Calleno custure me

Anonimo (isole britanniche, XVI secolo): Calleno custure me. Alfred Deller, controtenore; Desmond Dupré, liuto.

When as I view your comely grace
  Calleno custure me,
Your golden hairs, your angel’s face,
  Calleno custure me.

Your azure veins much like the skies
Your silver teeth, your crystal eyes.

Your coral lips, your crimson cheeks
That gods and men both love and leeks.

My soul with silence moving sense
Doth wish of God with reverence.

Long life and virtue you possess
To match the gifts of worthiness.


Il verso ricorrente che dà titolo alla composizione è probabilmente un adattamento alla pronuncia inglese della frase in gaelico irlandese Cailín ó chois tSiúre mé, ossia « Sono una ragazza delle rive del Suir » (fiume che sfocia nell’Atlantico in prossimità di Waterford): la frase compare quale titolo di una composizione per arpa in un testo poetico irlandese del XVII secolo.
La più antica fonte nota della melodia (priva di testo) è il William Ballet’s Lute Book, una raccolta manoscritta di composizioni intavolate per liuto, risalente al tardo Cinquecento e conservata nella Biblioteca del Trinity College di Dublino. Qui il brano è interpretato da Dorothy Linell:


La melodia è stata rielaborata da William Byrd (c1540 - 1623) in una breve ma saporita serie di variazioni per strumento a tastiera, tramandataci dal Fitzwilliam Virginal Book con il titolo Callino Casturame (n. [CLVIII]). YouTube ne offre numerose interpretazioni: ho scelto quelle di David Clark Little al virginale e Lorenzo Cipriani all’organo.



Resta da segnalare che Caleno custure me figura spesso nelle antologie di musiche scespiriane: è infatti citata nell’Enrico V (atto IV, scena 4a) in un gioco di parole che oggi suona alquanto insulso, ma che testimonia la popolarità della canzone all’epoca del Bardo.
La scena si svolge prima della battaglia di Azincourt: Pistol, vecchio compagno di bagordi del re, sorprende un soldato francese, Le Fer, infiltratosi fra le linee inglesi. Temendo che l’altro voglia ammazzarlo, il francese tenta di blandirlo parlandogli nella propria lingua:
« Je pense que vous êtes gentilhomme de bonne qualité. »
Non riuscendo a comprendere nemmeno una sillaba, Pistol risponde scimmiottando la parlata di Le Fer, il suono delle cui parole evidentemente gli rammenta il titolo della nostra canzone:
« Qualtitie calmie custure me!  »
Gli fa insomma il verso, una specie di “gnagnagnà gnagnagnà” ma più raffinato 🙂
Le Fer poi si accorda con Pistol, che in cambio di duecento scudi lo lascia libero.

Variazioni sinfoniche – III

Peter Schat (5 giugno 1935 - 2003): De Hemel (Il paradiso), 12 variazioni sinfoniche op. 37 (1989-90). Koninklijk Concertgebouworkest, dir. Riccardo Chailly.

Ispirato da un viaggio in Nuova Zelanda, dove Schat rimase profondamente impressionato dallo spettacolo del tramonto sull’oceano, De Hemel intende raffigurare idealmente ventiquattr’ore della vita di un uomo sulla Terra, il paradiso terrestre che Schat chiamava «il mio Paradiso». Come tutte le opere di Schat successive al 1970, anche De Hemel si fonda sui principi compositivi fissati dal musicista olandese nella teoria del toonklok, ovvero «orologio dei suoni», per la quale tutte le triadi (accordi di tre suoni) possibili sono collocate, per stabilirne le interrelazioni, sul quadrante di un immaginario orologio, nel quale a ogni ora corrisponde un suono della scala cromatica.


Schat

Čajkovskij 180 – Variazioni sopra un tema rococò

P. I. Čajkovskij: Variazoni sopra un tema rococò per violoncello e orchestra op. 33 (1877). Julian Lloyd Webber, violoncello; London Symphony Orchestra, dir. Maksim Šostakovič.

  • (Introduzione:) Moderato assai quasi Andante
  • Thema: Moderato simplice [0:52]
  • Variazione I: Tempo della Thema [1:52]
  • Variazione II: Tempo della Thema [2:43]
  • Variazione III: Andante [5:47]
  • Variazione IV: Allegro vivo [8:40]
  • Variazione V: Andante grazioso [9:57]
  • Variazione VI: Andante [11:50]
  • Variazione VII: Andante sostenuto [13:48]
  • Variazione VIII e Coda: Allegro moderato con anima [17:41]

Un’altra composizione che testimonia la passione di Čajkovskij per la musica del XVIII secolo. Il tema non è però tratto dal repertorio settecentesco, si tratta di una creazione originale del musicista russo.
Mentre componeva le Variazioni, Čajkovskij si avvalse dei consigli e dei suggerimenti di Wilhelm Fitzenhagen (1848 - 1890), violoncellista e insegnante tedesco che per molti anni fu attivo a Mosca, e per ringraziarlo gli dedicò l’opus 33. Fitzenhagen rimaneggiò poi la partitura, sopprimendo una variazione e cambiando l’ordine di alcune altre, con il benestare di Čajkovskij. La composizione è stata eseguita e incisa perlopiù nella versione di Fitzenhagen; in tempi recenti è stata riportata alla luce la versione originale, che è quella interpretata qui da Julian Lloyd Webber.


25 aprile

Non lontano dalla mia abitazione, a Torino, c’è una via intitolata a Luigi Capriolo.
Luigi Capriolo? Carneade: chi era costui?
Bene, dovete sapere che la famiglia di mio padre è originaria di Cinzano, un paesino di campagna sito sulla collina torinese “esterna”, cioè al di fuori di quella che una volta era detta la cinta daziaria di Torino, a un’altitudine di circa 500 metri sul livello del mare e a poco meno di 20 chilometri dal capoluogo. Cinzano – che non ha niente a che vedere con il luogo in cui vengono prodotti i famosi vermouth omonimi – è noto per un castello, che in tempi recenti è stato trasformato in un condominio, e per poco altro: in sostanza, nei rari casi in cui se ne parla è perché è uno dei luoghi più alti della collina torinese, esclusa ovviamente Superga.
Nel cimitero di Cinzano, poco lontano dalla tomba di mio padre, si trova un cippo che ricorda appunto Luigi Capriolo (1902 - 1944), un cugino entrato nella storia (locale) in quanto martire dell’antifascismo. Che cosa gli capitò?
Ebbene, Luigi Capriolo, che aveva subito aderito al Partito Comunista d’Italia (PCdI), fu ufficiale di collegamento fra le formazioni partigiane della Val di Lanzo e quelle della Val di Susa, nonché ispettore di comando delle brigate Garibaldi nella zona di Cuneo. Nel 1944 fu catturato dalle SS, che gli trovarono addosso i documenti di Pietro Sulis, garibaldino della Val di Lanzo: fu dunque scambiato per Sulis e torturato atrocemente per tre giorni, ma non si lasciò sfuggire una sillaba. E così fu poi impiccato, sempre scambiato per Sulis, il 3 agosto 1944 a Villafranca d’Asti.
Vabbe’, era un Capriolo, non poteva capitargli niente di meno astruso.

Alla memoria di Luigi Capriolo e di Pietro Sulis vorrei dedicare queste simpatiche variazioni per flauto solo sul tema di Bella ciao, opera del giovane compositore Umberto Galante, abilmente eseguite da Davide Giove.
Viva la libertà.