Su Bach

Gaetano FoschiniGaetano Foschini (1836 – 12 marzo 1908): Preludio e Fuga su B-A-C-H per organo. Leonardo Carrieri all’organo Serassi (1791) della Chiesa di S. Alessandro in Colonna a Bergamo.
La Fuga ha inizio a 2:11.

Organo Serassi di Sant'Alessandro in Colonna, Bergamo

Annunci

Alla giga

Autore non identificato: Fuga in sol maggiore, alla giga, già attribuita a Johann Sebastian Bach (BWV 577). Simon Preston, organo.
La giga (in francese gigue) è una forma di danza barocca, di andamento rapido e in ritmo doppio ternario, originatasi dalla jig irlandese.
La Fuga BWV 577 – il cui manoscritto originale non è reperibile – non sarebbe opera di Bach: lo affermano, sulla base di considerazioni stilistiche, i più autorevoli studiosi del lascito bachiano. Ferruccio Rivoir, amico, collega e versatile organista, una volta mi confidò: «La Fuga alla giga non è di Bach. Te lo dicono le dita: quando suoni il vero Bach, le dita trasmettono sensazioni del tutto differenti.»

Troppo “facile”, dunque, per essere scaturita dal genio del Kantor di Lipsia, la Fuga in sol maggiore è tuttavia un brano assai gradevole. Gustav Holst ne curò una interessante strumentazione, di cui possiamo ascoltare due versioni: quella orchestrale è qui interpretata dall’Orchestre Symphonique de Québec diretto da Yoav Talmi, mentre quella per soli strumenti a fiato è eseguita dal North Texas Wind Symphony.



BWV 577

Clavicembalo con pedaliera

Luc Beauséjour interpreta la Toccata e Fuga in re minore, composta forse da J. S. Bach (BWV 565) o più probabilmente da Johann Peter Kellner (*), suonando un clavicembalo provvisto di due manuali e una pedaliera.
L’esistenza di strumenti consimili è documentata a partire dal Quattrocento: un clavichordum cum calcatorio è citato nel trattato enciclopedico Liber XX Artium (c1460) di Paulus Paulirinus ovvero Pavel Žídek; il disegno di un clavicordo con pedaliera si trovava in una copia manoscritta, ora perduta, risalente al 1467 dei Flores musice del teorico trecentesco Hugo von Reutlingen.
L’epoca di maggior diffusione del clavicembalo con pedaliera è comunque il Settecento, quando fu soprattutto usato dagli organisti per esercitarsi; ma è probabile che proprio per questo tipo di strumento Bach abbia composto le sei Triosonaten BWV 525-530.
Verso la metà dell’Ottocento ebbe una certa diffusione il pianoforte con pedaliera, strumento per il quale Schumann scrisse gli Studi op. 56, gli Schizzi op. 58 e le Fugen über BACH op. 60; anche Alkan e Gounod dedicarono alcune composizioni al pianoforte con pedaliera.

(*) Sull’argomento si veda l’ultima parte dell’articolo Falsi celebri.


BWV 565

HWV 428


Georg Friedrich Händel (5 marzo 1685 – 1759): Suite in re minore per clavicembalo HWV 428 (n. 3 della raccolta Suites de Pieces pour le Clavecin, 1720). Ludger Rémy.

I. Präludium: Presto
II. Allegro (Fugue) [1:01]
III. Allemande [3:26]
IV. Courante [8:10]
V. Air & 5 variations [10:02]
VI. Presto [20:26]


HWV 428