Echi medievali – II: La caduta di Gerusalemme

Anonimo del XII secolo: Crucifigat omnes, conductus a 3 voci. New London Consort, dir. Philip Pickett.
Si tratta di un vero e proprio canto di crociata. Il testo, composto a seguito della conquista di Gerusalemme da parte del Saladino (2 ottobre 1187), è riportato con o senza musica da più fonti diverse, fra le quali il manoscritto dei Carmina Burana : nell’ambito di questa raccolta è compreso fra i carmina moralia (canti morali) e gli è stato assegnato il numero 47.

Crucifigat omnes
Domini crux altera,
nova Christi vulnera!
Arbor salutifera
perditur, sepulchrum
gens evertit extera
violente,    plena gente
sola sedet civitas,
agni fedus    rapit hedus,
plorat dotes perditas
sponsa Sion, immolatur
Ananias, incurvatur
cornu David, flagellatur
mundus;
ab iniustis abdicatur
per quem iuste iudicatur
mundus.

O quam dignos luctus!
exulat rex omnium,
baculus fidelium
sustinet opprobrium
gentis infidelis;
cedit parti gentium
pars totalis;    iam regalis
in luto et latere
elaborat    tellus, plorat
Moysen fatiscere.
homo, Dei miserere!
fili, patris ius tuere!
in incerto certum quere,
ducis
ducum dona promerere
et lucrare lucem vere
lucis!

Quisquis es signatus
fidei charactere,
fidem factis assere,
rugientes contere
catulos leonum,
miserans intuere
corde tristi    damnum Christi!
longus Cedar incola,
surge, vide,    ne de fide
reproberis frivola!
suda martyr in agone
spe mercedis et corone!
Derelicta Babylone,
pugna
pro celesti regione,
et ad vitam te compone
pugna!

Crocifigga tutti
la seconda croce del Signore,
le nuove ferite di Cristo!
L’albero della salvezza
è perduto, il Sepolcro
è stato profanato da stranieri
con la violenza, piena di gente
la città resta sola,
l’ariete ha rotto il patto con l’agnello,
piange la dote perduta
la sposa di Sion, immolato
Anania, piegata
la potenza di Davide, flagellato
chi è puro;
dagli empi rinnegato
Colui che con giustizia giudica
il mondo.

Oh, come sono giusti i pianti!
Il Re del mondo è bandito,
il sostegno dei credenti
deve patire l’obbrobrio
di un popolo infedele;
cede a una parte dei gentili
la parte intera; già del Re
la terra tra fango e macerie
soffre, e lamenta
la rovina di Mosè.
Uomo, implora la pietà di Dio!
Figlio, difendi il diritto del Padre!
Nell’incerto cerca la certezza,
del Re
dei re merita il dono
e guadàgnati la luce della vera
luce!

Chiunque tu sia, segnato
con il marchio della fede,
testimoniala con i fatti,
schiaccia i ruggenti
cuccioli dei leoni,
osserva con pietà
e dolore la rovina di Cristo!
Lontano abitante di Kedar,
alzati e bada, che non ti si rimproveri
per la tua debole fede!
Suda, come un martire, nella mischia
sperando nel premio e nella corona!
Lasciata Babilonia,
lotta
per guadagnare un posto in cielo,
e preparati alla vita eterna
combattendo.

Il conductus è un tipo di composizione vocale su testo latino, monodica (a una voce) o polifonica (a più voci), la cui origine è da localizzarsi nella Francia meridionale (Aquitania) intorno al volgere del primo millennio; il nome è presumibilmente dovuto alla funzione che il conductus aveva in ambito liturgico, cioè quella di accompagnare durante la messa eventuali spostamenti del celebrante, di «condurre» processioni, e simili. Nel XII secolo il conductus divenne una delle forme predilette dagli esponenti della Scuola cosiddetta di Notre-Dame, che l’affrancarono dalla primitiva destinazione liturgica creando composizioni di argomento vario, talvolta anche non religioso: è il caso, per esempio, di Veris ad imperia, un conductus a 3 voci costruito sulla melodia di una canzone a ballo occitana abbastanza famosa, A l’entrada del tens clar (in questa pagina del blog potete ascoltare ambedue le composizioni). Mentre in altre forme della Scuola parigina prevale la scrittura melismatica (melisma: tante note per una sola sillaba), il conductus ha andamento perlopiù sillabico (una nota per ciascuna sillaba). La storia del conductus si conclude verso la fine del Duecento, con l’affermarsi di una forma nuova che avrà grandissima fortuna nei secoli a venire, il mottetto.


Annunci

Come sei bella!

Henry Du Mont ovvero Henri Dumont (1610 – 8 maggio 1684): Quam pulchra es, mottetto a 2 voci e basso continuo (1668), testo tratto dal Cantico dei cantici. Greta de Reyghere e Agnès Mellon, soprani; Ricercar Consort.

Quam pulchra es, amica mea, quam pulchra es!
Oculi tui columbarum absque eo quod intrinsecus latet,
capilli tui sicut greges caprarum,
dentes tui sicut sicut greges tonsarum,
sicut vitta coccinea labia tua et eloquium tuum dulce.
Vulnerasti cor meum, soror mea sponsa,
favus distillans labia tua sponsa,
mel et lac sub lingua tua
quia amore langueo.
Quam pulchra es, amica mea, quam pulchra es!


O magnum mysterium

Lucrezia Orsina Vizzana (1590 – 7 maggio 1662): O magnum mysterium, mottetto a voce sola e basso continuo. Cristina Radu, soprano; Steffen Schlandt, organo; Stefan Neagoe, violoncello.

O magnum mysterium,
O profundissima vulnera,
O passio acerbissima,
O dulcedo deitatis,
Adiuva me ad aeternam felicitatem consequendam.
Alleluia.


LOVOMM

Le vergini prudenti – I

Asprilio Pacelli (c1570 – 4 maggio 1623): Media nocte, mottetto a 12 voci (da Sacrae cantiones, 1608). Ensemble Dodecantus, dir. Marina Malavasi.

Media nocte clamor factus est:
Ecce Sponsus venit, exite obviam ei.
Prudentes virgines ornaverunt suas lampades
et intraverunt cum Sponso ad nuptias.
Fatuae autem clamabant: Domine, aperi nobis.
Et Sponsus respondens ait: Amen dico vobis, nescio vos.
Vigilate ergo, quia nescitis diem neque horam.


Contemplare et mirare

Grzegorz Gerwazy Gorczycki (c1665 – 30 aprile 1734): Omni die dic Mariae, mottetto a 4 voci con basso continuo. Coro Resonans con tutti e Concerto Polacco, dir. Marek Toporowski.
Inno di san Casimiro di Cracovia. Il mottetto si basa su un’antica melodia, affidata alla voce di tenore.

Omni die dic Mariae
Mea laudes anima:
Eius festa, eius gesta
Cole devotissima.

Contemplare et mirare
Eius celsitudinem:
Dic felicem genitricem,
Dic beatam Virginem.

Ipsam cole, ut de mole
Criminum te liberet,
Hanc appella, ne procella
Vitiorum superet.

Haec persona nobis dona
Contulit coelestia;
Haec regina nos divina
Illustravit gratia.


Gorczycki, Omni die dic Mariae