Serenata – XII

Arnold Schoenberg (1874 - 13 luglio 1951): Serenata per baritono e 7 strumenti (clarinetto, clarinetto basso, mandolino, chitarra, violino, viola, violoncello) op. 24 (1921-23); testo di Francesco Petrarca (Sonetto 217, Canzoniere CCLVI) nella traduzione di Stefan George. John Carol Case, baritono; Melos Ensemble of London, dir. Bruno Maderna.

  1. Marsch: Durchaus gleichmässiges Marschtempo
  2. Menuett: Nicht schnell, aber gesangvoll [4:59]
  3. Variationen: Andante [12:28]
  4. Sonnet Nr 217 von Petrarca: Rasch [17:58]

    O könnt’ ich je der Rach’ an ihr genesen,
    die mich durch Blick und Rede gleich zerstöret,
    und dann zu grösserm Leid sich von mir kehret,
    die Augen bergend mir, die süssen, bösen!

    So meiner Geister matt bekümmert Wesen
    sauget mir aus allmählich und verzehret
    und brülend, wie ein Leu, ans Herz mir fähret
    die Nacht, die ich zur Ruhe mir erlesen!

    Die Seele, die sonst nur der Tod verdränget,
    trent sich von mir, und ihrer Haft entkommen,
    fliegt sie zu ihr, die drohend sie empfänget.

    Wohl hat es manchmal Wunder mich genommen
    wenn die nun spricht und weint und sie umfänget,
    dass fort sie schläft, wenn solches sie vernommen.

    Far potess’io vendetta di colei
    che guardando et parlando mi distrugge,
    et per piú doglia poi s’asconde et fugge,
    celando gli occhi a me sí dolci et rei.

    Cosí li afflicti et stanchi spirti mei
    a poco a poco consumando sugge,
    e ‘n sul cor quasi fiero leon rugge
    la notte allor quand’io posar devrei.

    L’alma, cui Morte del suo albergo caccia,
    da me si parte, et di tal nodo sciolta,
    vassene pur a lei che la minaccia.

    Meravigliomi ben s’alcuna volta,
    mentre le parla et piange et poi l’abbraccia,
    non rompe il sonno suo, s’ella l’ascolta.

  5. Tanzscene: Sehr lebhaft [21:02]
  6. Lied (ohne worte): Adagio [28:41]
  7. Finale: Im Marschtempo des 1. Satzes [31:51]

Cristalli fugaci

Cataldo Amodei (1649 - 13 luglio 1693): Tra l’herbette il pie sciogliea, cantata per voce e basso continuo (1685). Emma Kirkby, soprano; Jakob Lindberg, liuto; Lars Ulrik Mortensen, clavicembalo.

Aria

Tra l’erbette il piè sciogliea
Strepitoso un fiumicello
Al cui sen l’onde accrescea
Col suo pianto un pastorello.

Recitativo

Tacquero in aria i venti
Si dolsero le selve,
E ‘l suon de’ suoi lamenti
Con rauchi gridi accompagnar le belve.
Ond’ei con queste voci
Poiché gl’occhi turbati al ciel affisse,
De’ suoi tormenti atroci
Fè preludio un sospiro, e così disse:

Aria

Cristalli fugaci
Ch’all’umide sponde
Stampate con l’onde
Vestigi di baci.
Se con rauco mormorio
Voi sciogliete il piede errante
Per pietà d’un mesto Amante
Raccogliete il pianto mio.
E con l’onde correnti
De’ vostri molli argenti
Anche le stille amare
Delle lagrime mie portate al mare.

Recitativo

Fermate omai fermate
Il precipizio vostro acque tranquille
E se per questa riva
Stampasse orme remote il piè di Fille
Voi con lingua d’argento
Alla beltà ch’adoro
Sussurrando narrate il mio lamento.

Aria

Voi con suon dolente e basso
Ammollite un cor di pietra,
Che percosso alfin si spetra
Al giocciolar dell’onde ancora un sasso.

Recitativo

Lasso, ma che deliro?
Folle, ma che vaneggio?
A chi narro i miei pianti?
Alle piante insensate al sordo Fiume;
E con flebili accenti
Scongiuro ai sassi, e mi querelo ai venti.

Aria

Aurette veloci
Foriere del dì
Al suon di mie voci
Fermatevi qui
Se Filli mi sprezza
Di me che sarà?
Se un’empia bellezza
D’un cor che l’adora
Tiranna si fà
Date morte a quest’alma o libertà.
Con questi amari accenti
Quando il vecchio Silen dal bosco udillo,
Su la sponda d’un rio pianse Mirtillo.