In marble halls

Michael William Balfe (1808 - 20 ottobre 1870): «I dreamt that I dwelt in marble halls», aria di Arline (soprano) dall’opera The Bohemian Girl (1843), atto II, scena 1a. Dame Joan Sutherland, soprano; London Symphony Orchestra, dir. Richard Bonynge (registrazione del 1962).

I dreamt that I dwelt in marble halls,
With vassals and serfs at my side,
And of all who assembled within those walls,
That I was the hope and the pride.
I had riches too great to count, could boast
Of a high ancestral name;
But I also dreamt, which pleas’d me most,
That you lov’d me still the same.

I dreamt that suitors sought my hand,
That knights upon bended knee,
And with vows no maiden heart could withstand,
They pledg’d their faith to me.
And I dreamt that one of that noble host
Came forth my hand to claim;
But I also dreamt, which charm’d me most,
That you lov’d me still the same.


La rivisitazione di Enya.


Balfe, Marble halls

Qui l’Ouverture dell’opera di Balfe.

Con furto gentile

Settimia Caccini (6 ottobre 1591 - c1660): Due luci ridenti per voce e basso continuo. Ensemble Laus Concentus: Lavinia Bertotti, soprano; Massimo Lonardi, liuto; Maurizio Piantelli, tiorba; Maurizio Less, viola da gamba.

Due luci ridenti
Con guardo sereno
Di dolci tormenti
M’ingombrano il seno.

Ma lampi d’amore
Rapiscono al core
Con furto gentile
La libertà.

Pur lieto vivrà:
Quest’alma, cantando,
T’adora penando,
Celeste beltà.

Due labbra di rose
Con dolci rossori
Le faci amorose
Promettono ai cori.

Ma in quel bel sereno
S’annida il veleno
Che uccide dell’alme
La libertà.


Lavinia Bertotti
(1957-2016)

Non gli dir di chi

Vincenzo Righini (1756 - 19 agosto 1812): Placido zeffiretto, arietta per voce e strumento a tastiera su testo di Pietro Metastasio (con alcune varianti). Patrice Michaels Bedi, soprano; David Schrader, fortepiano.

Placido zeffiretto,
Se trovi il caro oggetto
Digli che sei sospiro;
Ma non gli dir di chi.

Limpido ruscelletto,
Se trovi il caro oggetto
Digli che pianto sei,
Ma non le dir qual ciglio
Crescer ti fè cosi.


Antonio Vivaldi (1678 - 1741) : «Placido zeffiretto», aria (n. 3) dalla cantata T’intendo, si mio cor per soprano e basso continuo RV 668 sul medesimo testo del Metastasio. Rossana Bertini, soprano; Modo Antiquo, dir. Federico Maria Sardelli.

Placido zeffiretto,
Se trovi il caro oggetto/bene
Dille che sei sospiro;
Ma non le dir di chi.

Limpido ruscelletto,
Se mai t’ incontri in lei,
Dille che pianto sei,
Ma non le dir qual ciglio
Crescer ti fè cosi.



Vincenzo Righini

Aria con l’eco

Johann Sebastian Bach (1685 - 1750): «Flösst, mein Heiland, flösst dein Namen», aria per so­prano, oboe e organo, dalla IV parte del Weihnachtsoratorium BWV 248 (1734). Nancy Argenta, soprano; The English Baroque Soloists, dir. John Eliot Gardiner.
Testo di Christian Friedrich Henrici alias Picander:

Flößt, mein Heiland, flößt dein Namen
Auch den allerkleinsten Samen
Jenes strengen Schreckens ein?
Nein, du sagst ja selber nein.

(Echo: Nein! )


Sollt ich nun das Sterben scheuen?
Nein, dein süßes Wort ist da!
Oder sollt ich mich erfreuen?
Ja, du Heiland sprichst selbst ja.

(Echo: Ja! )
Potrà il tuo nome, Redentore, infondere
anche il più piccolo seme
di quel tremendo terrore?
No, tu stesso dici no.
(Eco : No!)


