Quassù 2019.16: semprevivo

semprevivo

Sempervivum L. 1753: cresce dappertutto in condizioni anche molto difficili; questo è spuntato alla base di un gradino di una scala di pietra che porta sulla collinetta dietro casa.

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La maledizione dell’orzo selvatico

A quanto si dice, Torino è la città più “verde” d’Italia: la percentuale di suolo pubblico coperta da vegetazione sarebbe addirittura una delle più alte al mondo. Comunque sia, quella in cui sono nato e vivo è l’unica città italiana contemplata dal progetto Treepedia del Massachusetts Institute of Technology (MIT).
Io, che non amo per nulla le città, non posso non esserne lieto. Tuttavia, anche questa medaglia ha un suo rovescio: nella fattispecie il rovescio si chiama orzo selvatico.
Si tratta di un’erba infestante, detta anche orzo murino ovvero orzo dei ratti (Hordeum murinum L.) o altrimenti forasacchi, che produce spighe dotate di lunghe ariste ruvide al tatto: potete vederne molte intorno a Puck nella fotografia sottostante.
Quando sono verdi queste spighe sono relativamente innocue. I problemi si presentano quando l’erba rinsecchisce e si frantuma, e allora diventa molto pericolosa per i nostri amici a quattro zampe: i frammenti possono infilarsi fra i peli, nelle pieghe della pelle, e provocare piaghe e infezioni, oppure – peggio ancora – possono finire nelle orecchie, nella gola e nel naso, e da dove entrano è poi complicato estrarli a causa delle ariste che oppongono resistenza.
Purtroppo per Puck, qualche giorno fa ha inalato un forasacco – e non è la prima volta che succede. Di conseguenza ha iniziato a starnutire furiosamente, senza riuscire a espellere il corpo estraneo, e a sanguinare: sicché non ho potuto far altro che portarlo dal veterinario. Rinoscopia in anestesia totale (non è possibile inserire un ferro chirurgico nelle narici di un cane sveglio) e estrazione del frammento, un pomeriggio di dolore (per Puck) e apprensione (mia), e parecchie centinaia di euro volate via come bolle di sapone.
Voi direte: ma proprio perché era già successo, non potevi stare più attento? No, più attenzione di quanta sono solito riservare al mio cagnetto non è possibile. È avvenuto ugualmente: se guardate com’è fatto il naso di Puck forse riuscirete a farvi un’idea del perché…
Una preghiera agli amministratori del bene comune, in particolare a quelli delle città punteggiate di parchi e giardini: non risparmiate sulla cura del verde pubblico, fate eseguire il taglio dell’erba secondo i ritmi e i tempi suggeriti dagli esperti, perché l’erba alta – oltre a dare un’impressione di trasandatezza e incuria – può nascondere insidie (buche, parassiti, rifiuti pericolosi) non solo per i cani ma anche per gli esseri umani; alla fine quella del risparmio può rivelarsi una mera illusione.
(E a me, poi, quel risparmio è costato molto caro, non solo in termini di denaro.)

Puck e i forasacchi

Nel nostro reciproco sogno

A volte, per avere l’opportunità di scattare una fotografia piena di colori mi basta andare a trovare la mamma…

Che musica associare a un’immagine floreale? C’è solo l’imbarazzo della scelta.
Mi pare che il Blumine, in origine II movimento della Prima Sinfonia di Gustav Mahler, faccia al caso nostro 😉

Il titolo di questo articolo è tratto da una poesia (inglese) di Pessoa, The fingers toyed absently with her rings.