Ispanomania – VIII

Louis Moreau Gottschalk (1829 - 1869): Souvenir d’Andalousie, «Caprice de concert sur la Caña, le Fandango et le Jaleo de Jérez» op. 22 (1851). Alan Marks, pianoforte.


Gottschalk: Manchega, «étude de concert» op. 38 (1856). Avevo già proposto in altre occasioni l’ascolto di questo studio nella versione originale per pianoforte (qui e qui), sicché ho pensato di ricorrere per questa volta alla trascrizione per pianoforte e orchestra che ne ha ricavato Jack Elliott. Hot Springs Music Festival Symphony Orchestra, dir. Richard Rosenberg.


BWV 922


Anonimo (XVIII secolo): Preludio (Fantasia) in la minore, già attribuito a Johann Sebastian Bach (BWV 922). Lorenzo Ghielmi, clavicembalo, e Alfred Brendel, pianoforte.
Le ragioni per cui si ritiene che questo lavoro non sia di Bach sono diverse: l’incoerenza formale, l’insolito numero di episodi contrastanti, le continue modulazioni, l’ossessività ripetitiva – che in Bach non è infrequente, ma in BWV 922 è portata all’eccesso. Il vero Bach non perde mai il controllo della forma.

Per la serie Non solo Scarlatti.


Čajkovskij 180 – Scherzo-fantaisie

P. I. Čajkovskij: Scherzo-fantaisie in mi bemolle minore per pianoforte op. 72 n. 10 (1892-93). Viktorija Postnikova.

Čajkovskij nel 1893

L’opera pianistica di Čajkovskij, molto nota in Russia, dove è considerata di altissimo livello qualitativo, è quasi del tutto sconosciuta in Occidente, forse a causa dei giudizi non positivi espressi in passato da autorevoli storici della musica. In effetti ho avuto modo di leggere che le composizioni ciajkovskiane per pianoforte solo non presenterebbero particolari motivi di interesse in quanto non si discosterebbero molto dalla Salonmusik che andava di moda nel secondo Ottocento: si tratterebbe cioè di brani d’occasione, senza pretese, adatti essen­zial­mente a essere eseguiti dalle fanciulle di buona famiglia borghese per allietare le riunioni conviviali con parenti e amici. Bene, credo che nulla sia lontano da quel genere di musica più di questo Scherzo-fantaisie, che Čajkovskij scrisse circa un anno prima della morte. È un brano nervoso, a tratti aspro, solo apparentemente disteso nella sezione centrale, nella quale è citata – ma resa quasi irriconoscibile – una canzone tradizionale ucraina intitolata La gru (Журавель, Žuravel’), sulla quale Čajkovskij vent’anni prima aveva costruito il movmento finale della Seconda Sinfonia.

Nel 1892 Čajkovskij aveva lavorato fra l’altro a una sinfonia che poi aveva deciso di non portare a termine, ritenendola priva di valore e di significato. Questa sinfonia è stata poi ricostruita dal compositore e musicologo sovietico Semën Bogatyrëv (1890 - 1960) e oggi è nota come Settima Sinfonia in mi bemolle maggiore. Bogatyrëv si avvalse di numerosi abbozzi lasciati da Čajkovskij e da parti dell’opera incompiuta rifuse in altre composizioni; mancava però del tutto il III movimento, sicché Bogatyrëv si risolse a utilizzare in sua vece lo Scherzo-fantaisie, che orchestrò appositamente. L’ascoltiamo interpretato dall’Orchestra di Filadelfia diretta da Eugene Ormandy:


Di sei soprani

William Daman (c1540 - 1591): Fantasia di sei soprani per 6 treble viols. Hespèrion XX, dir. Jordi Savall.


Lo stesso brano nell’elaborazione di Philip Pickett, con la partecipazione del soprano Catherine Bott e di un Lexicon.

«Kate sang all the parts, and Johnny Q and I played with the Lexicon until she wasn’t actually there any more!» (Philip Pickett).


Pickett - Alchemist