Fair, if you expect admiring

Thomas Campian (o Campion; 1567 - 1620): Fair, if you expect admiring, ayre (pubblicato nel Third Booke of Ayres, 1617, n. 8). Nigel Rogers, tenore; Desmond Dupré, liuto.

Fair, if you expect admiring,
Sweet, if you provoke desiring,
Grace dear love with kind requiting.
Fond, but if thy light be blindness,
Fair, if thou affect unkindness,
Fly, both love and love’s delighting.
Then, when hope is lost and love is scorned,
I’ll bury my desires, and quench the fires that ever yet in vain have burned.

Fates, if you rule lovers’ fortune,
Stars, if men your powers importune,
Yield relief by your relenting.
Time, if sorrow be not endless,
Hope made vain, and pity friendless,
Help to ease my long lamenting.
But if griefs remain still unredressed,
I’ll fly to her again, and she for pity to renew my hopes distressed.


Altre composizioni di Thomas Campian in questo blog:

Unkind – I

John Dowland (1563 - 1626): Wilt thou, unkind, ayre (pubblicato nel First Booke of Songs or Ayres, 1597, n. 15). Versione per 4 voci e liuto: Deller Consort, dir. Mark Deller; versione per 1 voce e liuto: Alfred Deller e Robert Spencer.

Wilt thou, unkind! thus reave me
Of my heart, of my heart
   and so leave me?
      Farewell!
   But yet or e’er I part, o cruel,
   Kiss me, sweet my jewel!

Hope by disdain grows cheerless,
Fear doth love, love doth fear;
   Beauty peerless.

If no delays can move thee,
Life shall die, death shall live
   Still to love thee.

Yet be thou mindful ever!
Heat from fire, fire from heat,
   None can sever.

True love cannot be changèd,
Though delight from desert
   Be estrangèd.

(Mark Deller omette la seconda e la quarta strofe, Alfred Deller la terza e la quarta.)


Cristalli fugaci

Cataldo Amodei (1649 - 13 luglio 1693): Tra l’herbette il pie sciogliea, cantata per voce e basso continuo (1685). Emma Kirkby, soprano; Jakob Lindberg, liuto; Lars Ulrik Mortensen, clavicembalo.

Aria

Tra l’erbette il piè sciogliea
Strepitoso un fiumicello
Al cui sen l’onde accrescea
Col suo pianto un pastorello.

Recitativo

Tacquero in aria i venti
Si dolsero le selve,
E ‘l suon de’ suoi lamenti
Con rauchi gridi accompagnar le belve.
Ond’ei con queste voci
Poiché gl’occhi turbati al ciel affisse,
De’ suoi tormenti atroci
Fè preludio un sospiro, e così disse:

Aria

Cristalli fugaci
Ch’all’umide sponde
Stampate con l’onde
Vestigi di baci.
Se con rauco mormorio
Voi sciogliete il piede errante
Per pietà d’un mesto Amante
Raccogliete il pianto mio.
E con l’onde correnti
De’ vostri molli argenti
Anche le stille amare
Delle lagrime mie portate al mare.

Recitativo

Fermate omai fermate
Il precipizio vostro acque tranquille
E se per questa riva
Stampasse orme remote il piè di Fille
Voi con lingua d’argento
Alla beltà ch’adoro
Sussurrando narrate il mio lamento.

Aria

Voi con suon dolente e basso
Ammollite un cor di pietra,
Che percosso alfin si spetra
Al giocciolar dell’onde ancora un sasso.

Recitativo

Lasso, ma che deliro?
Folle, ma che vaneggio?
A chi narro i miei pianti?
Alle piante insensate al sordo Fiume;
E con flebili accenti
Scongiuro ai sassi, e mi querelo ai venti.

Aria

Aurette veloci
Foriere del dì
Al suon di mie voci
Fermatevi qui
Se Filli mi sprezza
Di me che sarà?
Se un’empia bellezza
D’un cor che l’adora
Tiranna si fà
Date morte a quest’alma o libertà.
Con questi amari accenti
Quando il vecchio Silen dal bosco udillo,
Su la sponda d’un rio pianse Mirtillo.


Calleno custure me

Anonimo (isole britanniche, XVI secolo): Calleno custure me. Alfred Deller, controtenore; Desmond Dupré, liuto.

When as I view your comely grace
  Calleno custure me,
Your golden hairs, your angel’s face,
  Calleno custure me.

Your azure veins much like the skies
Your silver teeth, your crystal eyes.

