L’infinito

L'infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.


Gaetano Braga (9 giugno 1829 - 1907): L’infinito per voce, violoncello e pianoforte. Amor Lilia Perez, mezzosoprano; Galileo Di Ilio, violoncello; Giuseppe Sabatini, pianoforte.


Mario Castelnuovo-Tedesco (1895 - 1968): L’infinito per voce e pianoforte op. 22 (1921). Leonardo De Lisi, tenore; Anna Toccafondi, pianoforte.

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O primavera

Giaches de Wert (c1535 – 6 maggio 1596): O primavera, gioventù de l’anno, madrigale a 5 voci (dall’Undecimo libro de madrigali a cinque voci, 1595, n. 2) su testo di Battista Guarini (Il pastor fido, atto III), parte 1a. Francesca Benetti, tiorba e direzione; Tanja Vogrin, arpa; Giovanna Baviera, viola da gamba; Rui Staehelin, liuto; Ricardo Leitão Pedro, chitarra barocca.

O primavera, gioventù de l’anno,
Bella madre de’ fiori,
D’herbe novelle e di novelli amori,
Tu torni ben, ma teco
Non tornano i sereni
E fortunati dì de le mie gioie;
Tu torni ben, tu torni,
Ma teco altro non torna
Che del perduto mio caro tesoro
La rimembranza misera, e dolente.
Tu quella se’, tu quella
Ch’eri pur dianzi sì vezzosa e bella;
Ma non son io già quel ch’un tempo fui
Sì caro à gli occhi altrui.


GdW, O primavera

Edward

Una famosa ballata tradizionale scozzese nella non meno famosa traduzione tedesca di Johann Gottfried Herder:

Dein Schwert, wie ist’s von Blut so rot?
Edward, Edward!
Dein Schwert, wie ist’s von Blut so rot?
Und gehst so traurig da? O!

Ich hab geschlagen meinen Geier tot,
Mutter, Mutter!
Ich hab geschlagen meinen Geier tot,
Und das, das geht mir nah. O!

Deines Geiers Blut ist nicht so rot,
Edward, Edward!
Deines Geiers Blut ist nicht so rot,
Mein Sohn, bekenn mir frei. O!

Ich hab geschlagen mein Rotroß tot,
Mutter, Mutter!
Ich hab geschlagen mein Rotroß tot,
Und’s war so stolz und treu. O!

Dein Roß war alt und hast’s nicht not,
Edward, Edward!
Dein Roß war alt und hast’s nicht not,
Dich drückt ein andrer Schmerz. O!

Ich hab geschlagen meinen Vater tot!
Mutter, Mutter!
Ich hab geschlagen meinen Vater tot,
Und das, das quält mein Herz! O!

Und was wirst du nun an dir tun,
Edward, Edward?
Und was wirst du nun an dir tun,
Mein Sohn, das sage mir! O!

Auf Erden soll mein Fuß nicht ruhn,
Mutter, Mutter!
Auf Erden soll mein Fuß nicht ruhn,
Will wandern übers Meer! O!

Und was soll werden dein Hof und Hall,
Edward, Edward?
Und was soll werden dein Hof und Hall,
So herrlich sonst, so schön? O!

Ach immer steh’s und sink und fall!
Mutter, Mutter!
Ach immer steh’s und sink und fall,
Ich werd es nimmer sehn! O!

Und was soll werden aus Weib und Kind,
Edward, Edward?
Und was soll werden aus Weib und Kind,
Wann du gehst übers Meer? O!

Die Welt ist groß, laß sie betteln drin,
Mutter, Mutter!
Die Welt ist groß, laß sie betteln drin,
Ich seh sie nimmermehr! O!

Und was soll deine Mutter tun,
Edward, Edward?
Und was soll deine Mutter tun,
Mein Sohn, das sage mir? O!

Der Fluch der Hölle soll auf euch ruhn,
Mutter, Mutter!
Der Fluch der Hölle soll auf euch ruhn,
Denn ihr, ihr rietet’s mir! O!

Perché la tua spada è così rossa di sangue,
Edward, Edward?
Perché la tua spada è così rossa di sangue
E perché te ne vai così triste? Oh!

Ho colpito il mio falco a morte,
Madre, madre!
Ho colpito il mio falco a morte,
E questo mi addolora. Oh!

Il sangue del tuo falco non è così rosso,
Edward, Edward!
Il sangue del tuo falco non è così rosso,
Dimmi la verità, figlio mio. Oh!

Ho ucciso il mio cavallo roano,
Madre, madre!
Ho ucciso il mio cavallo roano
Che era così fiero e fedele. Oh!

Il tuo cavallo era vecchio e non ne avevi bisogno,
Edward, Edward;
Il tuo cavallo era vecchio e non ne avevi bisogno,
Un’altra pena ti affligge. Oh!

Ho colpito a morte mio padre!
Madre, madre!
Ho colpito a morte mio padre,
Ed è questo che tormenta il mio cuore! Oh!

E quale pena ne vuoi portare,
Edward, Edward?
Quale pena ne vuoi portare,
Dimmi, figlio mio! Oh!

I miei piedi mai riposeranno sulla terra,
Madre, madre!
I miei piedi mai riposeranno sulla terra,
E me ne andrò sul mare. Oh!

E che ne sarà della tua casa,
Edward, Edward?
E che ne sarà della tua casa,
Così nobile e così bella? Oh!

Andrà in rovina e infine crollerà,
Madre, madre!
Andrà in rovina e infine crollerà,
Non la rivedrò mai più. Oh!

E che sarà della tua donna e di tuo figlio,
Edward, Edward?
E che sarà della tua donna e di tuo figlio,
Quando tu te ne andrai per il mare? Oh!

Il mondo è grande, che vaghino mendichi,
Madre, madre!
Il mondo è grande, che vaghino mendichi,
Io non li rivedrò mai più. Oh!

E che sarà di tua madre,
Edward, Edward?
E che sarà di tua madre?
Dimmelo, figlio mio. Oh!

La maledizione dell’inferno cada su di te,
Madre, madre!
La maledizione dell’inferno cada su di te,
Perché sei stata tu a dirmi di farlo. Oh!

Carl Loewe (1796 – 20 aprile 1869): Edward, ballata op. 1 n. 1 (1818). Dietrich Fischer-Dieskau, baritono; Jörg Demus (1928 – 16 aprile 2019), pianoforte.

Loewe, Edward


Franz Schubert (1797 – 1828): Eine altschotthche Ballade, Lied, 2a versione, op. 165 n. 5 (posth.), D 923 (1827). Martha Guth, soprano; Penelope Crawford, pianoforte.

Schubert, D 923


Johannes Brahms (1833 – 1897): Edward, duetto op. 75 n. 1 (1878). Brigitte Fassbaender, mezzosoprano; Peter Schreier, tenore; Karl Engel, pianoforte.

Brahms, op. 75 n. 1

Quanto piace al mondo è breve sogno

Sigismondo d’India (c1582 – 19 aprile 1629): Voi ch’ascoltate, madrigale a 2 voci (Le Musiche… Libro III a una e due voci, Milano 1618), su testo di Francesco Petrarca (Canzoniere, Sonetto I). Gloria Banditelli, mezzosoprano; Fabio Bonizzoni, clavicembalo.

Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond’io nudriva ’l core
in sul mio primo giovenile errore
quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono,

del vario stile in ch’io piango et ragiono
fra le vane speranze e ’l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.

Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno;

et del mio vaneggiar vergogna è ’l frutto,
e ’l pentersi, e ’l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.


Sigismondo d'India, Voi ch'ascoltate

Del ciel regina – II

Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525 – 2 febbraio 1594): Vergine bella, madrigale spirituale a 5 voci (1581) su testo di Fran­cesco Petrarca (1ª strofe). Ensemble Officium, dir. Wilfried Rombach.

Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sí, che ’n te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole:
ma non so ’ncominciar senza tu’ aita,
et di Colui ch’amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede:
Vergine, s’a mercede
miseria extrema de l’humane cose
già mai ti volse, al mio prego t’inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench’i’ sia terra, et tu del ciel regina.


Palestrina, Vergine bella

Under the silver moon

Joseph Barnby (1838 – 1896): Sweet and low (1863), testo di Alfred Tennyson (da The Princess). New York Polyphony: Geoffrey Williams, controtenore; Steven Caldicott Wilson, tenore; Christopher Dylan Herbert, baritono; Craig Phillips, basso.
(«Geoff would like to apologize for wearing shorts to a video shoot».)

Sweet and low, sweet and low
 Wind of the western sea,
Low, low, breathe and blow,
 Wind of the western sea!
Over the rolling waters go,
Come from the dying moon, and blow,
 Blow him again to me,
While my little one, while my pretty one, sleeps.

Sleep and rest, sleep and rest,
 Father will come to thee soon;
Rest, rest, on mother’s breast,
 Father will come to thee soon;
Father will come to his babe in the nest,
Silver sails all out of the west
 Under the silver moon!
Sleep my little one, sleep my pretty one, sleep.


Barnby, Sweet and low


luna piena
…oggi luna piena…

A passi tardi e lenti

Luca Marenzio (18 ottobre 1553 o 1554 – 1599): Solo e pensoso i piú deserti campi (sul sonetto XXXV del Canzoniere di Francesco Petrarca), dal Nono Libro de’ Madrigali a 5 voci (1599). La Venexiana.

Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:

sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co·llui.


Marenzio