Un altro gatto sulla tastiera

Zez Confrey (1895 - 1971): Kitten on the Keys, shimmy per pianoforte (1921). Cory Hall.


Erwin Schulhoff (1894 - 18 agosto 1942): 5 Études de jazz per pianoforte (1926). Markus Schlemmer.

  1. Charleston (pour Zez Confrey)
  2. Blues (pour Paul Whiteman) [1:27]
  3. Chanson (pour Robert Stolz) [4:37]
  4. Tango (pour Eduard Künnecke) [8:00]
  5. Toccata sur le shimmy Kitten on the Keys de Zez Confrey (pour Alfred Baresel) [9:54]

Schuloff - Études de jazz

Ispanomania – VIII

Louis Moreau Gottschalk (1829 - 1869): Souvenir d’Andalousie, «Caprice de concert sur la Caña, le Fandango et le Jaleo de Jérez» op. 22 (1851). Alan Marks, pianoforte.


Gottschalk: Manchega, «étude de concert» op. 38 (1856). Avevo già proposto in altre occasioni l’ascolto di questo studio nella versione originale per pianoforte (qui e qui), sicché ho pensato di ricorrere per questa volta alla trascrizione per pianoforte e orchestra che ne ha ricavato Jack Elliott. Hot Springs Music Festival Symphony Orchestra, dir. Richard Rosenberg.


Arpe eolie – I

Fryderyk Chopin (1810 - 1849): Studio in la bemolle maggiore (Allegro sostenuto) per pianoforte op. 25 n. 1 (1836). Vladimir Horowitz.
Chopin mal sopportava i tentativi di interpretare le sue opere in chiave descrittiva e detestava l’uso – comune ai suoi tempi – di assegnar loro titoli più o meno fantasiosi ma non propriamente musicali: le composizioni del maestro polacco hanno perciò titoli che semplicemente identificano i generi musicali cui appartengono: concerto, sonata, notturno, polacca, valzer, studio, eccetera. Lo Studio op. 25 n. 1 è noto come Arpa eolia: così lo battezzò Schumann in una famosa recensione, ispirato dagli arpeggi che avvolgono ininterrottamente la melodia in un leggerissimo, vaporoso alone sonoro, vagamente simile a quello prodotto dallo strumento che prende nome da Eolo, il dio dei venti della mitologia greca.


op. 25 n. 1

Gottschalk, il re dei pianisti – II

The Banjo

L’interesse di Gottschalk per il folklore afrocaraibico e latinoamericano non fu esclusivo, in quanto il nostro poliedrico musicista si lasciò ispirare anche da altre tradizioni musicali e dalla musica «leggera».
La composizione che segue, The Banjo, «Grotesque Fantaisie – An American Sketch» op. 15 (1853), è davvero sorprendente: non solo perché qui Gottschalk s’ingegna a riprodurre con il pianoforte le sonorità tipiche del cordofono che dà titolo al brano, ma anche perché nella parte conclusiva v’è la citazione puntuale e completa di uno di più famosi minstrel songs di Stephen Foster, De Camptown Races (1850). Il pianista è ancora una volta Ivan Davis:


Manchega

Anche la musica spagnola è ben presente nella produzione di Gottschalk. Manchega, «étude de concert» op. 38 (1856), è uno studio sull’emiolia. Qui l’esegue Alan Feinberg:


La Nuit des Tropiques

Gottschalk compose anche musica sinfonica, che era solito dirigere personalmente durante concerti-monstre, con l’impiego di un’orchestra di oltre seicento elementi. In una di siffatte esibizioni presentò al pubblico dell’Avana, nel 1861, una Prima Sinfonia, oggi nota come La Nuit des Tropiques (originariamente sottotitolo del solo I movimento). Utah Symphony Orchestra diretta da Maurice Abravanel:

Il I movimento, Andante, è considerato più vicino al gusto europeo dell’epoca, e in un certo senso precorre l’impressionismo, per esempio quando il tema principale è affidato alla tromba solista [al minuto 2:30].
Il II movimento, Allegro moderato, in alcune fonti reca il sottotitolo Une Fête sous les Tropiques: è una trascinante danza caraibica, sul cui tema principale Gottschalk riesce cionondimeno a costruire un fugato, come nella più classica delle tradizioni [4:19]. La partitura originale prevede l’impiego di strumenti a percussione tipici della musica caraibica e latinoamericana, quali il güiro e le maracas.