Lamento della Ninfa

Claudio Monteverdi (1567 - 1643): Lamento della Ninfa, da Madrigali guerrieri et amorosi (VIII Libro di madrigali, 1638, n. 22), su testo di Ottavio Rinuccini. Emma Kirkby, soprano; Paul Agnew e Andrew King, tenori; Alan Ewing, basso; The Consort of Musicke, dir. Anthony Rooley.
Lo stesso testo messo in musica da Antonio Brunelli, ma Monteverdi ne dà un’interpretazione completamente diversa.


Monteverdi

Ambo siam sassi

Heinrich Schütz (8 ottobre 1585 - 1672): Di marmo siete voi SWV 17, madrigale a 5 voci (n. 17 del Primo libro de madrigali, 1611) su testo di Giambattista Marino. The Consort of Musicke, dir. Anthony Rooley.

Di marmo siete voi,
donna, a colpi d’amore,
al pianto mio,
e di marmo son io
alle vostr’ire e agli strali suoi
per natura,
per amor io costante
e voi dura.
Ambo siam sassi
e l’un e l’altro è scoglio,
io di fé e voi d’orgoglio.


SWV 17

Ask what thou wilt, and take it

Thomas Morley (c1557 - 1602): Phillis, I fain would die now, madrigale a 7 voci (dal First Book of Ballets, 1595). The Consort of Musicke, dir. Anthony Rooley.

Phillis, I fain would die now,
  O, to die what should move thee?
For that you do not love me.
  I love thee, but plain to make it,
  Ask what thou wilt, and take it.
O sweet, then this I crave thee,
Since you to love wilt have me,
Give me in my tormenting
One kiss for my contenting.
  This unawares doth daunt me,
  Else what thou wilt I grant thee.
Ah Phillis, well I see then,
My death thy joy will be then.
  O no, no, I request thee,
  To tarry but some fitter time and leisure.
Alas, death will arrest me,
You know, before I shall possess this treasure.
No no, dear, do not languish,
Temper this sadness
For time and love with gladness,
Once ere long will provide for this our anguish.


Phillis, I fain

Dolcezze amarissime

Heinrich Schütz (8 ottobre 1585-1672): O dolcezze amarissime d’amore, madrigale a 5 voci, SWV 2, su testo di Battista Guarini (dal Primo libro de madrigali, 1611). The Consort of Musicke, dir. Anthony Rooley.

O dolcezze amarissime d’amore,
quanto è più duro perdervi,
che mai non v’haver
o provate o possedute,
come saria l’amor felice stato,
se’l già goduto ben non si perdesse,
o quando egli si perde
ogni memoria ancora
del dileguato ben si dileguasse.


? (forse Rembrandt): Ritratto di musicista (forse Schütz)

Riccioli d’argento


John Dowland (1563-1626): His golden locks, dal First Booke of Songes (1597). Emma Kirkby, soprano; Anthony Rooley, liuto.

His golden locks Time hath to silver turned.
O Time too swift, O swiftness never ceasing:
His youth ‘gainst Time and Age hath ever spurned,
But spurned in vain; youth waneth by increasing.
Beauty, strength, youth are flowers but fading seen;
Duty, faith, love are roots, and ever green.

His helmet now shall make a hive for bees,
And lovers’ sonnets turn to holy psalms.
A man at arms must now serve on his knees,
And feed on prayers which are Age’s alms.
But though from Court to cottage he depart,
His Saint is sure of his unspotted heart.

And when he saddest sits in homely cell,
He’ll teach his swains this carol for a song:
Blest be the hearts that wish my Sov’reign well.
Curst be the soul that think her [him] any wrong.
Goddess [Ye gods], allow this aged man his right
To be your beadsman now, that was your knight.


His golden locks

Elegante paccottiglia per signore


John Dowland (1563 - 1626): Fine knacks for ladies, dal Second Booke of Songs or Ayres (1600). The King’s Singers e The Consort of Musicke, dir. Anthony Rooley.

Fine knacks for ladies, cheap choice, brave and new,
Good penny worths, but money cannot move;
I keep a fair, but for the fair to view;
A beggar may be liberal of love.
  Though all my wares be trash, the heart is true.

Great gifts are guiles, and look for gifts again,
My trifles come as treasures from my mind,
It is a precious jewel to be plain:
Sometimes in shell, the orient pearls we find.
  Of others take a sheaf, of me a grain!

Within the pack: pins, points, laces and gloves,
And diverse toys, fitting a country fair;
But my heart lives [But in my heart], where duty serves and loves:
Turtles and twins, court’s brood, a heav’nly pair.
  Happy the heart that thinks of no removes.


