Il Concerto dell’amore perduto

Georg Philipp Telemann (1681-25 giugno 1767): Concerto in re maggiore per tromba e archi (1714). Maurice André, tromba; Berliner Philharmoniker, dir. Herbert von Karajan.
Per l’Adagio iniziale nutrì una grande passione un celebre cantautore italiano.

I. Adagio
II. Allegro [a 2:35]
III. Grave [a 4:42]
IV. Allegro [a 7:17]


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Una Sinfonia delle Alpi

Richard Strauss (1864-1949): Eine Alpensinfonie, poema sinfonico op. 64 (1915). Berliner Phil­harmoniker, dir. Herbert von Karajan.

  1. Nacht (Notte)
  2. Sonnenaufgang (Il sorgere del sole) [a 3:04]
  3. Der Anstieg (L’ascesa) [a 4:33]
  4. Eintritt in den Wald (Ingresso nella foresta) [a 6:51]
  5. Wanderung neben dem Bache (Passeggiata presso il ruscello) [a 9:49]
  6. Am Wasserfall (Alla cascata) [a 12:27]
  7. Erscheinung (Apparizione) [a 12:44]
  8. Auf blumigen Wiesen (Nei prati in fiore) [a 13:35]
  9. Auf der Alm (All’alpeggio) [a 14:31]
  10. Durch Dickicht und Gestrüpp auf Irrwegen (Tra fogliame e rovi dopo aver sbagliato strada) [a 16:38]
  11. Auf dem Gletscher (Sul ghiacciaio) [a 18:12]
  12. Gefahrvolle Augenblicke (Momenti di pericolo) [a 19:29]
  13. Auf dem Gipfel (Sulla vetta) [a 20:57]
  14. Vision (Visione) [a 25:28]
  15. Nebel steigen auf (Sale la nebbia) [a 29:09]
  16. Die Sonne verdüstert sich allmählich (Il sole si oscura a poco a poco) [a 29:27]
  17. Elegie (Elegia) [a 30:16]
  18. Stille vor dem Sturm (Calma prima della tempesta) [a 32:34]
  19. Gewitter und Sturm, Abstieg (Bufera e tempesta, discesa) [a 35:36]
  20. Sonnenuntergang (Tramonto) [a 39:33]
  21. Ausklang (Epilogo) [a 42:15]
  22. Nacht (Notte) [a 48:17]

Jakub Hrůša
Karajan 1
Karajan 2
Haitink

Sulle copertine dei dischi di Eine Alpensinfonie è sovente raffigurato il Cervino, ma l’ascensione musicalmente descritta da Strauss si svolge sulle Alpi Bavaresi — probabilmente nel massiccio della Zugspitze (2962 m) che sovrasta Garmisch, dove il compositore trascorse gli ultimi anni.

Max Wolfinger

Max Wolfinger: Zug-Spitz am Eib-See, 1864.

Un hidalgo muy ingenioso

Miguel de Cervantes Saavedra

«Dove c’è musica non ci può essere cosa cattiva» (Cervantes)

Miguel de Cervantes Saavedra morì quattrocento anni fa, il 22 aprile 1616.
Sul capolavoro immortale di Cervantes è già stato scritto tutto, anche l’impossibile e l’inim­ma­gi­na­bile: ragion per cui oggi, celebrando la ricorrenza, mi limiterò a segnalare un interessante articolo di José Saramago pubblicato nel 2005 sul «País» e, in italiano, sulla «Repubblica» (leggibile online a questo indirizzo). Inoltre, com’è consuetudine in questo mio blog, proporrò l’ascolto di alcune composizioni musicali i cui autori hanno tratto ispirazione dall’opera di Cervantes.
Alla «presenza di Don Chisciotte nella musica» dedicò una dissertazione, oltre trent’anni fa, la studiosa statunitense Susan Jane Flynn: il suo lavoro è disponibile in rete (The Presence of Don Quixote in Music, PhD diss., University of Tennessee, 1984).



Richard Strauss (1864-1949): Don Quixote, poema sinfonico op. 35 (1897). Mstislav Rostropovič, violoncello; Berliner Philharmoniker, dir. Herbert von Karajan. Illustrazioni di Gustave Doré.

  1. Introduzione: Mäßiges Zeitmaß. Thema mäßig. «Don Quichotte verliert über der Lektüre der Ritterromane seinen Verstand und beschließt, selbst fahrender Ritter zu werden»
  2. Tema: Mäßig. «Don Quichotte, der Ritter von der traurigen Gestalt». Maggiore: «Sancho Panza» [a 6:25]
  3. Variazione I: Gemächlich. «Abenteuer an den Windmühlen» [a 8:44]
  4. Variazione II: Kriegerisch. «Der siegreiche Kampf gegen das Heer des großen Kaisers Alifanfaron» [a 11:24]
  5. Variazione III: Mäßiges Zeitmaß. «Gespräch zwischen Ritter und Knappen» [a 13:09]
  6. Variazione IV: Etwas breiter. «Unglückliches Abenteuer mit einer Prozession von Büßern» [a 21:47]
  7. Variazione V: Sehr langsam. «Die Waffenwache» [a 23:44]
  8. Variazione VI: Schnell. «Begegnung mit Dulzinea» [a 27:54]
  9. Variazione VII: Ein wenig ruhiger als vorher. «Der Ritt durch die Luft» [a 29:09]
  10. Variazione VIII: Gemächlich. «Die unglückliche Fahrt auf dem venezianischen Nachen» [a 30:25]
  11. Variazione IX: Schnell und stürmisch. «Kampf gegen vermeintliche Zauberer» [a 32:16]
  12. Variazione X: Viel breiter. «Zweikampf mit dem Ritter vom blanken Mond» [a 33:28]
  13. Finale: Sehr ruhig. «Wieder zur Besinnung gekommen» [a 38:10]

Erich Wolfgang Korngold (1897-1957): Don Quixote, 6 pezzi per pianoforte (1907-09). Esegue Mara Jaubert.

I. Don Quixote über den Ritterbüchern und seine Sehnsucht nach Waffentaten
II. Sancho Panza auf seinem “Grauen”
III. Don Quixotes Auszug
IV. Dulcinea von Toboso
V. Abenteuer
VI. Don Quixotes Bekehrung und Tod

Korngold: Don Quixote, cover


Jules Massenet (1842-1912): scena finale di Don Quichotte, comédie héroïque in 5 atti, libretto di Henri Cain (1910). Don Quichotte: José van Dam; Sancho Panza: Werner van Mettelen; voce di Dulcinée: Silvia Tro Santafé. Bruxelles, Théâtre La Monnaie, 2010.

Massenet, Don Q


Manuel de Falla (1876-1946): El retablo de Maese Pedro, opera per marionette in 1 atto (6 scene) su libretto proprio (1923). Don Quichotte: Justino Díaz; Pedro: Joan Cabero; narratore: Xavier Cabero; Orchestre Symphonique de Montréal, dir. Charles Dutoit.

Falla - El retablo, incipit


Maurice Ravel (1875-1937): Don Quichotte à Dulcinée, 3 chansons per baritono e pianoforte su testo di Paul Morand (1932-33); originariamente composte per il film Don Quichotte di Georg Wilhelm Pabst. Dietrich Fischer-Dieskau, baritono; Karl Engel, pianoforte.

  1. Chanson romanesque: Moderato
  2. Chanson épique: Molto moderato
  3. Chanson à boire: Allegro


Roberto Gerhard (1896-1970): Don Quixote, balletto (1940-41, rev. 1947-49). Orquesta Sinfónica de Tenerife, dir. Victor Pablo Pérez.

Scena 1a
Scena 2a [a 7:28]
Scena 3a [a 16:41]
Scena 4a [a 27:32]
Scena 5a [a 31:17]

Picasso
Litografia di Pablo Picasso, 1955

Au pays mystérieux

Eva Dell’Acqua (28 febbraio 1856-1930): Villanelle, mélodie su testo di Frédéric van der Elst (1893). Natalie Dessay, soprano; Berliner Philharmoniker, dir. Michael Schonwandt.

J’ai vu passer l’hirondelle
Dans le ciel pur du matin:
Elle allait, à tire-d’aile,
Vers le pays où l’appelle
Le soleil et le jasmin.
J’ai vu passer l’hirondelle!
J’ai longtemps suivi des yeux
Le vol de la voyageuse.
Depuis, mon âme rêveuse
L’accompagne par les cieux.
Ah! ah! au pays mystérieux!
Et j’aurais voulu comme elle
Suivre le même chemin.


Falsi celebri


L’articolo di oggi, piccolo omaggio a Umberto Eco, prende in esame alcuni apocrifi di successo 🙂


Remo Giazotto (1910-1998): Adagio in sol minore per archi e basso continuo (1957) noto come Adagio di Albinoni. Berliner Philharmoniker, dir. Herbert von Karajan.
Compositore e musicologo, Giazotto compilò fra l’altro il catalogo sistematico delle opere di Tomaso Albinoni (1671-1751). Nel 1958 diede alle stampe l’Adagio attribuendone la paternità al maestro veneziano: si tratterebbe di una sonata a tre della quale sopravvivono soltanto il basso numerato e due frammenti della parte del I violino, dallo stesso Giazotto rinvenuti manoscritti nella Sächsische Landesbibliothek di Dresda. «L’elaboratore ha proceduto alla realizzazione del basso numerato superstite sul quale, avvalendosi di due episodi melodici (sei battute in tutto), ha creato e disposto un nesso narrativo che aderisse con assoluta fedeltà al tessuto armonico che il basso numerato originale suggeriva», spiegò lo studioso romano. Dopo la morte del quale, però, si è appurato che la Biblioteca di Dresda non conserva alcun frammento corrispondente alla descrizione, ragion per cui si ritiene che l’Adagio sia interamente opera di Remo Giazotto.


Ludwig NohlLudwig van Beethoven (1770-1827) o Ludwig Nohl (1831-1885): Für Elise (1810?). Ivo Pogorelich, pianoforte.
La composizione oggi universalmente nota con il titolo Für Elise (Per Elisa) fu scoperta quarant’anni dopo la morte di Beethoven, nel 1867, a Monaco, presso una collezione privata, dallo studioso e scrittore tedesco Ludwig Nohl (nel ritrattino qui a sinistra). Il manoscritto, oggi perduto, secondo la testimonianza di Nohl era datato 27 aprile 1810. Ci si è a lungo interrogati sull’identità della dedicataria: poiché non risulta che Beethoven conoscesse di persona una Elise, l’opinione più diffusa è che il nome riportato sulla partitura fosse in realtà Therese (ossia Therese Malfatti von Rohrenbach zu Dezza, amata da Beethoven) e che Nohl abbia mal interpretato la grafia del compositore.
Il brano è incluso nel catalogo beethoveniano come n. 59 dei Werke ohne Opuszahl (WoO = composizioni senza numero d’opus). Ma, dopo accurati studi, il musicologo italiano Luca Chiantore (vedere qui) è giunto alla conclusione che Per Elisa non sia di Beethoven: il vero autore sarebbe lo stesso Nohl.
In ogni caso, pare di poter escludere che Beethoven abbia «dedicato una celebre composizione per pianoforte» a una donna di nome Elisa…


Autore non identificato: Valzer in mi bemolle maggiore, attribuito a Fryderyk Chopin. Arturo Benedetti Michelangeli, pianoforte.
Di questa composizione – per la verità simile più a un Ländler che a un valzer – l’unica copia manoscritta di cui abbiamo notizia si trovava nell’album personale di Emilia Elsner (figlia di uno dei maestri di Chopin), ove però non era riportato il nome del suo autore; l’album, che conteneva alcuni brani certamente di Chopin, è andato perduto, ma era stato esaminato alla fine dell’Ottocento dal letterato e musicografo polacco Ferdynand Hoesick, il quale ne pubblicò il contenuto in un volume di supplemento all’edizione Breitkopf & Härtel delle opere complete chopiniane (Lipsia, 1902). Il Valzer in mi bemolle, a ben vedere, non ha assolutamente nulla dello stile di Chopin: opinione di diversi studiosi è che l’attribuzione al maestro polacco debba considerarsi una svista di Hoesick.


