Rondò: Allegro

Ludwig van Beethoven (1770 - 1827): Concerto n. 1 in do maggiore per pianoforte e orchestra op. 15 (1795, rev. 1800). Arturo Benedetti Michelangeli, pianoforte; Wiener Philharmoniker, dir. Carlo Maria Giulini.

  1. Allegro con brio
  2. Largo [18:31]
  3. Rondò: Allegro [29:06]

Al primo ascolto, secoli fa, mi colpì soprattutto il Rondò, con il suo tema vigoroso, assertivo, già in qualche modo eroico. Haydn e Mozart sono il passato, la Terza Sinfonia è dietro l’angolo: signori, ecco a voi Beethoven il mago, capace con un gesto di portarvi all’esaltazione o di ridurvi il cuore in poltiglia.


Lamento d’Olimpia (Giovanni Bononcini 350)

Giovanni Bononcini (18 luglio 1670 - 1747): Il lamento d’Olimpia, cantata da camera per 1 voce, 2 violini e basso continuo (pubblicata in Cantate e duetti dedicati alla Sacra Maestà di Giorgio, re della Gran Bretagna, Londra 1721). Gloria Banditelli, contralto; Ensemble Aurora, dir. Enrico Gatti.

I. Preludio: Affettuoso – Allegro

II. Recitativo [3:32]

Le tenui rugiade
scotea dal carro d’or sull’erbe e i fiori
la rubiconda Aurora
allor ch’Olimpia, non ben desta ancora,
dell’amante infedele
vedova a un tratto ritrovò le piume.
Sciolse la tema dell’incerto danno
le reliquie del sonno in su i bei lumi;
e sospesa e tremante
dal lido al letto e dalla selva al lido,
chiamando il nome infido,
poiché più volte riportò le piante,
su la cima d’un sasso,
il guardo fisse entro l’aere dubbioso,
e, fra mille lamenti,
queste all’aure spiegò voci dolenti.

III. Aria: Affettuoso [4:48]

Vasto mar,
balze romite
deh mi dite,
il mio bene
ov’è, che fa.
Onde quiete,
aure serene
erbe, fiori,
ombrose piante,
il mio bene
se sapete,
rispondete
per pietà.

IV. Recitativo [8:47]

Lassa, che son la luce
la mia doglia s’avanza.
Io veggio, oh Dio, le gonfie
ingannatrici vele
dello sposo infedele
fuggir per l’acque, e portar lunge il vento
colla nave spergiura il mio lamento
Queste, Bireno ingrato,
son le promesse, il fido amore è questo?
Quanti, quanti pur dinanzi,
sotto il silenzio dell’ombrosa notte
e il tremolar delle invocate stelle,
giuramenti non fe’ d’esser costante!
Misera Olimpia, abbandonata amante,
in qual mente, in qual seno
più luogo avrà la vereconda fede,
s’io son schernita e m’ingannò Bireno?

V. Aria: Con spirito [10:20]

Quando dicea d’amarmi
allor volea lasciarmi
e mi tradiva allor.
Di mille inganni fabro
fede giurava il labro,
ed era infido il cor.