Your coral lips, your crimson cheeks
That gods and men both love and leeks.

My soul with silence moving sense
Doth wish of God with reverence.

Long life and virtue you possess
To match the gifts of worthiness.


Il verso ricorrente che dà titolo alla composizione è probabilmente un adattamento alla pronuncia inglese della frase in gaelico irlandese Cailín ó chois tSiúre mé, ossia « Sono una ragazza delle rive del Suir » (fiume che sfocia nell’Atlantico in prossimità di Waterford): la frase compare quale titolo di una composizione per arpa in un testo poetico irlandese del XVII secolo.
La più antica fonte nota della melodia (priva di testo) è il William Ballet’s Lute Book, una raccolta manoscritta di composizioni intavolate per liuto, risalente al tardo Cinquecento e conservata nella Biblioteca del Trinity College di Dublino. Qui il brano è interpretato da Dorothy Linell:


La melodia è stata rielaborata da William Byrd (c1540 - 1623) in una breve ma saporita serie di variazioni per strumento a tastiera, tramandataci dal Fitzwilliam Virginal Book con il titolo Callino Casturame (n. [CLVIII]). YouTube ne offre numerose interpretazioni: ho scelto quelle di David Clark Little al virginale e Lorenzo Cipriani all’organo.



Resta da segnalare che Caleno custure me figura spesso nelle antologie di musiche scespiriane: è infatti citata nell’Enrico V (atto IV, scena 4a) in un gioco di parole che oggi suona alquanto insulso, ma che testimonia la popolarità della canzone all’epoca del Bardo.
La scena si svolge prima della battaglia di Azincourt: Pistol, vecchio compagno di bagordi del re, sorprende un soldato francese, Le Fer, infiltratosi fra le linee inglesi. Temendo che l’altro voglia ammazzarlo, il francese tenta di blandirlo parlandogli nella propria lingua:
« Je pense que vous êtes gentilhomme de bonne qualité. »
Non riuscendo a comprendere nemmeno una sillaba, Pistol risponde scimmiottando la parlata di Le Fer, il suono delle cui parole evidentemente gli rammenta il titolo della nostra canzone:
« Qualtitie calmie custure me!  »
Gli fa insomma il verso, una specie di “gnagnagnà gnagnagnà” ma più raffinato 🙂
Le Fer poi si accorda con Pistol, che in cambio di duecento scudi lo lascia libero.

Ahi!

Ninot le Petit (attivo fra il 1500 e il 1520): Mon amy m’avoit promis, chanson a 4 voci (pubblicata nell’antologia petrucciana Harmonice Musices Odhecaton, Canti C, 1504). Ensemble «Clément Janequin».

Mon amy m’avoit promis
Une si belle chainture.
Il ne me l’a poinct donnée:
Il me l’a bien chier vendue.
«Ay ay ay», dist Marion,
«Vous mi deschirez mon plichon.»


L’interpretazione dell’Ensemble «Janequin» è memorabile. YouTube ne propone anche un’altra, sempre del medesimo ensemble, registrata durante un concerto. Qui, però, i nostri amici si lasciano prendere un po’ la mano. Giudicate voi.

En fais et dictz, en chansons et accords

Claudin de Sermisy (c1490 - 1562): Tant que vivray, chanson a 4 voci (pubblicata nella raccolta Chansons nouvelles, 1527) su testo di Clément Marot (L’Adolescence clémentine, Chanson XII). Ensemble «Clément Janequin».

Tant que vivray en âge florissant,
Je serviray d’Amour le dieu [roy] puissant,
En fais et dictz, en chansons et accords.
Par plusieurs jours m’a tenu languissant,
Mais apres dueil m’a faict resjouyssant,
Car j’ay l’amour de la belle au gent corps.
Son alliance
Est ma fiance:
Son cueur est mien,
Mon cueur est sien;
Fy de tristesse,
Vive lyesse,
Puis qu’en amour a tant de bien.

Quand je la veulx servir et honnorer,
Quand par escriptz veulx son nom décorer,
Quand je la veoy et visite souvent,
Les envieulx n’en font que murmurer,
Mais nostre amour n’en sçauroit moins durer:
Aultant ou plus en emporte le vent.
Maulgré envie
Toute ma vie
Je l’aymeray,
Et chanteray:
C’est la première,
C’est la dernière,
Que j’ay servie et serviray.


Altre composizioni di Claudin de Sermisy in questo blog: