jacob Obrecht, Johannes Ockeghem, Josquin des Prez (il quale ne scrisse due), Antoine Brumel, Matthaeus Pipelare, Pierre de La Rue, Cristóbal Morales e così via, fino a Giovanni Pierluigi da Palestrina (anch’egli ne compose due). Nessun altro tema musicale ha suscitato altrettanto interesse presso i compositori dell’epoca.

Considerata sotto l’aspetto puramente musicale, la chanson ha indubbiamente un che di militaresco: non solo nel testo, ma anche nella melodia, i cui intervalli di quarta e di quinta fanno pensare alle trombe da segnali. Fra le caratteristiche che ne determinarono la popolarità presso i musicisti del ‘400 e del ‘500 v’è sicuramente il fatto che la melodia dell’homme armé si presta a essere elaborata contrappuntisticamente in modi differenti.

Nasce ora, più che legittima, una curiosità: chi può essere l’«uomo armato» di cui «bisogna aver timore»? A questa domanda si tenterà di dare risposta in una delle prossime puntate…



Le altre puntate: