Durezza incredibile e infinita

Benedetto Pallavicino (1550/51 - 26 novembre 1601): Amor, i’ parto, madrigale a 5 voci (dal Sesto Libro dei Madrigali a 5 voci, 1600, n. 4) su testo di Battista Guarini. Daltrocanto, dir. Dario Tabbia.

Amor, i’ parto e sento nel partire
Al penar, al morire,
Ch’io parto da colei ch’è la mia vita.
Se ben ella gioisce
Quando il mio cor languisce?
O durezza incredibile e infinita
D’anima, che’l suo core
Può lasciar morto, e non sentir dolore.

Ben mi trafigge, Amore,
L’aspra mia pena, il mio dolor pungente;
Ma più mi duol il duol ch’ella non sente.


Viva la bella Clori

Luca Marenzio (1553 o 1554 - 1599): Cantiam la bella Clori, madrigale a 8 voci (dal Sesto libro de madrigali a cinque voci, 1594, no. 17). La Venexiana, dir. Claudio Cavina.

Cantiam la bella Clori,
Clori cantiam che dai celesti cori
Portò l’altero e non più visto esempio
Di beltà, di valor degna di tempio,
E d’immortali honori.
Cantiam la bella Clori,
Cantiamo la leggiadra e vaga Ninfa,
Nostro ben, nostra gloria e nostra duce,
In cui tanta dal Cielo e sì divina
Gratia splend’e riluce,
Ch’infiamma i nostri cori.
Viva la bella Clori.


Marenzio

Fortunati amanti

Giaches de Wert (c1535 - 1596): Tirsi morir volea, madrigale a 7 voci (dal Settimo Libro de madrigali, 1581) su testo di Battista Guarini. Ensemble Voces Suaves.

Tirsi morir volea,
Gl’occhi mirando di colei ch’adora;
Quand’ella, che di lui non meno ardea,
Gli disse: «Ahimè, ben mio,
Deh, non morir ancora,
Che teco bramo di morir anch’io.»
Frenò Tirsi il desio,
Ch’ebbe di pur sua vit’allor finire;
E sentea morte,e non poter morire.
E mentr’il guardo suo fisso tenea
Ne’ begl’occhi divini
E’l nettare amoroso indi bevea,
La bella Ninfa sua, che già vicini
Sentea i messi d’Amore,
Disse, con occhi languidi e tremanti:
«Mori, cor mio, ch’io moro.»
Cui rispose il Pastore:
«Ed io, mia vita, moro.»

Così moriro i fortunati amanti
Di morte sì soave e sì gradita,
Che per anco morir tornaro in vita.


Morrò dunque tacendo

Carlo Gesualdo da Venosa (1566 - 1613): Mercè, grido piangendo, madrigale a 5 voci (dal Libro quinto, 1611, n. 11). Exaudi, dir. James Weeks.

«Mercè!», grido piangendo,
ma chi m’ascolta?
Ahi lasso, io vengo meno.
Morrò dunque tacendo.
Deh, per pietade! Almeno,
o del mio cor tesoro,
potessi dirti pria
ch’io mora: «Io moro.»


Piume d’asprezza colme

Cipriano de Rore (1515 o 1516 - 1565): O sonno, madrigale a 4 voci (dal Secondo Libro de madrigali a quatro voci, 1552, n. 3) su testo di Giovanni della Casa. La Compagnia del Madrigale.

O sonno, o della queta humida ombrosa
notte placido figlio; o de’ mortali
egri conforto, oblio dolce de’ mali
sì gravi ond’è la vita aspra e noiosa;

soccorri al core omai, che langue e posa
non have, e queste membra stanche e frali
solleva: a me ten vola, o sonno, e l’ali
tue brune sovra me distendi e posa.

Ov’è ’l silenzio che ’l dì fugge e ’l lume?
E i lievi sogni, che con non secure
vestigia di seguirti han per costume?

Lasso, che ’nvan te chiamo, e queste oscure
e gelide ombre invan lusingo. O piume
d’asprezza colme! O notti acerbe e dure!


O amare o morire

Carlo Gesualdo da Venosa (1566 - 1613): Dolcissima mia vita, madrigale a 5 voci (dal Libro quinto, 1611, n. 4). Exaudi, dir. James Weeks.

Dolcissima mia vita,
a che tardate la bramata aita?
Credete forse che’l bel foco ond’ardo,
sia per finir perché torcete il guardo?
Ahi, non fia mai, ché brama il mio desire
o d’amarti, o morire.


Ambo siam sassi

Heinrich Schütz (8 ottobre 1585 - 1672): Di marmo siete voi SWV 17, madrigale a 5 voci (n. 17 del Primo libro de madrigali, 1611) su testo di Giambattista Marino. The Consort of Musicke, dir. Anthony Rooley.

Di marmo siete voi,
donna, a colpi d’amore,
al pianto mio,
e di marmo son io
alle vostr’ire e agli strali suoi
per natura,
per amor io costante
e voi dura.
Ambo siam sassi
e l’un e l’altro è scoglio,
io di fé e voi d’orgoglio.


SWV 17