Storielle del bosco cortese – III

Era nata una vivace discussione fra alcune leggiadre abitatrici del bosco, la signorina Vanessa, donna Libellula e monna Mosca. Disputavano su chi delle tre fosse la più abile nel volo: ciascuna, ovviamente, magnificava le proprie qualità e nessuna voleva ammettere che le altre due potessero superarla in bravura.

Passò di lì messer Ragno, di ritorno dal Cafè (Centro amministrativo forestale per l’e­di­li­zia), dove aveva presentato regolare Scia relativa ai lavori di ampliamento della ragnatela presso cui risiedeva. Messer Ragno era un tipo affabile e gentile, noto fra l’altro per la pacatezza e la serenità con cui era solito esprimere giudizi obiettivi e imparziali. Non ap­pe­na lo videro zampettare sul tappeto di aghi secchi di conifera, qualche decina di centimetri sotto di loro, le tre contendenti ebbero la stessa idea: planarono rapidamente nella sua direzione e, dopo l’inevitabile scambio di “ciao, come va?” e “che fai di bello?”, gli illustrarono la materia del contendere e gli spiegarono che cosa desideravano da lui.

« Per potermi esprimere bisognerà che vi osservi con attenzione mentre volate », disse il Ragno. Immediatamente le tre grazie alate si lanciarono in arditissime e complicatissime evoluzioni, rischiando fatali collisioni. « No, no, non così! Una alla volta, per carità! Ma poi aspettate un attimo: guardando da sotto non posso avere che un’idea molto parziale delle vostre doti. Facciamo così: la mia ragnatela si trova proprio qui sopra, fra i rami più alti di questo larice morente, a una ventina di metri dal suolo; mentre salgo verso casa avrò modo di esaminarvi con cura. Su, andiamo! ».

Iniziò a inerpicarsi sul tronco, fra i rami radi e ormai quasi spogli, senza perdere d’oc­chio il balletto aereo che veniva inscenato apposta per lui.

Cominciò donna Libellula. Durante la sua esibizione, la signorina Vanessa si avvicinò al ragno volando pochi centimetri sopra la sua testa e mormorò:

« È brava, ha una tecnica invidiabile e una padronanza davvero senza pari dei muscoli alari diretti. Ma tecnica e forma fisica non bastano: perché volare diventi un’arte sono necessarie grazia e armonia. La bellezza è l’unica cosa che conta, e io so che tu l’hai vista in me: l’ho capito da come mi hai guardata poco fa, con tutti quegli occhi che ti ritrovi. D’altra parte, hai mai sentito dire che gli esseri umani facciano collezione di mosche o di libellule? Tu, mio caro chelicerato, come loro sai apprezzare la bellezza, e dunque sono certa che darai a me la tua preferenza. Se lo farai, ti prometto che ti presenterò miss Scolopendra, l’artropode più affascinante della foresta: è una mia amica carissima, di certo l’avrai vista la settimana scorsa in televisione, quando durante una passerella di dive ha fatto in modo che le telecamere inquadrassero la variopinta attricetta che si è fatta tatuare su un interno-coscia. Pura bellezza. Che cosa potresti desiderare di meglio? »

Il saggio di monna Mosca seguì a quello di donna Libellula; quest’ultima si avvicinò a messer Ragno e gli sussurrò:

« Hai visto come sono brava? Come riesco a rimanere ferma in volo e a spostarmi all’improvviso, di scatto, in qualsiasi direzione? Sai che cosa vuol dire questo? Ore e ore di esercizio quotidiano nella migliore palestra del bosco. Io non bado a spese per tenermi in forma: e sai come posso permettermelo? Sono straricca. Forse avrai notato i riflessi dorati che le mie ali sprigionano sia in volo sia in stato di quiete, e forse avrai sentito raccontare qualche leggenda sulle libellule che custodiscono tesori. Ebbene, è tutto vero: sono entrata in possesso di un’incredibile fortuna e sono disposta a dividerla con te, in cambio della tua preferenza. Pensaci. Altro che ridicoli ampliamenti di ragnatele su vecchi larici malandati: potrai permetterti un superattico nella zona più elegante del bosco. »

Intanto messer Ragno era giunto in prossimità della sua ragnatela. Mentre seguiva il volo della signorina Vanessa, monna Mosca così gli parlò:

« Immagino che cosa possano averti detto le altre due, ma sono certa che non ti sei lasciato incantare. So bene di non avere né bellezza né ricchezza, ma la verità, lo sappiamo entrambi, è che quelle non sono doti durature. Un giorno ci sono e il giorno dopo, puff!, sono svanite. L’unica cosa che conta è il potere: se sei bravo, se hai fegato e stomaco, con la forza, con i compromessi, riuscirai a conservarlo per sempre. Nel bosco come in ogni altro angolo della Terra non c’è chi abbia tanto potere quanto ne abbiamo noi mosche. Siamo invincibili, indistruttibili, proliferiamo dove nessuno è capace di rimanere per più di qualche istante, ci nutriamo di carogne, possiamo resistere a tutto. Il potere di sopravvivere è appunto ciò che intendo spartire con te, se tu voterai per me. »

A questo punto messer Ragno era arrivato a casa e contemporaneamente la signorina Vanessa aveva terminato il proprio numero. Sicché il Ragno, dopo breve meditazione, espresse infine un giudizio.

Forse.

Non possiamo esserne sicuri perché, quando abbiamo chiesto in giro come fosse andata a finire, nessuno è stato in grado di raccontarcelo.

L’unica cosa che sappiamo per certo è che alcuni giorni dopo, quando messer Ragno si ripresentò al Cafè per certificare la conclusione dei lavori di ampliamento della sua ragnatela, tutti lo trovarono alquanto ingrassato.