Cambio della guardia in estate

Gustav Mahler (7 luglio 1860 - 1911): Ablösung im Sommer (Cambio della guardia in estate), Lied in la minore per voce e pianoforte (c1887-90); testo tratto dalla raccolta Des Knaben Wunderhorn rielaborato da Mahler. Dietrich Fischer-Dieskau, baritono; Leonard Bernstein, pianoforte (registrazione dell’8 novembre 1968).


Lo stesso Lied nella versione orchestrale di Harold Byrns. Bernd Weikl, baritono; Philharmonia Orchestra, dir. Giuseppe Sinopoli.

Kuckuck hat sich zu Tode gefallen
An einer grünen Weiden,
Kuckuck ist tot! Kuckuck ist tot!
Hat sich zu Tod’ gefallen!
Wer soll uns denn den Sommer lang
Die Zeit und Weil vertreiben?

Ei! Das soll tun Frau Nachtigall,
Die sitzt auf grünem Zweige;
Die kleine, feine Nachtigall,
Die liebe, süße Nachtigall!
Sie singt und springt, ist allzeit froh,
Wenn andre Vögel schweigen.

Wir warten auf Frau Nachtigall,
Die wohnt im grünen Hage,
Und wenn der Kukuk zu Ende ist,
Dann fängt sie an zu schlagen!

Il cucù è caduto, morto,
ai piedi di un verde salice,
Il cucù è morto! Il cucù è morto!
È caduto, morto!
Chi mai, per tutta la lunga estate,
ci aiuterà a far passare il tempo?

Ah! Ci penserà il signor usignolo
che sta sopra un verde ramo;
il piccolo, gentile usignolo,
il caro, dolce usignolo!
Canta e saltella, sempre allegro,
quando gli altri uccelli tacciono.

Aspettiamo il signor usignolo,
che abita in mezzo al verde,
e quando il cucù se ne sarà andato
comincerà a cantare!

Ablösung im Sommer

35 pensieri su “Cambio della guardia in estate

    • Cucù e innamorate/i defunti, funerali di cacciatori, bambini cattivi che guastano le feste, soldati condannati a morte, fratricidi, infanticidi e tutte le innumerevoli altre piccole e grandi cose che animano le sue composizioni giovanili con grazia e dolore, con gioia e buonumore. Non bisogna perderne una stilla 🙂

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  1. Ho imparato ad amare Mahler proprio con questo pezzo!! Prima lo ascoltavo distrattamente e lo trovavo troppo “romantico/tedesco”, poi un amico che adorava Mahler mi mandò questo pezzo e cambiai idea, lo rivisitai con orecchie diverse, e ho capito che non è mai il caso di fermarsi alla prima impressione!!

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  2. Ti scandalizzerò. ma non ho mai amato troppo Mahler. Non sono così stolta da non riconoscerne la grandezza, ma c’è troppo Thomas Mann e Morte a Venezia; troppo Luchino Visconti fra me e la sua musica. Che continuo a considerare un tantino… laida (un pochino, eh!).
    Cerco riparo dalla gragnolabdi colpi che sicuramenbte e probabilmente mi arriverà!

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    • Non mi scandalizzo. Penso che Mahler abbia scritto piccole cose deliziose (certi Lieder e alcuni movimenti centrali di qualche sinfonia) e altre insopportabilmente lunghe e farraginose. Mi piacciono la Prima Sinfonia e i Lieder da cui scaturisce, e poi, quale più quale meno, i Lieder tratti da Des Knaben Wunderhorn, i tre movimenti mediani della Settima e Das Lied von der Erde. Il resto mi interessa, anche molto, lo trovo intellettualmente stimolante, ma non posso dire che mi piaccia.
      Detto fra noi, non ho mai sopportato l’Adagietto della Quinta.

      Mann non so se abbia mai amato Mahler: Gustav von Aschenbach gli somiglia solo esteriormente, Adrian Leverkühn non ha pressoché nulla di positivo.

      Penso che la predilezione di Visconti per la musica di Mahler fosse in gran parte indotta, un po’ dalla moda (dopo la riscoperta, all’epoca del centenario, subito se ne appropriò l’élite intellettuale europea), un po’ da certo suo – di Visconti – gusto decadente, non solo nell’accezione storico-estetica del termine.

      Resta il fatto che, in un modo o nell’altro, chi si occupa di storia della musica con le opere di Mahler deve necessariamente fare i conti 🙂

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      • Ti ringrazio. Non ho dubbi che con Mahler chi si occupa di storia della musica debba confrontarsi. Personalmente non lo amo ma lo ascolto con interesse e condivido il tuo giudizio su alcune bellissime pagine. Non so se Mann lo amasse, ma secondo me gli attribuiva la coscienza di aver colto il rapporto fra bellezza e malattia, attribuendo alla ricerca della bellezza, perciò stesso, un che di malsano, che è appunto quello che, forzando un po’, ho definito laido. Che Visconti poi ci abbia messo del suo, mi pare evidente, ma personalmente non riesco a separare la musica di Mahler dalla lettura che ne fecero Mann e più tardi Visconti.
        Dai, scrivi il tuo saggio! Probabilmente a molti, non solo a me, occorre un po’ di chiarezza.
        Ciao Claudio.

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