La Chasse fantastique

Ernest Guiraud (26 giugno 1837 - 1892): La Chasse fantastique, poema sinfonico (1887) ispirato dalla Légende du beau Pécopin et de la belle Bauldour (1842) di Victor Hugo. Louisville Orchestra, dir. Jorge Mester.
La composizione segue fedelmente la descrizione della caccia nel racconto di Hugo, un passo del quale è citato da Guiraud in esergo sulla partitura:

« Al suono del corno, la foresta s’illumina, nei recessi più remoti, di mille luci straordinarie, di ombre che passano nella boscaglia, di voci lontane che gridano: a caccia! La muta abbaia, i cavalli nitriscono, gli alberi fremono come scossi dal vento. »


La Belle Dame sans Merci – I

Sir Alexander Mackenzie (1847 - 28 aprile 1935): La Belle Dame sans Merci, ballata sinfonica op. 29 (1883) ispirata dall’omonima ballata di John Keats. Orchestra filarmonica di Malta, dir. Michael Laus.

O what can ail thee, knight-at-arms,
  Alone and palely loitering?
The sedge has withered from the lake,
  And no birds sing.

O what can ail thee, knight-at-arms,
  So haggard and so woe-begone?
The squirrel’s granary is full,
  And the harvest’s done.

I see a lily on thy brow,
  With anguish moist and fever-dew,
And on thy cheeks a fading rose
  Fast withereth too.

I met a lady in the meads,
  Full beautiful — a faery’s child,
Her hair was long, her foot was light,
  And her eyes were wild.

I made a garland for her head,
  And bracelets too, and fragrant zone;
She looked at me as she did love,
  And made sweet moan.

I set her on my pacing steed,
  And nothing else saw all day long,
For sidelong would she bend, and sing
  A faery’s song.

She found me roots of relish sweet,
  And honey wild, and manna-dew,
And sure in language strange she said —
  ‘I love thee true’.

She took me to her Elfin grot,
  And there she wept and sighed full sore,
And there I shut her wild wild eyes
  With kisses four.

And there she lullèd me asleep,
  And there I dreamed — Ah! woe betide! —
The latest dream I ever dreamt
  On the cold hill side.

I saw pale kings and princes too,
  Pale warriors, death-pale were they all;
They cried — ‘La Belle Dame sans Merci
  Thee hath in thrall!’

I saw their starved lips in the gloam,
  With horrid warning gapèd wide,
And I awoke and found me here,
  On the cold hill’s side.

And this is why I sojourn here,
  Alone and palely loitering,
Though the sedge is withered from the lake,
  And no birds sing.


Poseidone e Anfitrite

John Knowles Paine (1839 - 25 aprile 1906): Poseidon and Amphitrite – An Ocean Fantasy, poema sinfonico op. 44 (1888). Ulster Orchestra, dir. JoAnn Falletta.

«This work was suggested by the memory of summer days at the seaside amid the changing moods of ocean life, calm and sunshine, murmuring breezes and rippling waves alternately with surge and storm.»


La regina delle amazzoni

Hugo Wolf (13 marzo 1860 - 1903): Penthesilea, poema sinfonico (1883-85) ispirato dall’omonima tragedia (1808) di Heinrich von Kleist. Staatskapelle Berlin, dir. Otmar Suitner.

  1. Aufbruch der Amazonen nach Troja
  2. Der Traum Penthesileas vom Rosenfest [5:29]
  3. Kämpfe, Leidenschaften, Wahnsinn, Vernichtung [10:03]

Nell’Asia centrale

Aleksandr Porfir’evič Borodin (1833 - 1887): В средней Азии (Nell’Asia centrale), quadro sinfonico (1880). Orchestre de la Suisse Romande, dir. Ernest Ansermet.

Nell’Asia centrale è la soluzione dell’indovinello del post precedente. Oggi il brano è noto con il titolo Nelle steppe dell’Asia centrale, scelto da qualcuno cui evidentemente l’originale non sem­brava abbastanza esotico; noi che amiamo la filologia, non esclusa quella musicale, preferiremo sempre e comunque le scelte degli autori.
La composizione intende raffigurare musicalmente l’incedere di una carovana di asiatici attraverso una zona desertica nella regione del Caucaso; il viaggio si svolge sotto la protezione di truppe dell’esercito russo. Il brano è strutturato su due temi principali, di carattere contrastante: uno, ampio e luminoso, rappresenta i soldati russi e viene enunciato subito all’inizio, prima dal clarinetto [0:09] e poi dal corno [0:25]; l’altro tema, sinuoso, orientaleggiante, ritrae i carovanieri asiatici e viene introdotto dal corno inglese [1:02]. Vi sono inoltre due elementi secondari: il pedale (nota prolungata) acuto dei violini, che rappresenta l’immutabile vastità del deserto; e un motivo eseguito dagli archi in pizzicato, che dà il senso del passo regolare e ininterrotto dei cavalli e dei cammelli [0:41]. L’orchestra riprende il tema russo [2:05] e poi quello asiatico [3:32], infine i due temi risuonano insieme [4:25] in magnifico contrappunto doppio (ciascun tema può essere indifferentemente il più acuto o il più grave), prima della coda finale [5:15], nella quale il tema russo è trattato a canone.

Borodin si autodefiniva un «compositore della domenica»: in effetti la sua principale attività era quella di medico e chimico. Aveva studiato all’Accademia medico-chirurgica di San Pietroburgo e si era laureato nel 1856 con una tesi intitolata Sull’analogia dell’acido arsenico con il fosfatico nella loro azione sull’organismo umano; nello stesso anno entrò in servizio quale assistente medico presso il II Ospedale militare di fanteria. In seguito, dopo una serie di viaggi di studio all’estero (fu anche a Pisa, dove ebbe modo di approfondire le proprie ricerche con Paolo Tassinari), venne nominato professore aggiunto presso l’Accademia medico-chirurgica, dove fra l’altro, a partire dal 1872, organizzò i primi corsi superiori per studentesse di medicina, fornendo anche aiuti finanziari alle allieve meno abbienti. Tutti questi impegni non gli impedirono di coltivare una profonda passione per la musica, che lo portò a scrivere alcune delle più belle pagine operistiche e sinfoniche dell’Ottocento russo.


steppe bis