Dovrei dunque temere la morte?
No, la dolce tua parola è qui.
Oppure dovrei rallegrarmi?
Sì, Redentore, tu stesso dici sì.
(Eco : Sì!)

«Flösst, mein Heiland» è una parodia dell’aria «Treues Echo dieser Orten» per contralto, oboe d’amore e orchestra, quinto brano della cantata profana Lasst uns sorgen, lasst uns wachen (Die Wahl des Herkules) BWV 213, composta l’anno precedente (1733) per l’undicesimo compleanno del principe elettore Federico Cristiano di Sassonia (1722 - 1763):

Carolyn Watkinson, contralto; Kammerorchester Berlin, dir. Peter Schreier.
Testo dello stesso Picander:

Treues Echo dieser Orten,
Sollt ich bei den Schmeichelworten
Süßer Leitung irrig sein?
Gib mir deine Antwort: Nein!

(Echo: Nein! )


Oder sollte das Ermahnen,
Das so mancher Arbeit nah,
Mir die Wege besser bahnen?
Ach! so sage lieber: Ja!

(Echo: Ja! )
Eco fedele di questi luoghi,
dovrò da parole adulatrici
essere indotto in errore?
Dammi la tua risposta: No!
(Eco : No!)


Oppure sarà l’esortazione
che prelude a così tanta fatica
a indicarmi correttamente la via?
Oh! Allora dimmi piuttosto: Sì!
(Eco : Sì!)

Ogni core può sperar

Agostino Steffani (25 luglio 1654 - 1728): «Ogni core può sperar», aria per soprano (Tanaquil), dal dramma per musica Servio Tullio (1686), atto II, scena 7ª. Cecilia Bartoli, soprano; I Barocchisti, dir. Diego Fasolis.

Ogni core può sperar,
solo il mio dee lagrimar.
La fortuna, ch’è tiranna,
mi condanna
a mai sempre sospirar.


Qual farfalletta

Georg Friedrich Händel (1685 - 1759): «Qual farfalletta», aria dal II atto, scena 7a, dell’opera Partenope HWV 27 (1730), libretto di Silvio Stampiglia. Amanda Forsythe, soprano; Apollo’s Fire, dir. Jeannette Sorrell.

Qual farfalletta
Giro a quel lume
E ‘l mio Cupido
Le belle piume
Ardendo va.

Quel brio m’alletta
Perché m’è fido,
La mia costanza
Ogn’altra avanza,
Cangiar non sa.


Amanda Forsythe

Primavera per me non sarà mai

Sigismondo d’India (c1582 - 1629): Torna il sereno Zefiro, aria per voce e basso continuo (da Le musiche e balli, Libro V, 1623, p. 22). Judith Nelson, soprano; Concerto Vocale, dir. William Christie.

Torna il sereno Zefiro,
E gl’augellini garruli,
De’ boschi dolci musici,
Cantando insieme, temprano,
Al suon del rio che mormora
Con corde e note armoniche.

  Io sol, involto il tristo core,
  Anzi sepolto in trist’horrore,
  Al suon del pianto intuono in tristi lai:
  Primavera per me non sarà mai.

Le nube d’acque gravide,
Che scorgaro i deluvi
Hor tutte si ristagnano
E i venti, che fremeano
Orgogliosi con furia
Taciti e chieti hor dormono.

  Io sospirando senza riposo
  E ancor versando tristo e doglioso
  Nembo di pioggia, intuono in tristi lai:
  Primavera per me non sarà mai.

Ringiovenito ogn’arbore
Di verde manto vestesi,
Ridenti campi e pratore
Di verde spoglia immantansi,
E in fin le grotte adornansi
Di fior vermigli e candidi.

  Io sol smarrita fuor d’ogni usanza
  Secca e sfiorita di mia speranza
  Il più bel verde intuono in tristi lai:
  Primavera per me non sarà mai.


Altre composizioni di Sigismondo d’India in questo blog: