E Pietà dorme

Antoine Busnois (c1430 - 6 novembre 1492): Je ne puis vivre ainsy, bergerette a 3 voci (c1460). Ensemble Pomerium, dir. Alexander Blachly.
La bergerette è un virelai provvisto di un’unica strofa; la sua struttura è dunque refrain – strofa – refrain.
A Busnois piaceva molto giocare con le note e con le parole. Il testo di questa composizione è un acrostico che rivela il nome della persona cui è dedicata.

Je ne puis vivre ainsy toujours
Au main que j’aye en mes dolours
Quelque confort
Une seule heure ou mains ou fort
Et tou les jours
Leaument serviray amours
Jusqu’a la mort.
Noble femme de nom et d’armes,
Escript vous ay ce dittier-cy.

Des ieux plourant a chauldes larmes
Affin qu’ayes de moy merchy.
Quant a moi, je me meurs boncours
Velant les nuits, faisant cent tours
En criant fort
Vengence en a Dieu, car a grant tort
Je noye en plours
Lors qu’au besoin me fault secours
Et Pitie dort.


Fortuna desperata II, Obrecht III

Jacob Obrecht (1457/58 – 1505): Missa Fortuna desperata a 4 voci. Ensemble vocale The Sound and The Fury.
Obrecht compose questa messa non su una delle rielaborazioni d’autore della chanson omonima (se ne conoscono una a 3 voci di Heinrich Isaac, una a 6 di Alexander Agricola e una a 3 parti strumentali, forse di Josquin des Prez), bensì sulla versione originale, quella riportata dai quattro manoscritti di cui s’è detto ieri. Il fatto che Obrecht abbia lavorato sul testo originale dà maggior consistenza all’attribuzione di Fortuna desperata a Antoine Busnois: è infatti molto probabile che i due musicisti si conoscessero di persona, essendo stati attivi a Bruges nello stesso periodo, Busnois – nell’ultimo anno della sua vita – presso la Cattedrale di San Salvatore, Obrecht in San Donaziano.


Missa Fortuna desperata di Obrecht, Kyrie

Fortuna desperata I

Antoine Busnois? (1430 – 1492): Fortuna desperata, chanson a 3 voci. The Clerks’ Group, dir. Edward Wickham.
Questa chanson è stata tramandata da quattro codici, tre dei quali non indicano il nome dell’autore; nel quarto manoscritto è attribuita a Busnois. Secondo alcuni studiosi, potrebbe invece essere opera di un musicista fiorentino, Felice di Giovanni Martini († 1478).

Fortuna desperata
Iniqua e maledecta
Che de tal dona electa
La fama ay denigrata.

O morte dispietata,
Inimica e crudele,
Che d’alto più che stelle
L’hai così abbassata.

Meschina e despietata,
Ben piangere posso may
Et desiro finire,
Finire i miei guay.


Fortuna desperata

Jusques à ce que je meure

Antoine Busnois (c1430 - 6 novembre 1492): Le corps sen va et le cuer vous demeure, rondeau a 3 voci. Ensemble Asteria: Sylvia Rhyne, soprano; Eric Redlinger, tenore e liuto.

Le corps sen va et le cueur vous demeure
Le quel veult faire avec vous sa demeure
Pour vous vouloir aimer tant et si fort.

 Que incessament veult mectre son effort
 A vous servir jusques à ce que je meure.
 Il est vostre pouez estre bien seure
 Et de cela tousiours je vous asseure
 Combien quatende de mon mal confort.

Le corps sen va et le cueur vous demeure
Le quel veult faire avec vous sa demeure
Pour vous vouloir amer tant et si fort.

 Il nest douleur ne dueil qua moy naqueure
 Quant il convient que ses maulx je saveure
 Et men aller sans avoir resconfort
 Aleure que deusse vivre au fort
 Mon mal compter que je voi qua ceste heure.

Le corps s’en va et le cueur vous demeure
Le quel veult faire avec vous sa demeure
Pour vous vouloir aimer tant et si fort.


Busnois, Le corps s'en va

L’homme armé I

L’homme, l’homme, l’homme armé,
l’homme armé,
l’homme armé doibt on doubter,
doibt on doubter.
On a fait par tout crier
que chascun se viegne armer
d’un haubregon de fer.
L’homme, l’homme, l’homme armé,
l’homme armé,
l’homme armé doibt on doubter.

Ossia: Si deve aver timore dell’uomo armato. Ovunque si è fatto proclamare che ognuno venga a munirsi di un buon usbergo di ferro.

Questa chanson ha una storia davvero singolare. Ebbe probabilmente origine nel ducato di Borgogna intorno alla metà del secolo XV. Secondo Pietro Aaron, autore della musica sarebbe Antoine Busnois (al servizio della corte borgognona dal 1467, anno in cui il ducato fu ereditato da Carlo il Temerario); l’affermazione del teorico italiano non è però suffragata da prove attendibili né da altre testimonianze coeve, ragion per cui L’homme armé è considerato un brano adespoto.

Fra il 1460 circa e il 1580, la melodia dell’homme armé fu impiegata da diversi musicisti come base per l’elaborazione di messe polifoniche; gli autori portano nomi illustri: oltre allo stesso Busnois, in quel genere di composizione si cimentarono infatti Guillaume Dufay, Loyset Compère, Jacob Obrecht, Johannes Ockeghem, Josquin des Prez (il quale ne scrisse due), Antoine Brumel, Matthaeus Pipelare, Pierre de La Rue, Cristóbal Morales e così via, fino a Giovanni Pierluigi da Palestrina (anch’egli ne compose due). Nessun altro tema musicale ha suscitato altrettanto interesse presso i compositori dell’epoca.

Considerata sotto l’aspetto puramente musicale, la chanson ha indubbiamente un che di militaresco: non solo nel testo, ma anche nella melodia, i cui intervalli di quarta e di quinta fanno pensare alle trombe da segnali. Fra le caratteristiche che ne determinarono la popolarità presso i musicisti del ‘400 e del ‘500 v’è sicuramente il fatto che la melodia dell’homme armé si presta a essere elaborata contrappuntisticamente in modi differenti.

Nasce ora, più che legittima, una curiosità: chi può essere l’«uomo armato» di cui «bisogna aver timore»? A questa domanda si tenterà di dare risposta in una delle prossime puntate…



Le altre puntate:

Mottetto firmato


Antoine Busnois (1430-1492): Anthoni, usque limina, mottetto in onore di sant’Antonio abate. Capella Sancti Michaëlis.
Questo mottetto è celebre, oltre che per la maestria compositiva dell’autore, per il fatto che il testo contiene, nel primo e nell’ultimo verso, la «firma» di Busnois (evidenziata con inchiostro rosso nel manoscritto).

Anthoni, usque limina
Orbis terrarumque maris,
Et ultra, qui vocitaris
Providencia divina,
Quia demonum agmina
Superasti viriliter:
Audi cetum nunc omina
Psalentem tua dulciter.


Et ne post hoc exlium
Nos igneus urat Pluto,
Hunc ab orci chorum luto
Eruens, fer auxilium:
Porrigat refrigerium
Artubus gracie moys,
Ut per verbi misterium
Fiat in omnibus noys.


Malata d’amore

Antoine Busnois (c1430 - 6 novembre 1492): Anima mea liquefacta est, mottetto a 3 voci su testo tratto dal Cantico dei cantici (V:6-8). Capella Sancti Michaelis.

Anima mea liquefacta est, ut dilectus locutus est.
Quaesivi et non inveni illum; vocavi et non respondit mihi.
Invenerunt me custodes civitatis, percusserunt me et vulneraverunt me.
Tulerunt pallium meum custodes murorum.
Filiae Hierusalem, nuntiate dilecto quia amore langueo.