BuxWV 146

Dietrich Buxtehude (1637 – 9 maggio 1707): Preludio e fuga in fa diesis minore BuxWV 146. Michel Chapuis all’organo Ahrend della Chiesa evangelica di san Giovanni in Bremen-Oberneuland.


BuxWV 146

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Preludio e Fuga in mi minore

Nicolaus Bruhns (1665 – 29 marzo 1697): (Großes) Praeludium und Fuge in mi minore. Georg Hagel all’organo Rieger della Basilica dei Quattordici Santi in Bad Staffelstein (Alta Franconia).

Questo Preludio e Fuga in mi minore è una delle opere organistiche pre-bachiane più grandi e…sconvolgenti. A cominciare dal folgorante inizio che tocca tutte le note della scala cromatica e proseguendo con una quantità di episodi contrastanti che creano una sorta di tormentato ritratto psicologico di un musicista morto a 32 anni e di cui poco si sa. Tanto è vero che lo scrittore Andreas Nohr ne ha tentato una biografia immaginaria dal titolo “Mitternacht”, sorta di romanzo “noir”, ipotizzandone una fine tragica. Lo “Stylus phantasticus” è alla sua apoteosi e va ancora oltre quello di Buxtehude. L’interpretazione di quest’opera pone problemi rilevanti che sono stati risolti in modo molto vario nel corso del tempo. Richiede comunque un notevole coinvolgimento personale da parte dell’interprete. Musica visionaria quant’altre mai.

Pietro Pompili


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Gran Preludio in mi  minore

Il luppolo

Fryderyk Chopin (1810 – 1849): Preludio in la minore op. 28 n. 2 (1831). Evgenij Kisin, pianoforte.
Questo Preludio è stato a lungo considerato la più problematica composizione di Chopin: per le arditezze armoniche dell’accompagnamento, per la staticità della melodia (quattro volte ripetuta con varianti quasi inavvertibili), per la sconsolata mestizia dell’insieme. «Nel Preludio in la minore Chopin supera la sua epoca di intere decine d’anni», osserva Józef Chomiński; e Casella vi scorge appunto un’impressionante analogia con il preludio alla seconda parte del Sacre du printemps di Stravinskij.
Si è riconosciuta nella desolata melodia del secondo Preludio la citazione di un canto rituale di nozze polacco, intitolato Chmiel (Il luppolo), sul quale Chopin improvvisò più volte in pubblico.


Chopin

Il Preludio in la minore mi è tornato alla mente leggendo questo articolo di Luoghi d’Autore, Web Magazine di viaggi e cultura a cura di Emanuela Riverso.

Une symphonie imaginaire

Con il titolo Une symphonie imaginaire Marc Minkowski e Les Musiciens du Louvre realizzarono alcuni anni fa un cd contenente una suite di brani strumentali tratti da varie composizioni di Jean-Philippe Rameau (1683 – 12 settembre 1764). Questi i titoli:

  1. Zaïs : Ouverture
  2. Castor et Pollux : «Tristes apprêts, pâles flambeaux», scène funèbre (atto II) [5:48]
  3. Les Fêtes d’Hébé, ou Les talents lyriques : Air tendre [9:11]
  4. Dardanus : Tambourins I-II (prologo) [11:06]
  5. Le Temple de la gloire : Air tendre pour les Muses [12:58]
  6. Abaris, ou Les Boréades : Contredanse en rondeau (atto I, scena 4a) [17:23]
  7. La Naissance d’Osiris : Air gracieux [20:28]
  8. Abaris : Gavottes I-II (atto IV, scena 4a) [22:48]
  9. Platée, ou Junon jalouse : Orage (atto I, scena 6a) [25:32]
  10. Abaris : Preludio all’atto V [28:05]
  11. La Poule (ultimo dei 6 Concerts transcrits en sextuor) [29:24]
  12. Les Fêtes d’Hébé : Musette tendre en rondeau – Tambourin en rondeau [33:55]
  13. Hippolyte et Aricie : Ritournelle (atto III) [37:17]
  14. Naïs : Rigaudons (prologo) [39:27]
  15. Les Indes galantes : Danse (rondeau) des sauvages (atto IX) [41:48]
  16. Abaris : Entrée de Polymnie (atto IV, scena 4a) [44:06]
  17. Les Indes galantes : Chaconne (atto IX) [50:12]

Musica istropolitana

Alexander Moyzes (4 settembre 1906 – 1984): Musica istropolitana koncertantná, preludio per archi op. 73 (1974). Slovenská filharmónia, dir. Bohdan Warchal.
L’aggettivo «istropolitana» deriva dall’antico nome di Bratislava, Istropoli, ossia «città sul Danubio» (fiume chiamato Istro da greci e romani).

Clarinettisti virtuosi


Ernesto Cavallini (30 agosto 1807 – 1874): Adagio e Tarantella per clarinetto e pianoforte. Sergio Bosi, clarinetto; Riccardo Bartoli, pianoforte.


Adagio e Tarantella


Acclamato virtuoso, Cavallini fu soprannominato «il Paganini del clarinetto». Verdi scrisse per lui l’assolo del Preludio al III atto della Forza del destino, qui in una riduzione per clarinetto (Corrado Giuffredi) e pianoforte (Federico Nicoletta):