Feldmaresciallo da sballo

Tristan Schulze (1964): Radetzkymarsch (da Johann Strauß padre) per orchestra (1998). Wiener Kammerorchester, dir. Aleksej Igudesman.

«Tutti i concerti di piazza – che avevano luogo sotto il balcone del signor capitano distrettuale – avevano inizio con la Marcia di Radetzky. Benché i membri della banda ne avessero una conoscenza tale da po­ter­la suonare nel pieno della notte e del sonno senza ricevere indicazioni, il direttore riteneva necessario leggere ogni singola nota dello spartito. E, come se provasse la Marcia di Radetzky per la prima volta con i suoi musicisti, ogni domenica alzava con militare e musicale coscienziosità il capo, la bacchetta, lo sguardo e, di volta in volta, li rivolgeva tutti e tre contemporaneamente verso i segmenti del cerchio, di cui lui occupava il centro, che sembravano aver bisogno dei suoi comandi. I severi tamburi rullavano, i dolci flauti sibilavano e i benevoli piatti squillavano. Sui volti di tutti gli ascoltatori sbocciava un sorriso pago e assorto, mentre il sangue ribolliva nelle loro gambe. Pur stando fermi, avevano la sensazione di marciare. Le ragazze più giovani trattenevano il respiro e socchiudevano le labbra. Gli uomini più maturi lasciavano ciondolare la testa e ripensavano alle loro manovre. Le donne anziane sedevano nel vicino parco e le loro piccole testine grigie oscillavano. Ed era estate.»

(Joseph Roth, La Marcia di Radetzky, traduzione di Sara Cortesia)


Très vitement

Johann Sebastian Bach (1685 - 1750): Pièce d’orgue à 5 (Fantasia) in sol maggiore BWV 572 (1712 o poco prima). Wim van Beek all’organo Schnitger della Chiesa di San Martino in Groningen.
Niente è meglio di una gioiosa composizione per organo di JSB per chiudere lietamente un anno e serenamente aprirne uno nuovo 🙂


BWV 572

Gottschalk, il re dei pianisti – II

The Banjo

L’interesse di Gottschalk per il folklore afrocaraibico e latinoamericano non fu esclusivo, in quanto il nostro poliedrico musicista si lasciò ispirare anche da altre tradizioni musicali e dalla musica «leggera».
La composizione che segue, The Banjo, «Grotesque Fantaisie – An American Sketch» op. 15 (1853), è davvero sorprendente: non solo perché qui Gottschalk s’ingegna a riprodurre con il pianoforte le sonorità tipiche del cordofono che dà titolo al brano, ma anche perché nella parte conclusiva v’è la citazione puntuale e completa di uno di più famosi minstrel songs di Stephen Foster, De Camptown Races (1850). Il pianista è ancora una volta Ivan Davis:


Manchega

Anche la musica spagnola è ben presente nella produzione di Gottschalk. Manchega, «étude de concert» op. 38 (1856), è uno studio sull’emiolia. Qui l’esegue Alan Feinberg:


La Nuit des Tropiques

Gottschalk compose anche musica sinfonica, che era solito dirigere personalmente durante concerti-monstre, con l’impiego di un’orchestra di oltre seicento elementi. In una di siffatte esibizioni presentò al pubblico dell’Avana, nel 1861, una Prima Sinfonia, oggi nota come La Nuit des Tropiques (originariamente sottotitolo del solo I movimento). Utah Symphony Orchestra diretta da Maurice Abravanel:

Il I movimento, Andante, è considerato più vicino al gusto europeo dell’epoca, e in un certo senso precorre l’impressionismo, per esempio quando il tema principale è affidato alla tromba solista [al minuto 2:30].
Il II movimento, Allegro moderato, in alcune fonti reca il sottotitolo Une Fête sous les Tropiques: è una trascinante danza caraibica, sul cui tema principale Gottschalk riesce cionondimeno a costruire un fugato, come nella più classica delle tradizioni [4:19]. La partitura originale prevede l’impiego di strumenti a percussione tipici della musica caraibica e latinoamericana, quali il güiro e le maracas.