L’isola più bella

Henry Purcell (1659 - 21 novembre 1695): «Fairest isle», aria per soprano (Venere) dal V atto della semi-opera King Arthur Z 628 (1691); testo di John Dryden. Anna Dennis, soprano; Voices of Music.

Fairest isle, all isles excelling,
Seat of pleasure and of love,
Venus here will choose her dwelling,
And forsake her Cyprian grove.
Cupid from his fav’rite nation
Care and envy will remove;
Jealousy that poisons passion,
And despair that dies for love.

Gentle murmurs, sweet complaining,
Sighs that blow the fire of love,
Soft repulses, kind disdaining,
Shall be all the pains you prove.
Ev’ry swain shall pay his duty,
Grateful ev’ry nymph shall prove;
And as these excel in beauty,
Those shall be renown’d for love.


Il medico e il farmacista

Carl Ditters von Dittersdorf (2 novembre 1739 - 1799): Ouverture per il Singspiel Doktor und Apotheker (1786). Staatsorchester Rheinische Philharmonie, dir. James Lockhart.

Il Singspiel si avvale di un libretto di Johann Gottlieb Stephanie il Giovane. La vicenda si svolge in una cittadina tedesca il cui nome non viene precisato. — ATTO I. A causa dell’inimicizia fra il medico, dottor Krautmann, e il farmacista Stössel, la figlia di quest’ultimo, Leonore, e il suo amato Gotthold, figlio del medico, hanno ben poche speranze di sposarsi. La giovane, oltretutto, è stata promessa dal padre a Sturmwald, un capitano invalido. Gotthold, però, ha un alleato nel chirurgo Sichel, il quale è innamorato di Rosalie, nipote del farmacista; i due giovanotti decidono di rapire le rispettive innamorate. Con un pretesto attirano Stössel fuori della farmacia, poi i due si introducono nell’edificio, nel quale si trovano le due ragazze, ma sono sorpresi da Sturmwald che, pensando di aver a che fare con due ladri, dà l’allarme. Mentre Leonore e Rosalie approfittano della confusione per allontanarsi, Gotthold e Sichel si nascondono nel laboratorio di Stössel; il capitano si mette di guardia davanti alla porta della farmacia ma, gonfio di vino, ben presto si addormenta, dando così modo ai due giovani di lasciare il nascondiglio: andandosene, sottraggono a Sturmwald armi, vestiti e stampelle, poi lo chiudono nel laboratorio e si dileguano. — ATTO II. Travestiti rispettivamente da notaio e da capitano, Gotthold e Sichel si presentano all’esterrefatto farmacista e lo inducono a stipulare seduta stante un contratto matrimoniale, dopodiché Sichel invita tutti a casa propria per un rinfresco. Ma proprio in quel momento si ode un rumore provenire dal laboratorio: è Sturmwald che si è svegliato, ma il farmacista è convinto che siano i ladri e chiama la polizia. A Gotthold e Sichel non resta che la fuga, e così Stössel e il capitano incominciano a intuire la verità; vorrebbero inseguire i due bricconi, ma la moglie del farmacista, Klaudia, li ferma, rimprovera al marito il poco discernimento e dichiara di approvare il matrimonio fra Leonore e Gotthold. Giunge intanto il funzionario di polizia e la vicenda sempra complicarsi irrimediabilmente. Tutto si risolve per il meglio quando Krautmann, mandato a chiamare, si riconcilia infine con Stössel. Le due coppie di giovani possono coronare i rispettivi sogni matrimoniali, e al capitano Sturmwald non resta che rassegnarsi.


In marble halls

Michael William Balfe (1808 - 20 ottobre 1870): «I dreamt that I dwelt in marble halls», aria di Arline (soprano) dall’opera The Bohemian Girl (1843), atto II, scena 1a. Dame Joan Sutherland, soprano; London Symphony Orchestra, dir. Richard Bonynge (registrazione del 1962).

I dreamt that I dwelt in marble halls,
With vassals and serfs at my side,
And of all who assembled within those walls,
That I was the hope and the pride.
I had riches too great to count, could boast
Of a high ancestral name;
But I also dreamt, which pleas’d me most,
That you lov’d me still the same.

I dreamt that suitors sought my hand,
That knights upon bended knee,
And with vows no maiden heart could withstand,
They pledg’d their faith to me.
And I dreamt that one of that noble host
Came forth my hand to claim;
But I also dreamt, which charm’d me most,
That you lov’d me still the same.