Johann Peter Kellner? (1705-1772): Toccata e Fuga in re minore per organo, attribuita a Johann Sebastian Bach (BWV 565). Michel Chapuis, organo.
Della questione si parlava già all’inizio degli anni 1980: «la composizione organistica nota come Toccata e fuga in re minore, n. 565 del Bach-Werke-Verzeichnis di Wolfgang Schmieder, è opera di Johann Sebastian Bach?» si chiedevano, fra gli altri, Peter Williams (BWV 565: A toccata in D minor for organ by J.S.Bach?, in «Early Music» 9/3, 1981) e David Humphreys (The D minor Toccata BWV 565, ibid. 10/2, 1982). La discussione è tuttora viva, ma è assai probabile che nelle prossime edizioni del catalogo bachiano dovremo andare a cercare il numero 565 fra le opere spurie.
Riassumendo:

  • Il più antico manoscritto noto della Toccata e fuga è una copia eseguita da Johann Ringk (1717-1778), allievo di un allievo di Bach. Studiando il documento, Williams è giunto a questa con­clusione: non si tratta di un’opera originale, bensì della trascrizione di un brano ori­gi­na­ria­mente concepito per violino solo.

  • Humphreys ha attribuito il brano a Johann Peter Kellner, allievo di Bach intorno al 1729 e maestro di Ringk.

  • Bernhard Billeter ritiene invece che si tratti di un adattamento di un brano clavicembalistico (Bachs Toccata und Fuge d-moll für Orgel BWV 565 – ein Cembalowerk?, in «Die Musik­forschung» 50/1, 1997).

  • Nel 1995 Rolf Dietrich Claus ha pubblicato uno studio (Zur Echtheit von Toccata und Fuge d-moll BWV 565, Colonia, Verlag Dohr) nel quale sostiene che la composizione, di probabile origine violinistica, non può essere un’opera giovanile di Bach – come si era sempre pensato, ritenendo di poter così giustificare le sue molte incongruenze – e giunge alla conclusione che debba essere attribuita a un compositore della generazione dei figli di Bach. Nella 2ª edizione ampliata (1999) Claus risponde punto per punto a coloro che avevano criticato e confutato le sue tesi.

  • Nel 2000 Stephan Emele presenta una dissertazione dedicata a Kellner (Ein Beispiel der mitteldeutschen Orgelkunst des 18. Jahrhunderts: Johann Peter Kellner), considerato quale probabile autore della Toccata e fuga in re minore. L’analisi stilistica è dettagliata e abbastanza convincente (si veda il sito della Johann-Peter-Kellner-Gesellschaft).

  • Nel 2005 Eric Lewin Altschuler ipotizza che tanto la Toccata e Fuga BWV 565 quanto la Ciaccona della Seconda Partita per violino BWV 1004 potessero essere in origine brani per liuto (Were Bach’s Toccata and Fugue BWV565 and the Ciaccona from BWV1004 Lute Pieces?, in «The Musical Times» 146/1893).

Penso che chiunque abbia un po’ di dimestichezza con le composizioni del Kantor di Lipsia difficilmente potrà trovarsi in totale disaccordo con gli studiosi sopra menzionati: BWV 565 non sembra essere di Bach; la magniloquenza fine a sé stessa, l’elementare semplicità dell’armonia, l’inconsistenza del contrappunto sono rivelatrici. Il vero Bach è altrove.

Monte Calvo

Modést Petròvič Mùsorgskij (1839-1881): Una notte sul Monte Calvo (Ночь на лысой горе), poema sinfonico, rielaborazione (1886) di Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov (1844-1908). New York Philharmonic Orchestra, dir. Leonard Bernstein.
E questa è la versione più nota.


Musorgskij: La notte di san Giovanni sul Monte Calvo (versione originale, 1866-67). Berliner Philharmoniker, dir. Claudio Abbado.

Luis Ricardo Falero, Partenza delle streghe per il sabba

Trascrizioni VII


Edvard Grieg (1843-1907): Fra Holbergs tid (Dai tempi di Holberg), suite «in stile antico» per pianoforte op. 40 (1884); composta per celebrare il bicentenario della nascita dell’umanista danese Ludvig Holberg. Torhild Fimreite, pianoforte.

I. Praeludium
II. Sarabande [a 3:09]
III. Gavotte [a 7:40]
IV. Air [a 11:13]
V. Rigaudon [a 17:15]



Grieg: Fra Holbergs tid, trascrizione per orchestra d’archi (1884-85). Berliner Philharmoniker, dir. Herbert von Karajan.

I. Praeludium
II. Sarabande [a 3:02]
III. Gavotte [a 7:18]
IV. Air [a 11:07]
V. Rigaudon [a 16:58]