Il suon d’argento

Anonimo (probabilmente Richard Edwardes, 1525-1566): Where gripyng grief. Emma Kirkby, soprano; Anthony Rooley, liuto.

Where gripyng grief the hart would wound
  And dolfull domps the mind oppresse
There Musick with her silver sound
  Is wont with spede to give redresse,
Of troubled minde for every sore,
  Swete Musick hath a salve therfore.

In ioye it maks our mirth abound,
  In grief it chers our heavy sprights,
The carefull head release hath found,
  By Musicks pleasant swete delights
Our sences, what should I saie more,
  Are subiect unto Musicks lore.

The Godds by Musick hath their praie,
  The soule therein doeth ioye,
For as the Romaine Poets saie,
  In seas whom Pirats would destroye,
A Dolphin saved from death most sharpe
  Arion plaiyng on his harpe.

A heavenly gift, that turnes the minde,
  Like as the sterne doth rule the ship,
Musick whom the Gods assigned
  To comfort man, whom cares would nip,
Sith thou both man and beast doest move,
  What wiseman then will thee reprove.


Richard EdwardesForse figlio illegittimo di Enrico VIII, Richard Edwardes fu poeta, autore drammatico, gen­tiluo­mo della Chapel Royal e maestro del coro di voci bianche della medesima istituzione sotto le regine Maria e Elisabetta I. Nei suoi ultimi anni compilò un’ampia silloge di testi poetici di autori diversi, cui aggiunse, firmandoli, alcuni componimenti propri, e fra questi appunto Where gripyng grief, con il titolo In commendation of Musick. La raccolta, intitolata The Paradise of Dainty Devices, fu pubblicata postuma nel 1576, a cura di Henry Disle; fra i molti volumi mi­scel­la­nei dell’epoca fu il più fortunato, tant’è vero che fu ristampato nove volte nei successivi trent’anni.

Del testo si trovano, anche nel web, numerose varianti, quasi tutte di poco conto, a cominciare da «When… Then…» invece di «Where… There…» nella prima strofa; ma è chiaramente un errore l’«Anon» che non di rado sostituisce «Arion» all’inizio dell’ultimo verso della terza strofa: Edwardes fa infatti riferimento a Arione di Métimna, l’antico citaredo che secondo Erodoto inventò il ditirambo e che, racconta il mito, si salvò da sicura morte in mare lasciandosi portare a riva da un delfino che aveva ammaliato con il canto.

Dürer: Arion (c1514)

Albrecht Dürer: Arion (c1514)

Le due fonti manoscritte che ci hanno tramandato la musica di Where gripyng grief (il Mulliner Book, raccolta di composizioni per strumento a tastiera databile fra il 1550 e il 1585 circa; e il Brogyntyn Lute Book, c1595) non riportano né il testo né il nome dell’autore: si ritiene probabile che anche la musica sia dello stesso Edwardes. La melodia è finemente cesellata; pur procedendo prevalentemente per gradi congiunti, presenta non pochi intervalli più ampi, fra cui un’insolita (per l’epoca) ottava diminuita — sulle parole «dumps the» nel secondo verso della prima strofa.

Il brano doveva essere abbastanza noto all’epoca di Shakespeare, perché questi lo cita in una scena di Romeo e Giulietta. Alla fine del IV atto, dopo che la Nutrice ha rinvenuto il corpo esanime della giovane Capuleti e un cupo inatteso dolore strazia i suoi familiari, alcuni musicisti, che erano stati convocati per allietare la festa delle nozze di Giulietta con il conte Paride, ripongono mestamente gli strumenti e stanno per andarsene quando sopraggiunge Pietro (servitore della Nutrice) e chiede ai musici di suonare per lui; gli altri rispondono che non è il momento adatto per far musica, sicché Pietro inizia a battibeccare con loro e infine, citando Where gripyng grief, trova il modo di insolentirli. La scena consiste in una lunga serie di giochi di parole a sfondo musicale, da alcuni critici considerati di bassa lega — tanto che qualche traduttore italiano ha pensato bene di omettere l’intero passo. Ma secondo me la scena non è affatto priva di interesse, ragion per cui la riporto qui di seguito: a sinistra l’originale inglese, a destra non esattamente una traduzione, ma piuttosto una reinterpretazione, con alcune esplicite allusioni a musiche già note ai più… fedeli followers del mio blog.

PETER
Musicians, O musicians, Heart’s Ease, Heart’s Ease. O, an you will have me live, play Heart’s Ease.
PIETRO
Musici, o musici, Chi passa, Chi passa. Se volete ch’io viva, suonate Chi passa.
FIRST MUSICIAN
Why Heart’s ease?
1° MUSICO
Perché Chi passa?
PETER
O musicians, because my heart itself plays My Heart is Full. O, play me some merry dump to comfort me.
PIETRO
O musici, perché il mio cuore sta danzando un passamezzo che non passa. Prego, suonate qualche allegro lamento per confortarmi.
FIRST MUSICIAN
Not a dump, we. ‘Tis no time to play now.
1° MUSICO
No, niente lamenti. Non è il momento di suonare.
PETER
You will not then?
PIETRO
Non volete suonare?
FIRST MUSICIAN
No.
1° MUSICO
No.
PETER
I will then give it you soundly.
PIETRO
Allora ve le suonerò io, sentirete.
FIRST MUSICIAN
What will you give us?
1° MUSICO
Che cosa sentiremo?
PETER
No money, on my faith, but the gleek. I will give you the minstrel.
PIETRO
Oh, non un tintinnar di monete, ve l’assicuro, ma piuttosto una canzon…atura. Ecco, vi tratterò da menestrelli.
FIRST MUSICIAN
Then I will give you the serving creature.
1° MUSICO
E allora noi ti tratteremo da giullare.
PETER
Then will I lay the serving creature’s dagger on your pate. I will carry no crotchets. I’ll re you, I’ll fa you. Do you note me?
PIETRO
E allora riceverete la sonagliera del giullare sulla zucca. Vi avevo chiesto lamenti e mi date capricci. Così ve le suonerò: prendete nota.
FIRST MUSICIAN
An you re us and fa us, you note us.
1° MUSICO
Se ce le suoni, prenderemo davvero le tue note.
SECOND MUSICIAN
Pray you, put up your dagger and put out your wit.
2° MUSICO
Per favore, riponi la tua sonagliera e va’ adagio.
PETER
Then have at you with my wit. I will dry-beat you with an iron wit and put up my iron dagger. Answer me like men.
(sings)
 When griping grief the heart doth wound
 And doleful dumps the mind oppress,
 Then Music with her silver sound—
Why «silver sound»? Why «Music with her silver sound»? What say you, Simon Catling?
PIETRO
Andrò a mio agio e vi metterò a disagio. I miei adagi non sono meno pesanti della sonagliera. Rispondete dunque, da uomini, ai miei colpi.
(canta)
 Quando ferisce il cuore arduo tormento
 E la mente grava penoso tedio,
 Allora Musica col suon d’argento…
Perché «suon d’argento»? Perché dice «Musica col suon d’argento»? Tu che ne dici, Simon Cantino?
FIRST MUSICIAN
Marry, sir, because silver hath a sweet sound.
1° MUSICO
Diamine, signore, perché l’argento ha un dolce suono.
PETER
Prates. What say you, Hugh Rebeck?
PIETRO
Ciance. E tu che dici, Ugo Ribeca?
SECOND MUSICIAN
I say, «silver sound» because musicians sound for silver.
2° MUSICO
Dico: «suon d’argento» perché i musicisti suonano per guadagnarsi dell’argento.
PETER
Prates too. What say you, James Soundpost?
PIETRO
Ciance anche queste. E tu, Giaco Bischero?
THIRD MUSICIAN
Faith, I know not what to say.
3° MUSICO
In fede mia, non so che dire.
PETER
Oh, I cry you mercy, you are the singer. I will say for you. It is «Music with her silver sound» because musicians have no gold for sounding.
(sings)
 Then Music with her silver sound
 With speedy help doth lend redress.
(exit)
PIETRO
Oh, ti chiedo scusa: tu sei quello che canta. Be’, risponderò io per te: dice «Musica col suon d’argento» perché i musicisti non hanno mai oro da far risonare.
(canta)
 Allora Musica col suon d’argento
 Con lesto soccorso pone rimedio.
(esce)
FIRST MUSICIAN
What a pestilent knave is this same!
1° MUSICO
Che pestifero furfante è costui!
SECOND MUSICIAN
Hang him, Jack! Come, we’ll in here, tarry for the mourners and stay dinner.
(exeunt)
2° MUSICO
Lascialo perdere! Venite, entriamo: aspette­remo quelli che verranno per il funerale e ci fermeremo a pranzo.
(escono)

Shakespeare

William Shakespeare
* aprile 1564
† 23 aprile 1616