Storielle del bosco cortese – I

I moscerini si rannugolarono pochi centimetri al di sopra della testa del cacciatore che, ignaro, continuò a inoltrarsi nel bosco alla ricerca di qualcosa di vivo cui sparare.

Erano almeno un centinaio, e per qualche minuto si limitarono a svolazzare in un frenetico caos apparente, ma poi:

« Su, ragazzi! Vediamo chi riesce a strappargli una lacrima! » esclamò quello che si era autoinvestito del ruolo di capobrigata.

Immediatamente il più coraggioso di tutti scese in picchiata, andando a colpire la pal­pebra inferiore dell’occhio destro dell’uomo proprio mentre questi, dopo aver inquadrato nel mirino una tordela appollaiata sopra un ramo di betulla, tirava il grilletto del fucile.

Il colpò andò a vuoto. Il cacciatore imprecò, agitando furioso la mano sinistra con l’idea di allontanare i moscerini. Superfluo dire che nemmeno riuscì a sfiorarli; così, sempre borbottando maledizioni e improperi, si allontanò scornato.

La tordela, cui non era sfuggito l’accaduto, scese su un ramo più basso e disse ai moscerini:

« Grazie, grazie, mi avete salvato la vita! Per dimostrarvi la mia riconoscenza, oggi non mangerò nessuno di voi. »

Ma i moscerini avevano già iniziato un nuovo gioco e non le prestarono attenzione.


39 pensieri su “Storielle del bosco cortese – I

  1. Io non ho il fucile (solo una fionda e qualche sassolino da lanciare contro i rami del sambuco per spaventare le tortore invadenti e chiassose), però, appena esco di casa i moscerini, le zanzare e qualsiasi animaletto volante vengono a salutarmi, imperterriti e impertinenti.

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  2. La cosa migliore della tua storia è che la lasci alla libera interpretazione di ogni lettore. Secondo me, la lezione delle zanzare va con la frase: “fai del bene senza guardare a chi”. Uno fornisce aiuto in qualsiasi momento con convinzione, a qualsiasi essere umano senza distinzione di qualcosa in particolare.
    Inoltre, la storia è stata divertente.
    Un grande abbraccio Claudio
    Manuel

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