Musica di sua maestà: il principe consorte – II

Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha (26 agosto 1819 - 1861): Melodia per violino e pianoforte. Iona Brown, violino; Jennifer Partridge, pianoforte.


Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha: Ständchen (Serenata) per voce e pianoforte su testo di Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Gotha (padre del compositore). Ian Partridge, tenore; Jennifer Partridge, pianoforte.

Wachst, Liebchen, Du in stiller Nacht?
Kennest Liebchen auch der Sehnsucht Macht?
O lass bey meinem heissen Fleh’n
das Fenster heut noch offen stehn.

Es ruhet längst schon süss und fest,
was Lieb’ und Sehnsucht ruhen lässt.
O Liebchen komm an’s Fenster Dein,
lass schauen Deine Äugelein!

Wie ist’s so schön im Mondenschein!
Es weht die Luft so kühl und rein.
Horch wie die Leier sehnend klingt!
Das Vöglein selbst im Traum noch singt!

Da that sich auf das Fensterlein,
es sahn heraus im Mondenschein
die schönsten schönsten Äugelein:
wie freundlich waren sie und rein.

(Vegli ancora, amor mio, nella notte silente? Anche tu, amore, avverti il morso del desiderio? Oh, ascolta il mio appello appassionato e lascia aperta, ora, la tua finestra.
È un riposo assai dolce e profondo quello di chi dà requie all’amore e al desiderio. Oh, amore, vieni alla finestra e fa’ che possa vedere i tuoi begli occhi!
Com’è bello stare al chiaro di luna! L’aria è così fresca e pura. Ascolta il bramoso suono della cetra! Il passerotto canta anche quando sogna!
Ed ecco, la finestra si spalancò e nel chiaro di luna brillarono quegli occhi stupendi: e quanto erano amichevoli e puri.)


Staendchen
Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha

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Napoléon

Carl Davis (1936): Napoléon, suite dalle musiche composte per il film muto di Abel Gance (1927) nella ricostruzione di Kevin Brownlow per il British Film Institute. Philharmonia Orchestra diretta dall’autore.


Dieudonné Napoléon

Il vento e il leone

Jerry Goldsmith (1929 – 21 luglio 2004): Suite dalla colonna sonora del film The Wind and the Lion (1975) di John Milius. Münchner Symphoniker diretti dall’autore.
Un buon film, probabilmente il migliore di un regista a volte discusso per via delle idee politiche ultraconservatrici.
La sceneggiatura prende spunto da un fatto storico per raccontare i primi passi degli Stati Uniti quale potenza mondiale, subito dopo la guerra con la Spagna. Il film ha un buon ritmo e diverse scene spettacolari; quella (del tutto inventata rispetto alla realtà storica) con i marines che sbarcano a passo di corsa e sbaragliano in pochi secondi le forze del pascià di Tangeri ha una coreografia perfetta. Di pura fantasia è anche la vicenda quasi-sentimentale fra il capo berbero (Sean Connery) e la giovane vedova americana (Candice Bergen), ma è scritta molto bene. Quella che mi è rimasta più impressa è però la prestazione di Brian Keith nei panni di Teddy Roosevelt, secondo me da Oscar. John Huston ha un piccolo ruolo (il segretario di Stato), ma ovviamente si fa notare. Colonna sonora di Goldsmith candidata all’Academy Award, ma quell’anno la statuetta andò a John Williams per Lo squalo.

I. Main Title
II. The Riff – The Well [1:23]
III. The Camp [2:34]
IV. The Palace [4:11]
V. Raisuli Attacks – Guests of Raisuli (True Feelings) [5:22]
VI. Lord of the Riff [8:36]
VII. A Bid for Freedom (Something of Value) [10:11]
VIII. End Title [13:36]


Il vento e il leone

Au roi chasseur

Aosta, Giardini pubblici: monumento a Vittorio Emanuele II, opera in fusione di bronzo fine dello scultore piemontese Antonio Tortone, inaugurato domenica 4 luglio 1886 insieme con i Giardini pubblici e con la ferrovia.
«’Sti ca22i!» (Rocco Schiavone, vicequestore aggiunto d’Aosta).

Offenbach 200! – 1855, l’anno fortunato

Vita di Jacques Offenbach – 5a parte

Nel corso di quel fatale 1855, Offenbach fece alcune conoscenze importantissime, per non dir fondamentali. A… corto di librettisti, ebbe l’idea di coinvolgere nei propri progetti Ludovic Halévy, nipote del compositore Fromental e figlio del tragediografo Léon: Ludovic era un giovane funzionario del Ministero di Stato, ma si diceva che avesse un gran talento per il teatro. Jacques non fece fatica a coinvolgerlo: nacquero così una proficua collaborazione e una sincera e profonda amicizia.
Il 5 luglio i Bouffes-Parisiens aprirono i battenti con una serata variegata; andarono in scena:
– il prologo Entrez, Messieurs, Mesdames (titolo preferito all’originario Tzing tzing boum boum) su testo di Halévy, che però si firmò Jules Servières;
Arlequin barbier, pantomima sceneggiata da un certo Lange (pseudonimo di Offenbach);
Une Nuit blanche, 3 atti brevi di Edmond Plouvier;
– e Les Deux Aveugles, «bouffonnerie musicale» in 1 atto su libretto di Jules Moinaux.
Prima della rappresentazione, quest’ultima pièce inquietava moltissimo alcuni collaboratori di Offenbach e soprattutto i suoi finanziatori: raccontava di due mendicanti falsi ciechi, calcando la mano sui loro comportamenti buffi e spregevoli. Al pubblico non piacerà, ne sarà disorientato, dicevano i dubbiosi. Superfluo dire che ebbe un successo travolgente e fu replicata per un anno!

L’altra persona che entrò a quel tempo nella vita di Offenbach fu Hortense Schneider, una giovane proveniente da Bordeaux, grassottella ma molto, molto graziosa, e soprattutto dotata di una voce fuori dell’ordinario. A Jacques fu sufficiente ascoltarne un breve gorgheggio per decidere di scritturarla: esordì il 31 agosto nella «leggenda bretone» Le Violoneux. Il destino le riservava una sorte assai simile a quella del suo mentore: avrebbe avuto tutta Parigi ai suoi piedi – soprattutto i parigini, e non solo quelli.

Nei primi mesi di attività, nel teatro degli Champs-Élysées furono rappresentati dieci diversi lavori di Offenbach. Ogni sera il teatro annunciava il tutto esaurito; in una vignetta dell’epoca la sala è raffigurata come una scala dai gradini traboccanti di spettatori. Jacques ritenne che fosse giunto il momento di passare a un teatro più capiente, anche perché con l’arrivo della stagione fredda gran parte del pubblico avrebbe certamente trovato disagevole avventurarsi nel «bosco mal tenuto» per recarsi all’ex Théâtre Marigny. Il 23 ottobre Offenbach ottenne di poter gestire una nuova sala, ben più grande, sita nel passage Choiseul. L’inaugurazione avvenne il 29 dicembre con la «chi­noi­serie musicale» Ba-ta-clan, un’altra stramberia del genere di Oyayaye ; vale la pena di leggerne la trama.

L’azione si svolge nel Paese cinese di Ché-i-noor, dove incontriamo il governatore Fé-ni-han, la principessa Fé-an-nich-ton, il cortigiano Ké-ki-ka-ko e il capo delle guardie Ko-ko-ri-ko. Quest’ultimo ordisce un complotto ai danni del governatore: ha luogo una riunione segreta dei congiurati, che si esprimono in un cinese improbabile. Più tardi la principessa, in cerca di un momento di serenità, si appresta a leggere il romanzo La Laitière de Montfermeil di Paul de Kock, mentre Ké-ki-ka-ko sfoglia un numero del quotidiano «La Patrie»; vedendo le rispettive letture, i due scoprono la verità l’una a proposito dell’altro: in effetti sono entrambi parigini e si chiamano Virginie Durand e Alfred Cérisy. Provando un’acuta nostalgia per la patria lontana, tentano la fuga ma vengono catturati e condannati a morte. In tale frangente Fé-ni-han, anch’egli francese, scopre con sorpresa la vera origine dei due giovani e, perseguitato dai congiurati, decide di scappare insieme con Virginie e Alfred. I tre vengono catturati, ma rilasciati subito dopo per volere di Ko-ko-ri-ko che, pur essendo parigino come gli altri, preferisce rimanere nel Paese e assumerne la guida.

In questa cineseria musicale troviamo molti elementi che caratterizzeranno le future invenzioni offenbachiane: la presa in giro dei potenti, della politica, dei complotti, dei militari. Non c’è nulla di serio, tranne l’amore. Molti anni dopo qualcuno oserà dire che il teatro offenbachiano avrebbe avuto un influsso deleterio sulle sorti del Secondo Impero. A queste sciocchezze si può tranquillamente obiettare che, se Napoleone III fosse stato capace di guardare a sé stesso con gli occhi di Offenbach, forse avrebbe potuto trarne insegnamento e sarebbe riuscito a scampare a una fine miseranda.

(continua)


Ba-ta-clan
Offenbach 200 !

Offenbach 200! – Il successo, finalmente

Vita di Jacques Offenbach – 4a parte

Durante la prima metà degli anni 1850 Offenbach continuò a inseguire un successo che non voleva lasciarsi afferrare. La Francia, superato senza troppi patemi il colpo di stato del 2 dicembre 1851 e la fine della Repubblica, sotto il nuovo imperatore Napoleone III attraversava un periodo di ristrettezze, causato in particolare dalla guerra di Crimea, il cui finanziamento gravava parecchio sui contribuenti. Una lettera di Jacques alla sorella Netta, datata 9 maggio 1854, rivela che a quel tempo il quasi trentacinquenne musicista si trovava sull’orlo della disperazione.

«Cara Netta, l’anno scorso ti scrissi una lettera confidenziale sulla mia situazione. Purtroppo essa non è affatto migliorata; direi anzi che è peggiorata. L’avvenire dorato che sognavo non arriva, ogni giorno se ne va un po’ di speranza. Credimi, cara Netta, non esagero affatto. Il costo della vita qui aumenta ogni giorno e guadagnare diventa difficile. […] La gente fa economia e non vuole andare ai concerti. Chi una volta prendeva dieci o dodici biglietti, quest’anno ne ha presi soltanto due. La colpa è di questa maledetta guerra.»

In quei giorni Offenbach accarezzava l’idea di raggiungere Netta che, qualche tempo prima, insieme con altri membri della famiglia era emigrata negli Stati Uniti. Ma infine stabilì di rimanere a Parigi; l’anno successivo, dal 15 maggio al 15 novembre, la capitale avrebbe ospitato l’Espo­si­zione universale e avrebbe accolto centinaia di migliaia di visitatori (alla fine furono più di 5 milioni): Jacques decise che si sarebbe dato da fare per divertirli.
Nacque così una strampalata operina in un atto, Oyayaye ou la Reine des Îles (sottotitolo: anthropophagie musicale) su libretto di Jules Moinaux. La trama è decisamente stravagante:

Racle-à-mort, virtuoso parigino di contrabbasso, ha perso il posto nell’orchestra del Théâtre de l’Ambigu-Comique, sicché prende il proprio strumento e s’imbarca per l’America. Finisce però non si sa come nei mari del Sud, dove viene catturato da una tribù di cannibali che minacciano di divorarlo qualora non riesca a intrattenere Oyayaye, la loro regina. Racle-à-mort dà a Oyayaye un foglio sul quale è trascritta una poesia da lui messa in musica (in realtà è il conto della lavanderia), ma la donna altro non vede in lui che un’enorme cotoletta alla parigina: annoiata dalla romanza con accompagnamento di contrabbasso, ordina che la cerimonia di cottura rituale abbia inizio. Disperato, Racle-à-mort si mette a suonare uno zufolo ricavato da una canna: i cannibali ne rimangono affascinati, gettano le armi, afferrano a loro volta degli zufoli di canna e suonandoli si lanciano in una danza selvaggia. Nessuno bada a Racle-à-mort, il quale può prendere il largo a bordo del contrabbasso usando un fazzoletto come vela.

Offenbach era certo che un lavoro tanto bizzarro sarebbe piaciuto al suo collega Hervé, al secolo Florimond Ronger. Questi era il direttore di un teatro che cambiava denominazione secondo l’umore del proprietario (al momento si chiamava Folies-Nouvelles), dove rappresentava opere proprie e altrui. Jacques gli sottopose dunque la partitura e, come aveva previsto, Hervé la trovò di proprio gradimento. Fu a questo punto che Offenbach ebbe l’idea di imitare Hervé e di fondare un teatro proprio. Gli giunse notizia che si intendeva dare in affitto il modesto Théâtre Marigny, presso gli Champs-Élysées – gli Champs-Élysées di allora, non ancora «la più bella strada del mondo», ma piuttosto «un gran bosco mal tenuto». Grazie all’Esposizione universale, pensò Jacques, ogni giorno migliaia di persone sarebbero transitate da quelle parti e avrebbero visto i cartelloni di quel piccolo teatro di legno: presentò dunque apposita domanda e, dopo inenarrabili lungaggini burocratiche, il 4 giugno 1855 il prefetto di polizia autorizzò il «Sieur Offenbach» a usufruire del teatro, ribattezzato Les Bouffes-Parisiens.

Pochi giorni dopo, il 26 giugno, Oyayaye andò in scena alle Folies-Nouvelles. E piacque.

(continua)


JO
Jacques Offenbach
20 giugno 1819 – 5 ottobre 1880
(fotografia di Nadar)