La rivisitazione di Enya.


Balfe, Marble halls

Qui l’Ouverture dell’opera di Balfe.

La Dame blanche

François-Adrien Boieldieu (1775 - 8 ottobre 1834): Ouverture per l’opéra-comique La Dame blanche (1825). Symfonický orchester Slovenského rozhlasu, dir. Ondrej Lenárd.

Il libretto, di Eugène Scribe, si fonda su episodi tratti da non meno di cinque opere di Walter Scott, fra cui i romanzi Guy Mannering (1815), The Monastery e The Abbott (1820).
La vicenda si svolge in Scozia nel 1759. ― ATTO I: il conte e la contessa Avenel sono morti in esilio, lasciando la curatela dei loro averi all’avido Gaveston; l’eredità spetterebbe al figlio dei conti, Julien, ma questi è scomparso senza lasciare traccia. Nelle terre degli Avenel, il fittavolo Dickson e sua moglie Jenny vorrebbero battezzare il loro figlio neonato, ma non hanno nessuno che possa fare da padrino; si offre di assumersi questo compito un giovane di passaggio, George Brown, ufficiale dell’esercito inglese che, a seguito di una ferita rimediata in guerra, ha perso la memoria. Dickson informa George sulle vicende del castello di Avenel, che presto sarà messo all’asta da Gaveston, il quale conta di acquistare il maniero e con esso il titolo nobiliare. Jenny canta una ballata che narra della Dama bianca, il misterioso fantasma che si aggira fra le mura del castello. A sua volta, George racconta di essere alla ricerca della giovane sconosciuta che si era presa cura di lui a Hannover, quando era ferito. ― ATTO II: al castello Anna, un’orfanella che i conti avevano preso sotto la propria tutela, racconta alla governante Marguerite di essersi presa cura di un ignoto soldato ferito che le ricordava molto Julien, del quale era innamorata fin da bambina. George giunge nella dimora degli Avenel e chiede ospitalità per la notte; rimasto solo, intona la cavatina « Viens, gentille dame ». Subito dopo appare Anna nelle vesti del fantasma, un lungo velo bianco che la copre interamente; riconosce immediatamente in George il soldato che aveva curato a Hannover, e gli impone di partecipare all’asta, che si terrà il giorno successivo, insieme con Dickson: i due dovranno fare un’offerta superiore a quella di Gaveston; la somma verrà poi pagata grazie al tesoro degli Avenel, nascosto in un luogo noto solo a Anna. Così avviene: le proprietà degli Avenel sono assegnate a Dickson, il quale ha tempo fino a mezzogiorno per onorare il debito, altrimenti finirà in carcere. ― ATTO III: Anna e Marguerite vanno alla ricerca della statua della Dama bianca, nella quale sono nascoste le ricchezze degli Avenel. Nel frattempo, Gaveston apprende che George Brown è in realtà lo scomparso Julien Avenel, cosa di cui il giovane è tuttora ignaro. Anche Anna apprende la notizia, e elabora un piano. Allo scoccare delle 12, la Dama bianca appare recando lo scrigno del tesoro e salda il debito di Dickson. Contrariato, Gaveston strappa il velo e smaschera Anna; ma questa rivela a tutti che Brown è in realtà Julien, il legittimo erede degli Avenel. I due giovani si sposeranno con grande soddisfazione di tutti, tranne ovviamente Gaveston.


Ispanomania – IX

Charles Gounod (1818 - 1893): musica di balletto dal III atto del grand opéra Le Tribut de Zamora (1881). Münchner Rundfunkorchester, dir. Hervé Niquet.

  1. Danse grecque
  2. Danse espagnole [3:52]

L’ultimo lavoro teatrale di Gounod si avvale di un libretto di Adolphe d’Ennery e Jules Brésil, libretto che in precedenza era stato invano offerto a Verdi. La vicenda si svolge in Spagna, fra Oviedo e Córdoba, all’epoca della dominazione araba. Protagonista è Xaïma, che è in procinto di sposare il soldato Manoël; ma su di lei ha messo gli occhi Ben Saïd, inviato dal califfo per riscuotere il tributo di venti vergini previsto dal trattato di Zamora. Dopo diverse peripezie, Xaïma è salvata dalla madre Hermosa e da Manoël.