42 pensieri su “Quassù 2020.8

  1. Magnifica immagine e si piove anche qui da una oretta non fortissimo ma con lampi e tuoni fortissimi! La cosa desolante è che abbiamo solo 28 gradi ma una umidità del 88% e sudiamo da matti! Settembre ed ottobre sono i miei mesi prediletti, ma a questo punto credo che dovrò cambiare😊

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          • Si e i faggi? I rossi delle foglie dei faggi sono unici! Ho fatto un sacco di foto alle foglie e ai colori dell’autunno che prendo spesso come spunto per i miei disegni al computer! La natura mi regala sempre il piacere del vivete!

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          • I faggi sono miei amici fin da quando ero piccolo. Quando sono nato, mio padre era il medico condotto di Castagneto Po, un paese della collina torinese esterna, verso Chivasso. Castagneto è sito sulla sommità di un’altura sul cui versante settentrionale si estende una riserva naturale, il Bosco del Vaj, ricca di castagni, querce e soprattutto faggi di una specie alpina che… non dovrebbe trovarsi in collina: evidentemente vi è stata sospinta dall’ultima glaciazione.
            E quando ci trasferimmo in città, la nostra prima abitazione fu una villetta circondata da alberi, tra cui un salice e un superbo faggio rosso che faceva ombra alla facciata anteriore 🙂

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          • che bello quello che hai scritto! noi da piccoli siamo 4 fratelli con poca distanza di anni l’uno dall’altro abitavamo in un paese della Bassa dove mio padre dirigeva una centrale dei telefoni di stato e il sabato e la domenica andavamo sempre a Bosco di Corniglio sulle nostre colline che hanno faggete a non finire e in autunno per arrivare al rifugio dei Lagdei si percorreva una strada sterrata lunga 6 km di soli faggi ed era un tripudio di colori! ho girato abbastanza per il mondo ma i colori di quei faggi non li ho mai più ritrovati e adesso che sono tornata a casa vado spesso in autunno a rifare quel viale ed è una gioia vera che a parole non si può dire…

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          • Amo tutti gli alberi, ma la mia passione è il pino cembro o cirmolo, che sul versante svizzero delle Alpi Pennine è chiamato arolla. È un perfetto simbolo della tenacia e della voglia di vivere. Il vento ha accumulato un po’ di terriccio fra le rocce, su in alto dove nessun albero d’alto fusto può svilupparsi, poi la zolla si compatta per effetto degli agenti atmosferici; infine, se un pinolo di cembro càpita da quelle parti e decide di fermarsi, puoi essere sicura che troverà il modo di germogliare e di dare origine a un albero, magari tutto sghembo e stortignaccolo, però ben vivo e fiero di mostrare al sole i suoi ciuffi di aghi morbidi.
            Nessun altro albero è così.

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