Abbi buon occhio al capriolo

Anonimo (1a metà del XVI secolo): Alla cazza, madrigale a 4 voci. Collegium Vocale Bydgoszcz.

Alla cazza, alla cazza,
su su su su,
su, ognun si spazza.
A questa nostra cazza
Venite volentieri
Con bracchi e con levrieri,
Chi vuol venir si spazza.
Non aspettar il giorno,
Suona il corno,
O capo di cazza,
E spazza, spazza, spazza.
Te’ qui, Balzan, te’ qui, Lion,
Te’ qui, Fasan, te’ qui, Falcon,
Te’ qui, Tristan, te’ qui, Pizon,
Te’ qui, Alan, te’ qui, Carbon.
Chiama li bracchi dal monte, babbion.
Te’ qui Pezolo, te’ qui, Spagnolo,
Abbi buon occhio al capriolo.
A te, Augustino, a te, Pasalingua.
Vide là, vide là.
A spalla, a spalla, piglia, pigliala,
Ché li cani non la strazza.


Lasciarti e non morire

Sigismondo d’India (c1582 - 1629): Che non t’ami, cor mio, madrigale a 5 voci (pubblicato nel Primo Libro de madrigali a 5 voci, 1606, n. 11); testo di Battista Guarini (Amor costante). The Consort of Musicke, dir. Anthony Rooley.

Ch’io non t’ami cor mio?
Ch’io non sia la tua vita e tu la mia,
che per nuovo desio
e per nuova bellezza io t’abbandoni?
Prima che questo sia,
morte non mi perdoni.
Ma se tu sei quel cor onde la vita
M’è si dolce e gradita,
Fonte d’ogni mio ben, d’ogni desire,
Come posso lasciarti, e non morire?


Altre composizioni di Sigismondo d’India in questo blog:

All the pretty quiristers of flight

Thomas Weelkes (1576 - 1623): The Nightingale, the Organ of delight, madrigale a 3 voci (pubbli­cato in Ayres or Phantasticke Spirits for Three Voices, 1608, n. 25). Collegium Vocale Bydgoszcz.

The Nightingale, the Organ of delight,
the nimble Lark, the Blackbird, and the Thrush,
and all the pretty quiristers of flight,
that chant their Music notes in ev’ry bush:
Let them no more contend who shall excel,
the Cuckoo is the bird that bears the bell.


Quante grazie e dolcezze ha il Paradiso

Luca Marenzio (18 ottobre 1553 o 1554 - 1599): Spuntavan già per far il mondo adorno, madrigale a 5 voci (dal Primo Libro de madrigali a cinque voci, 1580, n. 3). La Compagnia del Madrigale.

Prima parte :

Spuntavan già per far il mondo adorno
Vaghi fioretti, erbette verdi e belle,
Di color mille e ’n queste parti e ’n quelle
Ralegravan la terra e i colli intorno.
Gian gli augelletti all’apparir del giorno
D’amor cantando sin sovra le stelle,
E correvan le fiere ardite e snelle
Tra lor scherzando, a le campagne intorno.

Seconda parte :

Quando ’l mio vivo sol perch’io non pera
Godi or, mi disse con un dolce riso,
Amante fido il premio del tuo ardore.
Indi con molti baci sparse fuore
Quante grazie e dolcezze ha ’l Paradiso
E quant’ha odor nei fior la Primavera.


Altre composizioni di Luca Marenzio in questo blog:

Bella madre de’ fiori

Heinrich Schütz (1585 - 1672): O primavera, gioventù de l’anno, 2a parte: O dolcezze amarissime d’amore, madrigale a 5 voci, SWV 1-2 (pubblicato nel Primo libro de madrigali, 1611, nn. 1-2); testo di Battista Guarini (Pastor fido III:1). The Consort of Musicke, dir. Anthony Rooley.

O primavera, gioventù dell’anno,
bella madre de’ fiori,
d’erbe novelle, e di novelli amori;
tu ben lasso ritorni,
ma senza i cari giorni
de le speranze mie;
ché del perduto mio caro tesoro
la rimembranza misera e dolente
tu ben sei quella
ch’eri pur dianzi si vezzosa e bella.
Ma non son io quel che già un tempo fui,
sì caro a gli occhi altrui.

2a parte :

O dolcezze amarissime d’amore,
quanto è più duro perdervi,
che mai non v’haver
o provate o possedute,
come saria l’amor felice stato,
se’l già goduto ben non si perdesse,
o quando egli si perde
ogni memoria ancora
del dileguato ben si dileguasse.


L’empia gelosia

Jacques Arcadelt (1507 - 1568): Io mi pensai, madrigale a 4 voci (pubblicato nel Primo Libro de’ madrigali a 4 voci, 1539, n. 53). Cappella Mediterranea, dir. Leonardo García Alarcón.

Io mi pensai che spento fusse’l foco
Ch’adamar voi m’inchina
E gli ard’hor piu e piu mi s’avicina
Sdegno mi fé parer che ‘l fusse spento
Ma l’empia gelosia
Me’l raccese via piu che fiamm’al vento
E voi nimica mia
Piu bell’ogni hor vi fat’e manco pia
Ma se pietat’ havess’ alma Nanina
Il diro pur voi sareste divina.


Un mar di pianto

Claudio Monteverdi (1567 - 1643): Lagrime d’amante al sepolcro dell’amata (Sestina), ciclo di sei madrigali a 5 voci (2 soprani, contralto, tenore, basso) e basso continuo (c1600; pubblicati nel Sesto Libro de Madrigali, 1614); musica composta su versi di Scipione Agnelli in memoria di Caterinuccia Martinelli, giovane cantante prematuramente scomparsa. La Compagnia del Madrigale.

I.

Incenerite spoglie, avara tomba
Fatta del mio bel sol terreno cielo.
Ahi lasso! I’ vegno ad inchinarvi in terra!
Con voi chius’è il mio cor a marmi in seno,
E notte e giorno vive in pianto, in foco,
In duol’ in ira il tormentato Glauco.

II.

Ditelo, o fiumi, e voi ch’udiste Glauco
L’aria ferir di grida in su la tomba
Erme campagne, e ’I san le Ninfe e ‘l Cielo;
A me fu cibo il duol, bevanda il pianto,
Poi ch’il mio ben coprì gelida terra,
Letto, o sasso felice, il tuo bel seno.

III.

Darà la notte il sol lume alla terra,
Splenderà Cinzia il dì prima che Glauco
Di baciar, d’honorar, lasci quel seno
Che nido fu d’amor, che dura tomba
Preme; né sol d’alti sospir, di pianto,
Prodighe a lui saran le fere e ’l Cielo.

IV.

Ma te raccoglie, o Ninfa, in grembo il cielo.
lo per te miro vedova la terra,
Deserti i boschi, e correr fiumi il pianto.
E Driade e Napee del mesto Glauco
Ridicono i lamenti, e su la tomba
Cantano i pregi de l’amato seno.

V.

O chiome d’or, neve gentil del seno,
O gigli de la man, ch’invido il cielo
Ne rapì, quando chiuse in cieca tomba,
Chi vi nasconde? Ohimè! Povera terra!
Il fior d’ogni bellezza, il sol di Glauco
Nasconde? Ah muse, qui sgorgate il pianto.

VI.

Dunque, amate reliquie, un mar di pianto
Non daran questi lumi al nobil seno
D’un freddo sasso? Ecco l’afflitto Glauco
Fa rissonar Corinna il mar e ’l Cielo!
Dicano i venti ogn’hor dica la terra,
Ahi Corinna! Ahi morte! Ahi tomba!

Cedano al pianto i detti, amato seno;
A te dia pace il Ciel, pace a te Glauco
Prega, honorata tomba e sacra terra.